Linea «spaccaossa» alla Fiat, 68 manager a processo

Se ne parlava da mesi ormai. Da ieri c’è la certezza anche della data. Il 5 ottobre prossimo si aprirà il processo a carico di 68 ex dirigenti e manager di Fiat Auto per i quali la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per lesioni personali colpose. L’inchiesta, aperta dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, riguarda una serie di malattie professionali, come per esempio la tendinite, denunciate da molti lavoratori dello stabilimento torinese. «In realtà – dice Pina Murru, delegata Fiom alle carrozzerie di Mirafiori – per anni è stato negato che problemi come la tendinite o l’ernia del disco fossero una conseguenza dello sforzo ripetuto cui erano sottoposti i lavoratori alla catena di montaggio». Inizialmente infatti il sindacato era partito con una serie di vertenze individuali con l’Inail che non riconosceva come conseguenze dello sforzo da lavoro ripetuto queste malattie. Sotto accusa è il «TMC2», cioè la turnazione che consente all’azienda di tagliare i tempi morti. «Nei fatti – dice Pina Murru – si tratta di una turnazione che peggiora le condizioni di lavoro. Aumenti la velocità del movimento e di conseguenza sei molto più soggetto a tendiniti e problemi del genere».

Il TMC2 è stato introdotto negli anni `80, con la fase di ristrutturazione delle imprese dopo la grande prova di resistenza dei lavoratori di Mirafiori. Il procuratore Guariniello ha raccolto valanghe di dati e testimonianze. L’Asl ha realizzato qualcosa come seicento ore di video in linea di montaggio. I lavoratori coinvolti nel processo sono circa 200, tutti dello stabilimento di Mirafiori. In generale le vertenze individuali patrocinate dall’Inca Cgil sono state, solo per il gruppo Fiat, circa 350 su 700. L’Inail ha riconosciuto positive 226 pratiche.

«Questa indagine – spiega l’avvocato Sergio Bonetto – è figlia delle tendiniti. Il procuratore Guariniello aveva già avviato da una decina d’anni una inchiesta diffusa su Mirafiori dopo che si era registrata un’impennata nelle patologie che riguardano le articolazioni del braccio». E in effetti responsabili di quelle patologie erano risultati proprio i ritmi di lavoro e gli strumenti usati, come trapani ed avvitatori. Ma l’azienda, secondo il sindacato, non ha mai fatto una valutazione seria del rischio collegato ai ritmi e al TMC2. Le indagini di Guariniello hanno dimostrato che il rischio non solo c’è ma ha avuto conseguenze visibili sui lavoratori. L’attuale inchiesta è partita da un esposto della Fiom e riguarda il periodo che va dal 1992 al 2002.

«Questo processo – dice il segretario della Fiom torinese, Giorgio Airaudo – riaccende i riflettori su una questione per molti oscura e cioè le condizioni di lavoro in fabbrica. In questi anni – aggiunge – le condizioni di lavoro sono peggiorate e hanno preceduto la crisi del gruppo: avere investito soltanto sugli aspetti finanziari e speculativi e non sul lavoro e sul suo miglioramento si è dimostrato un errore. I responsabili sono gli ex manager della Fiat». Airaudo sottolinea che «non si può accettare il paradigma per cui per stare sul mercato si penalizzano le condizioni di lavoro e in ultima istanza si condannano i lavoratori a subire danni alla salute anche permanenti». Il segretario della Fiom ritiene anche che questo processo metta in luce un limite sindacale «perché bisognava evitare che ci fossero queste condizioni in fabbrica». E in questo senso Airaudo auspica anche la ripresa di un discorso negoziale sulle condizioni di vita dei lavoratori. Nel registro degli indagati erano finiti nomi importanti della vecchia dirigenza Fiat, da Paolo Cantarella a Roberto Testore e Giancarlo Boschetti.