L’India entra nella Organizzazione di Cooperazione di Shanghai

Sul finire dell’anno, quando oramai anche la politica internazionale entrava nel clima ludico delle festività, è stata resa pubblica l’entrata della repubblica indiana nell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai. Evidentemente molti sono rimasti esterefatti, se non pietrificati, visto che quasi nessun giornale ha ritenuto opportuno occuparsene… eppure non è una notizia di poco conto. L’OCS assume con l’entrata di Nuova Delhi una diversa fisionomia, innanzitutto perché viene notevolmente rafforzata ma anche e soprattutto perché questo sta a significare che l’OCS esce dalla fase costitutiva e difensiva ed entra in quella espansiva e di potenziamento. Occorre comprendere l’evoluzione del processo perché l’espansione di questo soggetto che nasce dall’asse Mosca Pekino corrisponde alla loro visione geostrategica e che piaccia o non piaccia ci coinvolge direttamente, mutando gli equilibri geopolitici del continente eurasiatico e di conseguenza quelli mondiali.

L’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai – Genesi

L’OCS è un’alleanza che nasce come diretta conseguenza delle aggressioni militari degli Stati Uniti scatenate dai neocons sull’onda dell’emotività dell’11 settembre e, parallelamente, dall’espansionismo della Nato a est, che sfruttando le rivoluzioni colorate nei paesi dell’ex Urss cerca di erodere l’area d’influenza russa; in particolar modo a ridosso del Caucaso dove viene istituito una sorta di cordone sanitario denominato GUUAM (Georgia, Uzbekistan,Ucraina, Azerbaijan, e Moldavia – istituita formalmente il 6 e 7 giugno 2001)che doveva fungere da prolungamento del patto atlantico, in attesa che parte di quei paesi venissero anche formalmente chiamati a farne parte. E non casualmente è la settimana successiva alla nascita del GUAM che viene fondata l’OCS, che oltre a Cina, Russia e ai paesi ex sovietici di Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan incassa l’adesione dell’Uzbekistan che esce repentinamente dal GUAM in seguito a un tentato golpe il cui presidente in carica attribuisce agli Stati Uniti. A Shanghai vengono gettate le basi dell’alleanza che da subito non nasconde gli aspetti difensivi e militari sebbene nel lessico si adegua alla retorica statunitense di lotta al terrorismo e, non di secondaria importanza di lotta al separatismo.

Se la Russia in quegli anni veniva minacciata dall’espansionismo della Nato e dalle rivoluzioni colorate nelle sue storiche aree d’influenza, anche la Cina non dormiva sonni tranquilli con l’invasione dell’Afghanistan e relativa destabilizzazione dell’area, Pakistan in testa; senza contare poi le latte di benzina che periodicamente venivano gettate sulle zone di confine in odore di separatismo, quali la storica questione tibetana e l’apparente nuova dello Xinjiang.

Nel quadro generale asiatico rimanevano le questioni irrisolte tra le due Coree e della regione del Kashmir contesa dall’ India e Pakistan. E’ quindi la cooperazione militare l’aspetto basilare che si manifesta nell’istituzione di un centro anti-terrorismo nel 2003 con sede a Shanghai e in una Struttura Regionale per l’Anti-Terrorismo (RATS) l’anno successivo; le manovre militari congiunte hanno cadenza periodica così come gli incontri fra i rispettivi Ministri della Difesa.

La cooperazione economica riflette gli interessi strategici dei paesi membri, è un collante fondamentale nel processo d’integrazione che deve condurre a benefici tangibili soprattutto i partner più deboli e veicolarli verso un’area di libero commercio OCS nel medio – lungo termine; centrale nell’integrazione economica è l’aspetto energetico che ha visto l’istituzione di fondi e Istituti Bancari atti al reperimento di risorse utili all’esplorazione, sfruttamento, trasformazione e commercializzazione delle risorse energetiche dei paesi membri.

L’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai – Sviluppo

L’OCS ha istituito la figura di paese osservatore alla Mongolia nel 2004, nel successivo vertice annuale ad Astana in Kazakistan nel 2005 è stata la volta di Pakistan India e Iran. I paesi osservatori hanno rappresentato in questi anni un secondo livello di interlocuzione, importante, ma non prioritario; come ha ribadito il segretario generale Zhang Deguang l’eccessiva espansione dell’OCS avrebbe potuto ostacolare l’intensificazione nella cooperazione tra i paesi fondatori, andavano quindi create le premesse e le condizioni politiche per l’assorbimento di nuovi paesi nell’organizzazione. In questi anni gli equilibri internazionali e soprattutto nell’area eurasiatica sono mutati considerevolmente. Innanzitutto è scomparso il gruppo Guam con il rovesciamento degli equilibri nell’area caucasica. Lo spartiacque è stato il conflitto nell’agosto 2008 tra Russia e Georgia, che rendendo autonome le Repubbliche di Abkhazia e dell’Ossezia del Sud da Tiblisi ha sancito il ripristino dell’egemonia di Mosca sull’area. L’Ucraina e la “rivoluzione colorata” filo-occidentale dopo un’estenuante battaglia energetica con Mosca è crollata sotto il peso delle sue contraddizioni riconsegnando all’area politica filorussa del Partito delle Regioni dell’ex premier Yanukovich la direzione del paese; con l’uscita dell’Ucraina dall’orbita della Nato il fronte di pressione occidentale è decaduto lasciando mano libera a Mosca a un’offensiva diplomatica nell’area che l’ha portata su comuni progetti strategici su temi energetici e di stabilità a un’inedita alleanza con la Turchia di Erdogan che non vede più nell’Occidente la propria collocazione geopolitica.

Nel cuore dell’Asia il conflitto afgano in questi anni si è incancrenito coinvolgendo aree sempre più importanti del Pakistan e erodendo i difficili rapporti tra quest’ultimo paese polveriera e Washington. Il conflitto afgano sta mettendo a dura prova l’alleanza atlantica, mostrando al mondo tutte le sue contraddizioni e incapacità, nonché la sua fragilità politica dovuta a interessi divergenti nelle relazioni internazionali che confliggono nell’agire concreto anche sul piano militare. Va sottolineato che l’attuale debolezza economica dell’Europa e i rapporti conflittuali monetari sul piano internazionale la stanno esponendo a una crescente interdipendenza verso le potenze emergenti eurasiatiche (Russia,Cina in primis); gli interventi monetari della Cina sul debito europeo e il corteggiamento di Mosca verso Berlino per l’istituzione di una comunità economica che vada da Lisbona a Vladivostok sonno scosse sismiche tese a spostare gli equilibri geopolitici europei lontano da Washington.

E’ in questo quadro che l’OCS ha scongelato le remore verso l’integrazione di altri paesi nell’organizzazione che sta divenendo sempre più un polo di attrazione anche per paesi non asiatici. La Bielorussia ad esempio ha ottenuto la qualifica di membro partnership, la sua posizione geografica ad oggi non le consente di aspirare a una sua completa integrazione almeno sul piano formale. L’Iran viceversa che aveva iniziato il pressing per il proprio riconoscimento già nel vertice di Ekaterimburgo nel marzo 2009, a oggi rimane sulla soglia d’entrata per i dubbi e le incertezze espresse sia da Pechino che da Mosca sull’opportunità della sua ufficializzazione in una fase politica così delicata per Teheran. L’impressione è che l’OCS abbia una chiara strategia nella propria espansione, che non voglia accelerare i tempi per condurre nel proprio seno contraddizioni che possano minarne il progetto geopolitico. L’entrata della potenza indiana come vedremo in seguito è stata accompagnata da un avvicinamento in questi anni da un crescendo di legami economici e militari sia da parte russa che cinese; non dobbiamo pensare che Nuova Delhi non abbia tentennato e ponderato attentamente questa decisione, che è stata presa nella misura in cui lo sviluppo del paese è divenuto indissolubile da quello delle altre potenze eurasiatiche.

Rapporti economici India – Russia

La parola chiave nel rapporto economico che lega oggi i due stati è la parola “tecnologia”. Il volume d’interscambio dei prodotti tecnologici tra i due paesi rappresenta il 50% del volume totale; i prodotti di alta tecnologia sviluppano diversi settori dei segmenti produttivi, sembrano lontani i tempi in cui lo schema d’interscambio bilaterale era determinato da petrolio e armi in cambio di caffè e tè, eppure sono trascorsi appena dieci anni dal “Piano Putin Vajapayee” del 2000 che avviava una cooperazione integrale su tutti i settori industriali (industria pesante, leggera, sett. energetico..).

Nel 2010 gli interscambi hanno toccato il tetto di 10 mld di dollari, ma con prospettive di crescita considerevoli in virtù degli accordi controfirmati nel novembre 2010 come ad esempio il Nuovo Programma Cooperazione Governativa, che abbraccia i campi delle scienze e innovazioni tecnologiche istituendo un Centro di Ricerca Tecnologico russo-indiano, la Carta d’Intenti tra la Corporazione Statale Russa Rosatom e il Dip. per l’Energia Atomica del governo indiano per l’ampliamento della collaborazione scientifica e tecnica per l’uso civile dell’energia atomica; altri importanti accordi hanno riguardato il settore farmaceutico e delle biotecnologie. A breve vedrà la luce il progetto russo – indiano di un nuovo sistema di navigazione satellitare GLONASS, e nel campo aerospaziale vedremo la nascita nei prossimi anni del satellite artificiale “Chandrayan-2” con tanto di miniveicolo lunare di fabbricazione indiana. E’ ancora il settore militare a segnare il passo delle relazioni tra i due paesi, il progetto del caccia supersonico di quinta generazione T-50 rappresenta non solo un affare da 30 mld di dollari al raggiungimento della costruzione dei 300 esemplari previsti ma un coinvolgimento di una generosità incomprensibile se non si considera la visione strategica in divenire del rapporto bilaterale in campo militare tra i due paesi.

Nuova Delhi che ha recentemente acquisito la portaerei Gorshkov si appresta a investire nel settore militare un pacchetto di 112 mld di dollari entro il 2016 (fonte KPMG), e stando alle certezze della preoccupatissima agenzia Stratfor (israelo-statunitense) 12 di questi miliardi sono già stati accantonati per l’acquisizione di 125 caccia russi Mig-35. L’interscambio commerciale tra i due paesi è quindi basato su una cooperazione di alta qualità nei rispettivi cambi d’intervento e indirizzato verso una reciproca crescita nei settori di tecnologia d’avanguardia.

Rapporti economici Cina – India

La Cina oggi è divenuto il primo socio commerciale dell’India; il commercio bilaterale è passato dai 3 miliardi di dollari del 2000 ai 60 miliardi di quest’anno, con pronostici che danno per il 2015 lo sforamento del tetto di 100 miliardi. La bilancia commerciale è a favore di Pechino e la ragion d’essere è determinata dal fatto che l’India esporta materie prime e riceve manifattura; ed è su questo tema che il premier cinese Wen Jiaobao ha raggiunto un consenso strategico col premier indiano Sigh nella visita di dicembre 2010, caratterizzata dalla presenza di una delegazione di 400 impresari cinesi che hanno contratto accordi economici per la cifra astronomica di 16 mld. di dollari. I due paesi hanno deciso di stabilire una Dialogo Economico Strategico per coordinare le politiche macroeconomiche e definire obiettivi di medio termine; gli aggiustamenti verso le asimmetrie verranno quindi monitorate periodicamente. Per dare la giusta enfasi a questo nuovo corso dei rapporti bilaterali il 2011 è stato dichiarato “Anno dell’interscambio tra Cina e India”

India e OCS

L’India non ha fatto una vera e propria scelta di campo consapevole, è stata la naturale evoluzione ed espansione delle potenze asiatiche sul piano economico, politico e geopolitico che hanno maturato le condizioni affinchè l’India stringesse rapporti e vincoli necessari al proprio sviluppo di potenza economica e politica. La sua entrata nell’OCS rappresenta una chiave di svolta, il consolidamento di un blocco politico che si porrà nel medio termine come punto di riferimento per un nuovo ordine mondiale basato non più sull’egemonia occidentale ma viceversa su un forte blocco centrale eurasiatico e su più blocchi regionali che stanno conformandosi con differenti processi d’integrazione economico sociale; è il caso del sud-est asiatico (Asean) e dell’America Latina (Unasur), l’incognita che rimane sul selciato è quale sarà la reazione dei paesi occidentali di fronte a questa evidente e inesorabile perdita d’influenza. Occorre ricordare che anche quest’anno la crescita economica dei paesi asiatici è stata poderosa, capitanata dal 10% della Cina che ha confermato così il suo secondo posto come economia mondiale, 9% dell’India e un 4,3% della Russia; ma questi risultati non devono solo essere letti solo in chiave economica, sono la risultante di una ponderata e dinamica politica nelle relazioni internazionali che hanno condotto queste economie ad essere il punto di riferimento attuale dei paesi in via di sviluppo latinoamericani, africani e del sud-est asiatico.