L’impero perde colpi

A metà agosto il capo dell’Ufficio del Controllo Amministrativo del Congresso (GAO), David Walter, ha avvertito circa l’approssimarsi di una crisi dagli effetti imprevedibili.

Cinque mesi dopo, i fatti confermano quanto previsto ed annunciato.

Walter aveva lanciato l’allarme quando erano comparse sulla scena statunitense – e poco dopo su quella mondiale – le conseguenze della crisi delle ipoteche ad alto rischio (subprime) che si sarebbero poi diffuse nei mercati finanziari.

Questa situazione ha provocato la crisi della borsa di Wall Street e nel resto del mondo, e le contromisure adottate hanno ottenuto solo dei periodi di ripresa a breve termine per poi tornare in recessione.

A gennaio, per esempio, i tre indicatori della Borsa di New York hanno accumulato le maggiori perdite degli ultimi due anni. La crisi immobiliare – che ha dei precedenti nel tempo – e quella finanziaria, sono parti di un unico insieme. Si tratta di una combinazione di crisi che colpiscono il sistema capitalista mondiale, e che sono cresciute nelle loro dimensioni nonostante le frequenti riduzioni dei tassi d’interesse, iniezioni miliardarie di capitali – in altre parole di carta – ed altre misure adottate per frenarle.

Fino ad ora, le contromisure della Riserva federale (FED), come le iniezioni di decine di milioni di dollari in coordinamento con le banche centrali di Europa, Giapponese Canada, sono fallite.

La riunione annuale del Foro Economico Mondiale recentemente svoltasi a Davos, si è conclusa con pessimismo circa le prospettive dell’economia nordamericana e globale.

Più di 2.400 politici, imprenditori, economisti e capi di stato di circa 90 nazioni partecipanti, hanno riconosciuto che nessuno potrà sottrarsi dall’impatto delle crisi portate dall’economia statunitense ai limiti della recessione.

La possibilità d’uscita dall’attuale crisi finanziaria internazionale nata negli USA è imprevedibile, ha dichiarato il quotidiano tedesco Handelsblatt, che ha aggiunto: “chi è arrivato a Davos ottimista, è tornato pessimista”.

Gli esperti valutano che il PIL della prima potenza del pianeta potrebbe ridursi al 1,9%, condizione che trascinerebbe il resto del mondo ad un indice minore di quello previsto inizialmente.

David Walter non si è limitato ai problemi economici, ha fornito un quadro generale somigliante a quello dell’impero romano prima della sua caduta, citando fattori importanti come la perdita dei valori, della civiltà politica e delle pratiche pubbliche.

Quello che accade sul piano economico – finanziario, secondo D. Walter, è accompagnato da una politica d’espansione militare fuori dal territorio nordamericano e dall’irresponsabilità fiscale del governo centrale, che non può che generare “..un drammatico aumento delle tasse”.

Vari analisti sono convinti che molti dei fattori che mettono in pericolo il sistema sono gli eterni problemi della società statunitense, come la polarizzazione della povertà, la disoccupazione, la discriminazione, l’aumento della diffusione della droga e della criminalità, elementi che sono in buona parte aumentati durane l’attuale amministrazione.

Pertanto, oggi negli USA sono qualificati come potenziali indigenti 9 milioni di persone, mentre due milioni vivono per la strada.

Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura e l’Ufficio nazionale di censo, più di 36,5 milioni di nordamericani non hanno mezzi per mangiare quando sono disoccupati, il che significa il 12% della popolazione del paese, in cui un cittadino ogni otto vive sotto la soglia della povertà.

Altri 47 milioni non hanno possibilità di accedere alla sanità, mentre centinaia d’ospizi per pazienti disgraziati i cosiddetti homeless, sono in balia di una grave crisi finanziaria.

Aumentano in modo vertiginoso i licenziamenti, in particolare per l’attuale crisi immobiliare, e cresce la richiesta di sicurezza sociale. Il quotidiano The New York Times ha recentemente confermato che sono pendenti 775.000 richieste di cure del 2007. Il costo delle cure mediche ai lavoratori è salito fino a 8.000 dollari l’anno ogni dipendente, e la carenza delle cure sanitarie è salita al 6,1%, mentre aumenta sempre di più la preoccupazione per l’insufficienza del sistema sanitario.

Uno studio recente ha rivelato che gli USA occupano il posto più basso in un gruppo di 19 paese circa l’aspettativa di vita dei suoi abitanti.

Questo quadro generale, unito all’aumento degli assassini tra giovani, la spirale dei suicidi di militari e civili, l’insicurezza cittadina, tra gli altri fenomeni, fanno pensare – fuori e dentro l’impero – che i germi della sua scomparsa si sono ravvivati in forma pericolosa.