Libertà per 13 mila, attenti alle droghe

Di decisamente inclemente nel provvedimento di indulto che oggi passa per il voto del Senato c’è l’inesauribile scia di polemiche che non accenna a diminuire. Sulle cifre, prima di tutto. Ma se qualche certezza si può delineare sui dati relativi al numero di detenuti che potranno usufruire dello sconto di 3 anni previsto dal provvedimento e di quanti, grazie a questo sconto, potranno lasciare subito il carcere contribuendo a decongestionarlo almeno un po’, ancora non è possibile fare un simile conteggio a seconda della tipologia del reato. E’ il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi (Ds) a dare i dati: «Ho già risposto a Castelli – che ha parlato di 16 mila scarcerazioni – che confermo questo dato ma ad esso vanno tolti quei 3800 casi di detenuti che, pur rientrando nello sconto di pena di tre anni, hanno anche un’altra imputazione. E’ impossibile invece al momento prevedere quanti saranno per ogni tipologia di reato: dipende da tanti fattori che devono essere vagliati dai magistrati di sorveglianza».
Gettiamo però uno sguardo sui dati generali: al maggio 2006 nelle 207 carceri italiane, a fronte di una capienza massima di circa 43 mila posti, la popolazione detenuta è arrivata alla ragguardevole cifra di 61.392 unità. Alla fine del 2005 invece erano 59.523, un terzo dei quali stranieri e il 27% tossicodipendenti. Ad occuparsi di loro ci sono 36.268 poliziotti penitenziari (un agente ogni 1,6 detenuti), un educatore ogni 207, un assistente sociale ogni 48, uno psicologo ogni 148: tutte categorie professionali che gioiranno dell’atto di clemenza quanto se non più dei carcerati stessi.
Solo 36.676 detenuti hanno raggiunto però un grado di giudizio definitivo, condizione necessaria per usufruire del provvedimento d’indulto – il primo dal 1990 ad oggi se si fa eccezione per l’ «indultino» varato, con non meno polemiche, nell’agosto 2003 e che portò alla scarcerazione di 5.936 detenuti. Di questi, sono ben oltre la maggioranza (il 61%) quelli che devono ancora scontare una pena residua non superiore ai tre anni: circa 22.500 detenuti; il 20% deve scontare ancora tra i 3 e i 6 anni. Sottraendo quei reati esclusi dal testo del provvedimento, si conferma il dato di circa 13 mila scarcerazioni subito e 3 o 4 mila nei prossimi tre anni.
Al momento quel che appare certo è che ne usufruiranno parte (non meglio specificata) degli oltre 6 mila detenuti per omicidio volontario, duemila per furto, cinquemila per rapina e, oltre ad altri reati con minore incidenza sui numeri, anche i circa 13 mila rei di produzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Un reato questo che è tra quelli esclusi dal testo dell’indulto se la violazione dell’articolo 73 della Fini-Giovanardi è aggravata dall’infrazione degli articoli 74 (associazione a delinquere finalizzata al traffico) e 80 (ingente quantità). «Questo conferma che la logica dell’indulto con le esclusioni è perversa – commenta Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia e coautore del progetto di legge alternativo presentato da Marco Boato – Semmai una battaglia di civiltà era togliere le esclusioni e non aggiungerle. Certo è che a questo punto bisogna rivedere subito il Testo unico 309/90, con particolare attenzione agli articoli 73 e 74, perché si rischiano delle ingiustizie molto gravi. Chi è stato condannato per violazione del 74, con riferimento al V comma dell’articolo 73 (pene ridotte per lieve entità, ndr) il fatto che non goda dell’indulto è davvero una contraddizione. Da un lato si prevede un’attenuante e dall’altra un’aggravante».
Nel solo 2005 sono poco meno di 9 mila le condanne inflitte per la violazione degli articoli 73 e 74 della legge sulle droghe. Quasi tutte per il solo articolo 73, come mostra l’ultima Relazione al parlamento, che con la Fini-Giovanardi allarga a dismisura il reato. «Questo è un esempio di norma su cui intervenire subito – conclude Manconi – C’è un numero sempre più alto di persone segnalate per aver superato le tabelle che vengono arrestate mediamente per un periodo di quinbdici giorni prima di essere liberate dalla magistratura. Una cosa del tutto irrazionale che contribuisce solo al sovraffollamento». A dargli manforte è arrivato in serata il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Prc), che ha dichiarato: «Subito dopo l’indulto si raddoppi rapidamente la quantità massima di cannabis consentita per uso personale. Altrimenti si rischia che, proprio mentre si cerca di realizzare un atto di clemenza, le carceri continuino a riempirsi di ragazzi condannati per il solo possesso di pochi spinelli».