Libano: l’ingerenza giudiziaria occidentale fa cadere il governo di unità nazionale

Traduzione di l’Ernesto online

I ministri della coalizione dell’8 marzo (composta da rappresentanti di tutte le forze politiche libanesi, ndt) hanno presentato collettivamente le dimissioni dal governo di unità nazionale libanese.

Le dimissioni sono direttamente collegate alla questione del sostegno al Tribunale Speciale per il Libano (TSL) creato per fare luce sulle modalità della morte del milionario Rafiq Hariri ucciso in un attentato il 14 febbraio 2005.

Un piccolo passo indietro: all’inizio gli occidentali hanno voluto imputare questo assassinio alla Siria, il che avrebbe potuto giustificare ai loro occhi un intervento militare o un embargo contro questo paese. Una commissione d’inchiesta venne installata sotto la direzione del procuratore tedesco Detlev Mehlis e del commissario Gerhard Lehman, entrambi oggi accusati di avere avuto dei trascorsi piuttosto turbolenti prima di assumere la guida della missione (la Germania è presente militarmente nella Finul in Libano e alcune fonti ora affermano che essa avrebbe fabbricato la mini-bomba nucleare che ha ucciso Rafiq Hariri – cfr Chems Eddine Chittour nel giornale algerino l’Expression a proposito di un articolo recentemente pubblicato dalla rivista russa Odnako).

Su richiesta della Francia, il procuratore generale della Repubblica libanese Said Mirza ha proceduto all’incarcerazione di quattro sospetti reperiti grazie al loro telefono mobile: Moustapha Hamdane (capo della guardia presidenziale), Jamil Sayyed (ex capo della sicurezza generale), Ibrahim El-Haj (ex direttore delle forze della sicurezza interna) e Raymond Azar (capo dei servizi di informazione dell’esercito). Il 20 ottobre, Mehlis consegnava il suo rapporto, che chiama in causa i servizi siriani, al segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.

Il 30 novembre 2005, il siriano curdo Hussam Taher Hussam, la cui testimonianza costituisce l’elemento centrale del rapporto Mehlis, ritrattava e riconosceva di essere stato pagato da Saad Hariri. L’altro falso testimone Zouheir Siddig, incarcerato in Francia nel 2007 “scompare” misteriosamente l’anno seguente – potrebbe essere stato fatto uscire dalla Francia verso il Golfo Arabico grazie a un falso passaporto ceco consegnato dal gabinetto di Nicolas Sarkozy, quando era ancora ministro dell’interno se si presta fede al sito Indigénes de la Republique.

Il 30 maggio 2006, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU votava la creazione di un tribunale speciale incaricato di giudicare l’assassinio di Hariri. Il Tribunale Speciale per il Libano (TSL) ha ufficialmente avviato i suoi lavori il 1 marzo 2009.

La sua presidenza è stata affidata ad Antonio Cassese, ex difensore del gruppo di opposizione iraniana dei Moudjahidin del Popolo.

Il 29 aprile 2009, il TSL ordinava di rimettere in libertà Hamdane, Sayyed, El-Hai e Azar, ma si rifiutava di giudicare i falsi testimoni della commissione d’inchiesta. Secondo Réseau Voltaire, il TSL avrebbe cercato di mettere sotto accusa i responsabili di Hezbollah prima della fine dell’esercizio di bilancio 2010 del Tribunale (in realtà prima della fine di gennaio 2011). Ciò è confermato da Indigénes de la Republique che cita il comandante delle forze della difesa israeliana Gabi Ashkenazi che il 7 luglio scorso aveva dichiarato di aspettarsi già da settembre l’incriminazione di Hezbollah da parte del TSL.

In ogni caso, nel mese di maggio 2009, Spiegel aveva annunciato l’imminente incriminazione della famiglia di Imad Mugniyeh, capo militare di Hezbollah. Il 10 agosto 2010, Sayyed Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, ha deciso di pubblicare delle immagini filmate da droni israeliani, intercettate dalla sua organizzazione che attestano che Israele ha preparato l’attentato contro Rafic Hariri. Si vedono i dettagli della residenza di Hariri a Beirut, nelle vicinanze del parlamento, e quelli in prossimità del lungomare dove ha avuto luogo l’attentato.

Per evitare la guerra programmata, Siria e Arabia Saudita hanno unito i loro sforzi cercando di placare le tensioni. Hanno esercitato pressioni sul Libano affinché ritiri i suoi giudici per trasformare il tribunale in un guscio vuoto.

All’inizio di gennaio, Hillary Clinton ha ricevuto il primo ministro Saad Hariri e ha informato le capitali interessate che il TSL avrebbe portato a termine la sua missione.

Mercoledì 12 gennaio a Beirut, 10 ministri della coalizione dell’8 marzo si sono presentati dimissionari mentre si svolgeva l’incontro Obama-Hariri a Washington, seguiti da un undicesimo ministro (vicino al presidente Sleimane). Il quorum non è più stato raggiunto e il governo è stato dissolto.

L’ostinazione degli Stati Uniti a voler strumentalizzare il tribunale speciale per il Libano contro i propri nemici in questo paese è oggi nuovamente all’origine del blocco del funzionamento delle sue istituzioni.