Libano-Iran-Siria: indovina chi viene a cena?

La vigilia del Natale musulmano è stata celebrata a Damasco con una cena di gala organizzata dal presidente siriano Bashar al-Asad alla quale era invitato non solo il suo collega iraniano Mahmud Ahmadinejad, in visita ufficiale in città (vedi articolo LimesOnline), ma anche il leader del movimento sciita libanese Hezbollah, il sayyid Hasan Nasrallah.
Avaro di apparizioni in pubblico per ovvi motivi di sicurezza ma anche per mantenere spessa la coltre di mito che aleggia attorno alla sua figura, Nasrallah si è lasciato comodamente riprendere dai fotografi dell’agenzia ufficiale siriana Sana a fianco di al-Asad e Ahmadinejad, che vengono da più parti indicati come i suoi due principali sponsor regionali.

Sul suo noto blog, il commentatore libanese As’ad Abukhalil si chiede chi sia oggi il più forte tra al-Asad, Ahmadinejad e Nasrallah. Abukhalil afferma senza ombra di dubbio che il leader libanese è la personalità più influente tra i tre e che il movimento sciita non sia affatto sottomesso al volere di Teheran come invece vuole la vulgata.
La domanda è cruciale perché è attorno alla natura del rapporto tra Hezbollah e la Repubblica islamica che da tempo si discute per cercare di prevedere la portata di eventi regionali. Negli ultimi mesi, col montare delle pressioni americane, europee e israeliane contro l’Iran per il suo presunto programma nucleare a scopi militari, e con la conseguente crescente minaccia di una prossima guerra in Medio Oriente tra i giganti israeliano e persiano, ci si interroga sul ruolo che il movimento sciita libanese potrebbe ricoprire in uno scenario bellico.

Nasrallah è davvero in grado – come implicitamente afferma Abukhalil – di imporre la sua agenda e le sue priorità al Paese, la Siria, che consente il rifornimento delle sue retrovie. Ma, soprattutto, di imporsi rispetto al Paese, l’Iran, che da un quarto di secolo lo sostiene finanziariamente? Con questi soldi, l’Iran si è davvero “comprato una fetta di costa mediterranea” e l’intero confine provvisorio libanese con Israele? Se Israele attaccasse il suo nemico persiano, come reagirebbe Hezbollah? Oppure, Israele tenterà prima di indebolire il movimento sciita e poi assesterà il colpo all’Iran?
Al di là dei fiumi d’inchiostro che si sono scritti, che si stanno scrivendo e che si scriveranno per cercare di rispondere a questi interrogativi, ma ai quali – in mancanza di informazioni di prima mano autorevoli – non credo un analista indipendente e onesto possa rispondere con piena certezza, è importante sottolineare che, dopo un lungo periodo di assenza mediatica, Nasrallah si è fatto immortalare in Siria accanto ai suoi due alleati.
Non è certo la prima volta che il leader di Hezbollah va a Damasco per incontrare i vertici della Repubblica islamica, eppure dentro questa ostentata volontà di apparire il messaggio è esplicito: “siamo uniti, determinati, e sicuri di noi stessi”. Così si mostrano infatti i tre: sorridenti e rilassati nel discutere temi e questioni che lo spettatore ignora, ma che si lascia intuire siano sensibili. Da qui, l’impressione più immediata che si ha è che assieme sono tutti e tre “molto forti”.