Libano, ecco i soldi. Ma sono di Siniora

Bisogna salvare il soldato Siniora. L’occidente, le istituzioni internazionali e gli arabi moderati si sono messi ieri nei panni delle fatine buone per tendere la mano – finanziaria – al governo di Fouad Siniora, sempre più contestato in patria, dove ieri gli scontri sono ripresi (si parla di quattro morti). Promesse di aiuti che vanno ben al di là delle aspettative per la conferenza «Parigi-3» che si è svolta ieri sotto l’egida di Jacques Chirac: 7,6 miliardi di dollari raccolti, con in testa l’Arabia saudita (1,1 miliardi di dollari), seguita dalla Banca europea degli investimenti (Bei, 960 milioni di euro a cui vanno aggiunti i 400 milioni promessi dall’Unione europea), dagli Stati uniti con 770 milioni di dollari, dal Fondo monetario arabo e dalla Banca mondiale, entrambi con 700 milioni di dollari in cinque anni. La Francia ha promesso 500 milioni di euro di prestiti a condizioni «molto vantaggiose». Anche l’Italia assume un impegno consistente: il ministro Massimo D’Alema ha spiegato che oltre ai 30 milioni di euro di aiuti d’emergenza che sono già stati spesi (e ai 200 milioni che è costata finora la partecipazione alla Unifil, che saliranno a oltre 400 nel 2007), «offriamo in questa conferenza 120 milioni di euro, più la possibilità di rinegoziare il debito commerciale che il Libano ha contratto con il nostro paese».
Gli aiuti sono «per il popolo libanese», hanno ripetuto in coro i donatori, «la conferenza che ci riunisce si rivolge a tutti i libanesi senza eccezione e la sua ambizione si iscrive nella durata», ha precisato Chirac. Ma, come ha specificato D’Alema, «gli impegni economici della conferenza sono presi con il governo. Se il governo cade, cioè se dovesse venire meno uno dei contraenti, bisognerà riconsiderare la situazione, questo determinerebbe quantomeno una ovvia sospensione. E’ un fatto oggettivo, non una minaccia verso nessuno». Nei fatti, D’Alema ha comunque ricordato che il Libano «ha sempre onorato i debiti nel passato». La stessa cosa è stata sottolineata da Chirac : «Il Libano rimborsa sempre i debiti, è una questione di cultura».
Nei fatti, la conferenza «Parigi-3», che ha quasi raddoppiato gli aiuti di «Parigi-2» (4,2 miliardi di euro nel novembre 2002) e va ben al di là del contributo della conferenza di Stoccolma (980 milioni di dollari, il 31 agosto 2006), è stata molto politica. Il primo ministro Fouad Siniora ha denunciato «l’attacco brutale e totalmente ingiustificato» di Israele contro il Libano quest’estate. «Bisogna che lo stato ebraico – ha detto – si renda conto che la guerra non gli ha portato né sicurezza né pace». Chirac ha insistito sulla risoluzione Onu 1701, che dovrebbe garantire «l’insieme del territorio» libanese, imponendo sia l’embargo sui rifornimenti di armi dalla Siria e dall’Iran sia la fine dei sorvoli aerei da parte di Israele. D’Alema ha auspicato che «il messaggio molto forte della conferenza», che si rivolge «non solo a Siniora ma a tutti i libanesi», a cominciare dal «governo legittimo», contribuisca «alla riconciliazione nazionale, a creare le condizioni di unità». Per D’Alema è importante che ci sia una «ripresa dell’iniziativa del mondo arabo moderato vicino all’occidente». Per l’Alto rappresentante della politica estera europea, Javier Solana, «il nostro aiuto non sarà senza domani. La gestione della crisi presente è una cosa, ma al di là della gestione di questa crisi ciò che importa è la pace in tutta la regione». Ma Solana si rivela più vicino alla visione statunitense che a quella di un Chirac (o di un D’Alema), quando afferma che «accompagneremo a lungo il Libano nella realizzazione del programma di riforme economiche e sociali e nello sviluppo della sua economia per favorire il ritorno alla stabilità». Senza mezzi termini, infatti, Paul Wolfowitz – ex collaboratore di Bush ora alla testa della Banca mondiale – ha fatto i «complimenti» a Siniora per il programma di risanamento economico, che punta a ridurre il debito pubblico dal 180% al 144% del Pil entro il 2011. Stessa posizione da parte della segretaria di stato Usa, Condoleezza Rice (che oggi D’Alema incontra a Bruxelles, in ambito Nato).
Ma il programma di Siniora ha sollevato il Libano l’opposizione dei sindacati. Prevede delle privatizzazioni di servizi pubblici, a cominciare dalla telefonia mobile nel 2007 e di Liban Telecom nel 2008, oltre a un aumento delle tasse (aumento dell’Iva, tasse sui carburanti, imposta unificata sul reddito eccetera) e a una riduzione della spesa pubblica, in particolare con un tetto alle assunzioni di pubblici funzionari. Il debito estero del Libano è salito a 41 miliardi di dollari, aggravato dall’ultima guerra di quest’estate, di fronte a un Pil di 22,1 miliardi (cioè 6.810 dollari per abitante), l’economia nel 2006 è crollata del 5% e l’inflazione è al 7,5%. Lo scontro politico in corso e la paralisi delle istituzioni gettano un’ombra negativa sulla ripresa economica promessa da Siniora.