L’Humanité: «Amnistia per i no – Cpe»

Il quotidiano L’Humanité ha pubblicato il testo di una petizione, che invita a firmare sul suo sito internet, per chiedere «l’amnistia» dei giovani manifestanti anti-Cpe (il contratto di primo impiego) già condannati in direttissima e «l’arresto di tutte le procedure in corso». La petizione afferma che «migliaia di giovani sono stati fermati durante le manifestazioni, mentre il loro comportamento non può essere assimilato a quello dei casseurs» e denuncia «le condanne a catena dei tribunali». La petizione afferma che «il Cpe è morto, sarebbe totalmente incomprensibile se il potere continuasse a far pagare la propria sconfitta ai giovani impegnati nel movimento». Alcuni collettivi sono nati per lottare a favore dell’amnistia e alcuni siti internet (come [email protected]) organizzano la risposta.
Secondo i dati forniti dalla cancelleria, 68 giovani sono stati condannati al carcere, 167 a pene di detenzione con la condizionale o a multe o a ore di lavori di pubblica utilità, e 185 persone a misure alternative, che possono essere anche il solo richiamo alla legge. Durante i due mesi di protesta, i fermi sono stati 2143, i controlli di identità 1478 e 547 giovani sono stati trattenuti per ore in commissariato. Solo a Parigi si sono già svolti 85 processi per direttissima che si sono conclusi con 32 condanne, e altri 128 processi sono attesi nei prossimi giorni, dopo la pausa di Pasqua.
La mannaia della repressione cade sui manifestanti, anche se, come denuncia uno degli avvocati che li difendono, Irène Terrel, «le accuse sono spesso vuote», ma la polizia «ha gettato la rete e ora le procure la seguono». Cinque studenti dell’università di scienze di Tolosa Paul Sabatier, hanno a loro volta denunciato dei poliziotti per aver «voluto far male e ferire» durante l’evacuazione della stazione Matabiau, il 6 aprile scorso.
Il ministro della giustizia, Pascal Clément, ha accusato la petizione de L’Humanité di fare «l’amalgama tra manifestanti e casseurs, venuti da certe banlieues». Per il ministro, fare questa confusione «non è rendere un servizio ai giovani e ai manifestanti», perché i «casseurs devono essere puniti e i manifestanti protetti». In caso contrario, «è la porta aperta a una Francia che si solleva con il solo scopo di spaccare tutto».
Gli studenti denunciano la mano di ferro della polizia e della giustizia: nel recente passato delle voci si erano persino elevate nei ranghi della polizia, per denunciare la «volontà di fare cifra» sui numeri degli arresti del ministero degli interni. Nicolas Sarkozy, numero due del governo e ormai il più probabile candidato del partito di maggioranza alle presidenziali del 2007, vuole coltivare l’immagine di «uomo forte» a colpi di repressione.
La repressione post-manifestazioni ha anche lo scopo di riportare l’ordine il più in fretta possibile. La scorsa settimana, ancora dieci università sulle 62 che non erano in vacanza (Parigi è esclusa, perché le facoltà sono chiuse per i quindici giorni di vacanze di primavera) erano in agitazione, e questa settimana si vedrà cosa succederà nei posti dove non ci sono ancora le vacanze, come l’università Renne 2, dove gli studenti hanno già votato per continuare lo stato d’agitazione. Gli studenti più impegnati cercano di prolungare il movimento al di là della sola vittoria sul Cpe: le rivendicazioni, infatti, hanno sempre incluso anche il ritiro del Cne (il fratello gemello del Cpe, in vigore per la piccola impresa dal primo settembre scorso) e tutta la legge sulle pari opportunità, che contiene l’apprendistato a 14 anni (cioè due anni prima della fine della scuola dell’obbligo), l’autorizzazione al lavoro di notte per i minorenni fin dai 15 anni e la «punizione» dei genitori di ragazzi che marinano la scuola. Sul Cne, anche i sindacati restano decisi. «Oggi la battaglia contro il Cpe è sul piano giuridico – ha affermato in una recente intervista François Chérèque, segretario della Cfdt – E dal momento in cui il governo vuole un dibattito sulla sicurezza dei percorsi professionali, gli sarà difficile non aprire il caso del Cpe. La Cfdt lo chiederà». Gli studenti intendono anche far sentire la loro voce sulla nuova legge Sarkozy sull’immigrazione, che sarà esaminata dall’Assemblea nazionale a partire dal 2 maggio: introduce il concetto di «immigrazione scelta» invece che «subita», limitando i ricongiungimenti famigliari e favorendo il soggiorno temporaneo dei «talenti» rubati ai paesi poveri, fissando ogni anno degli «obiettivi quantitativi» di entrate.