L’Hamas dei giovani fa tremare al Fatah

La nuova generazione islamista sfida il parito di Abu Mazen. Messa in secondo piano la guerriglia, è l’ora della conquista del potere

Ghazi Hamad segue con attenzione l’impaginazione degli articoli scritti dai suoi redattori. Ha fretta di chiudere l’ultimo numero del suo settimanale, A-Risala, e di trasmetterlo in Cisgiordania. «Siamo in ritardo, ma un paio di servizi sulla situazione a Gaza ci hanno preso più tempo del previsto». Giornalista e analista politico, Hamad, assieme a Mushir Masri e Sami Abu Zughri, rappresenta la nuova generazione del movimento islamico Hamas emersa negli ultimi mesi. L’assassinio (22 marzo 2004) compiuto da Israele del leader spirituale, lo sceicco Ahmed Yassin – ricordato da Hamas con manifestazioni nei Territori occupati – e, due mesi dopo, quello del suo successore Abdel Aziz Rantisi, hanno costretto i dirigenti più noti a rimanere nell’ombra nel timore di nuovi «omicidi mirati». Sono così venuti alla luce gli attivisti più giovani del movimento, diventati con il trascorrere del tempo il volto della svolta politica di Hamas che, rinunciando alla lotta armata, intende ora giocarsi tutte le sue carte sul tavolo della politica.

La svolta islamista: primarie e poi al voto

«L’obiettivo non è quello di sostituirci all’Anp – spiega Hamad – ma di diventare una forza stabile, un punto di riferimento per tutti i palestinesi che credono nei princìpi islamici, nell’onestà e nella difesa della nostra terra». Le sue parole caute non bastano a coprire le reali intenzioni di Hamas: occupare il maggior numero di seggi nel Consiglio legislativo palestinese e minacciare da vicino la storica supremazia di Al-Fatah, il movimento fondato dal raìs scomparso Yasser Arafat e ora guidato da Faruk Qaddumi e dal presidente Abu Mazen. La consistenza del successo elettorale di fatto sarà la base sulla quale costruire l’ingresso di Hamas (e dell’altro movimento islamico, il Jihad) nella nuova Olp che, come è stato deciso ai recenti colloqui del Cairo, nascerà alla fine dell’anno.

Hamas in questi giorni è impegnato ad organizzare le primarie – si svolgeranno in modo segreto ha precisato da Nablus Mohammed Ghazal, un altro dei nuovi dirigenti islamici – e i militanti di base, ma anche persone comuni non affiliate al movimento, verranno selezionati dai 50 componenti del Consiglio della Shura, sulla base della loro «integrità morale e religiosa». Le liste dei candidati verranno esaminate dalla leadership locale – la «troika»: Mahmud Zahar, Ismail Haniyeh e Said Siam – e infine trasmesse, per l’approvazione finale, ai leader in esilio: Khaled Mashaal e il suo vice Musa Abu Marzuq. Hamas ammette che la sua svolta politica è frutto non solo delle mutate condizioni sul terreno, ma anche del cambio avvenuto ai vertici dell’Anp. «Abu Mazen rappresenta l’ordine e il rispetto della legge, Yasser Arafat invece era l’uomo dei mille compromessi, che assecondava tutti, senza accontentare nessuno». In realtà Abu Mazen va meglio agli islamisti, perché è meno potente, più conciliante, pronto a fare quelle concessioni sulla scena politica interna che Arafat aveva sempre respinto. «Ottenendo un buon numero di seggi in parlamento, riusciremo ad incidere sul negoziato con Israele. In particolare vogliamo dire la nostra su questioni centrali quali quelle dei profughi, di Gerusalemme e la nascita dello stato indipendente», prosegue il direttore di A-Risala. Hamas, per motivi ideologici e religiosi, non riconoscerà mai Israele ma ora predilige una linea pragmatica e potrebbe proclamare una tregua a tempo indeterminato. «Il confronto con Israele, con le forze di occupazione, sta passando in secondo piano anche perché Hamas si è posto l’obiettivo, non dichiarato, di conquistare il potere sottraendolo ad Al-Fatah», afferma Ali Jirbawi, docente di storia all’università di Bir Zeit. I sondaggi fanno prevedere un arrivo in massa di deputati islamici nel Clp e molti si domandano se Hamas supererà Al-Fatah già nelle prossime elezioni.

Se il parlamento si tinge di verde

L’ultimo sondaggio d’opinione ha segnalato una forte crescita delle intenzioni di voto per Hamas, passate dal 18% in gennaio al 25%. Nello stesso periodo i consensi per Al Fatah sono calati dal 40% al 36%. Con ogni probabilità il divario è persino minore: gli elettori potenziali di Hamas si dichiarano meno facilmente di quelli di Al Fatah. La discesa nell’arena politica degli islamisti è giudicata da tutti i palestinesi uno sviluppo positivo ma, sull’altro versante, pochi credono che l’Anp possa coabitare con Hamas. «Al-Fatah, Abu Mazen e il governo del premier Abu Ala ha solo pochi mesi per rovesciare la tendenza in atto e dimostrare che le riforme promesse e la lotta alla corruzione sono davvero in marcia», aggiunge Jirbawi. La domanda è sulla bocca di un po’ tutti i palestinesi: Al-Fatah è pronto alla sfida lanciata da Hamas? «Non in questa fase in cui la lotta tra vecchia guardia e nuova generazione non ha ancora prodotto il cambio di marcia auspicato da tutti», risponde Qaddura Fares, uno dei dirigenti più giovani di Al-Fatah che paga l’assenza di Marwan Barghuti, il suo popolare leader in Cisgiordania, in carcere da tre anni in Israele (dove sconta una condanna all’ergastolo). «Siamo divisi e questo potrebbe costarci molto caro il prossimo luglio», aggiunge. Nelle scorse settimane decine di attivisti di Al-Fatah hanno riconsegnato le loro tessere. «Le nostre dimissioni rappresentano un messaggio alla leadership affinché acceleri le procedure per il sesto congresso di Al Fatah, altrimenti Hamas diventerà la forza politica di maggioranza», ha spiegato Ahmed Al-Dik, uno dei dimissionari.

Segnali di tensione peraltro non mancano anche sul terreno, tra le formazioni armate legate ad Al-Fatah. Lo scorso 10 marzo una cinquantina di militanti delle Brigate dei martiri di Al Aqsa, hanno fatto irruzione a Ramallah in una riunione di esponenti del partito che discutevano di riforme. «Non permetteremo a nessuno d’ignorarci, dopo che abbiamo versato il nostro sangue», hanno urlato ai presenti. Un confronto interno che, teme qualcuno, potrebbe sfociare in futuro in scontri violenti con Hamas, soprattutto se il movimento islamico, dopo le elezioni di luglio, si ritroverà a ridosso di Al-Fatah. Dieci giorni fa una rissa tra studenti islamici e del partito di Abu Mazen ha devastato il campus dell’università di Hebron e provocato il ferimento di una dozzina di giovani.