L’Europa vota sui voli Cia: «Stati colpevoli, ora i nomi»

Chi più chi meno, ma dodici stati della Ue sono colpevoli di aver collaborato con la Cia e con la sua strategia contro il terrorismo assai poco attenta alla difesa dei diritti umani. Lo afferma il rapporto sulle operazioni dell’Intelligence americana in Europa firmato dal Ds Claudio Fava ed approvato ieri dalla commissione ad hoc del parlamento europeo. Un testo che chiede adesso ai 27 di reagire, di aprire delle indagini interne, di continuare con quelle in corso e di dire finalmente come stanno le cose dopo mesi di reticenze da parte dei governi ma anche di Javier Solana e dei funzionari del Consiglio europeo. Per non parlare di Mister terrorismo Gijs de Vries, di cui ancora ci si chiede a cosa serva e quali siano le sue reali mansioni.
L’Europa non esce bene da questo rapporto che inchioda più di un governo: «Italia e Svezia – accusa Fava – hanno un livello di responsabilità politica elevatissima in casi accertati di extraordinary rendition (sequestri illegali, ndr). Altri, come la Germania, non hanno partecipato direttamente alle operazioni ma hanno legittimato il sistema delle rendition partecipando agli interrogatori o fornendo informazioni alla Cia, infine ci sono i paesi che non hanno esercitato tutte le loro responsabilità di controllo». Come la Spagna, divenuta terra di voli segreti.
Il rapporto, approvato con i 28 voti di socialisti, liberali, verdi e comunisti e di due popolari, tra cui il presidente della commissione Coelho, i 17 voti contrari dei popolari e delle destre e 3 astensioni, verrà sottoposto al giudizio di tutta l’Eurocamera il 14 febbraio a Strasburgo. La maggioranza favorevole dovrebbe mantenersi stabile, anche se già ieri il gioco degli emendamenti ha decaffeinato in parte il testo, togliendo (anche grazie a qualche socialista che ha votato con i popolari) responsabilità alla Polonia nel caso delle presunte carceri segrete e ad Austria e Svezia sul loro ruolo nelle rendition. È invece passato un altro, cruciale, emendamento che chiede alla Commissione ed agli stati membri di indagare e valutare se esistono le condizioni per l’attuazione dell’articolo 7 del Trattato, che prevede sanzioni contro uno stato in caso di violazioni delle libertà fondamentali. Sanzioni che possono arrivare fino alla sospensione del diritto di voto. Anche il commissario alla giustizia ed interni Franco Frattini invita gli «stati membri ad avviare le indagini». Il comunista Giusto Catania sottolinea come il rapporto sia alla fine troppo tenero proprio con Frattini, con Barroso, Hubner e Kyprianou, i membri della commissione che avevano un ruolo di governo all’epoca dei misfatti della Cia in Europa.
L’Italia viene citata soprattutto per via del rapimento di Abu Omar, delle reticenze dell’ex direttore del Sismi Pollari (ora consigliere di Prodi), ma anche per il prezioso ruolo svolto dalla procura di Milano. Un passato recente che rende ancor meno comprensibili, sottolinea Fava, la difesa e la promozione di Pollari e la mancata emissione da parte di Mastella degli ordini di arresto internazionale per gli agenti della Cia implicati nel sequestro di Abu Omar. Con l’Italia sfilano come «colpevoli» altri 11 stati – Regno unito, Polonia, Germania, Spagna, Portogallo, Austria, Irlanda, Grecia, Cipro, Danimarca e Romania – e due candidati, Turchia e Macedonia. Colpevoli anche il Kosovo e la Bosnia. «Accertati i fatti – conclude Fava – ora è il tempo della responsabilità». Per ora le capitali hanno fatto spallucce.