L’Europa non ha il diritto di impartire lezioni morali a Cuba

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Traduzione a cura della redazione di http://www.lernesto.it

Cuba ha diffuso una dichiarazione dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, in cui si respinge la risoluzione del Parlamento Europeo che condanna L’Avana per la morte del prigioniero Orlando Zapata in conseguenza di uno sciopero della fame.

Nel comunicato ufficiale l’Assemblea denuncia l’esistenza di una campagna mediatica orchestrata da potenti imprese della comunicazione europee “che ha attaccato ferocemente Cuba” speculando sui fatti e diffondendo menzogne.

Il documento chiarisce che Zapata è morto in conseguenza del suo rifiuto di ingerire alimenti e ad essere assistito da medici specialisti che sono stati messi a sua disposizione fin dall’inizio dello sciopero della fame. La dichiarazione critica l’Europa per avere strumentalizzato la sua morte.

“Questo fatto doloroso non può essere utilizzato per condannare Cuba, adducendo il pretesto che si sarebbe potuto evitare una morte. Se esiste un campo in cui il nostro paese non ha bisogno di difendersi, è proprio quello della lotta per la vita degli esseri umani, indifferentemente dal fatto che siano nati a Cuba o in altri paesi”, afferma il testo.

Il comunicato intende anche fare chiarezza sulle speculazioni di diversi mezzi di comunicazione, che definiscono Zapata come “prigioniero politico”. Cuba respinge la definizione e afferma che questa persona è stata privata della libertà a causa di delitti comuni.

L’Avana accusa di cinismo l’UE, nel constatare che il Parlamento Europeo condanna una morte volontaria nello stesso momento in cui è responsabile della morte di migliaia di persone in conseguenza del non adempimento dell’impegno di aiutare lo sviluppo nei paesi poveri.

In merito a questo ultimo problema, Cuba afferma: “Tutti sapevano che si trattava di una sentenza di morte di massa, ma si è preferito preservare i livelli di spreco e di ostentazione di un consumismo alla lunga suicida”.

Il comunicato va oltre e mette in discussione il diritto dell’Europa a dare lezioni morali a Cuba, alludendo al suo collaborazionismo con la politica estera degli Stati Uniti nel mondo, ampiamente criticata per la violazione costante dei Diritti Umani.

“Non è morale che coloro che hanno partecipato o hanno permesso il contrabbando aereo di detenuti, la creazione di prigioni illegali e la pratica della tortura, impartiscano lezioni a un popolo aggredito e sottoposto a embargo”.

La dichiarazione termina con un’evidente sfida alla Posizione Comune europea: “Noi cubani respingiamo le imposizioni, l’intolleranza e la pressione come norma nelle relazioni internazionali”.