L’Europa che abbaia non morde

Il tema non è nell’agenda, ma gli europei promettono che hanno voglia di parlare con Bush anche di Guantanamo e dei voli della Cia. L’ha detto ieri al Parlamento europeo il cancelliere austriaco Wolfgan Schuessell presentando il vertice Ue-Usa che si terrà oggi a Vienna: «Non ci può essere una spazio senza leggi, non ci può essere tortura – ha sottolineato il presidente di turno della Ue- non ci possono essere sequestri e centri di detenzione, per non dire prigioni.Questo va detto ». Certo che va detto,ma non è al momento chiaro come verrà detto. A dicembre, quando per la prima e ultima volta i 25 sollevarono il tema della Cia con l’Amministrazione Bush, il segretario di stato, Condoleezza Rice, li mise tutti a tacere, tanto che poi dell’argomento non si è più parlato. Adesso l’Ue riparte alla carica, masenza specificare come.Non si sa se alla garibaldina, affermando che Guantanamo va chiusa (come si legge in una risoluzione del Parlamento europeo) e che la Cia deve dare spiegazioni sulle sue operazioni nel vecchio continente, oppure se con toni sfumati, ossia sottolineando che il campo per terroristinonè conforme agli standard internazionali sui diritti umani e chiedendo che le extraordinary rendition non si ripetano in futuro.Dando un’occhiata al panorama europeo, l’impressione è che i toni saranno quelli della seconda ipotesi, tanto che Schuessell ieri terminava il suo intervento affermando che «anche con tutte le critiche e le sfaccettature, la partnership fra Ue e Usa è una pietra miliare per il futuro». Tra idue temi quello di gran lunga più difficile per gli europei è la Cia. A dicembre la Rice li aveva ammutoliti con laminaccia della complicità, una complicità, o collusione ononvolontà di intervenire, che tanto il rapporto del Consiglio d’Europa quanto quello della Commissione ad hoc del Parlamento europeo hanno rilevato per Italia, Regno unito, Germania, Svezia, Polonia, Spagna, Cipro, Irlanda, Portogallo e Grecia. Tutti che negano la propria implicazione e tutti presenti al vertice con Bush. Arrivare a Vienna nella doppia veste di inquisitore e complice (che nega di ammetterlo) toglie credibilità all’Europa nella veste di campione dei diritti umani, un abito che tanto ama sfoggiare. Difficile che Bush si preoccupi per il cane che abbaia, tanto che ieri il suo portavoce affermava che si sarebbe discusso solo «del nucleare iraniano e dicome proteggere la proprietà intellettuale», oltre che di energia e dei negoziati agricoli all’Organizzazione mondiale per il commercio. Comunque molte parole, visto che l’unico tema concreto è costituito dalla firma di un accordo per l’interscambio di studenti. C’è così poco da sorprendersi se il vertice sarà di quelli rapidi: si inizia alle 11.40 e si finisce alle 14.30 con una conferenza stampa. Diverso il clima per strada, con Vienna piena di poliziotti e di persone a spasso con la maglietta «Bush terrorista». Giusto ieri il Financial Times pubblicava un’indagine svolta in collaborazione con l’istituto di sondaggi Harris secondo cui per gli europei gli Usa sono la prima minaccia alla stabilità mondiale, ben davanti ad Iran e Cina. Per oggi pomeriggio la Piattaforma Bush go home ha preparato una grande manifestazione (grande per gli standard locali) in cui sonoattese 10-15mila persone.Nel frattempo il diretto interessato sarà già in Ungheria per celebrare i 50 anni della rivolta di Budapest.