L’euro torna forte: la Bce aumenterà i tassi

L’euro torna a schiacciare il dollaro: ieri alla chiusura dei mercati del Vecchio continente, la moneta unica era scambiata a 1,2264, ai massimi da fine gennaio, dopo aver toccato un picco di 1,2279. L’euro, spiegano gli analisti, avanza sulla scia delle attese di un prossimo rialzo (a inizio maggio) dei tassi da parte della Fed. A dare una spinta al rialzo sono anche le voci che la Cina e alcuni paese del «Golfo» potrebbero dirottare parte delle loro riserve dal dollaro all’euro. Inoltre i mercati si aspettano che con la riunione del 10 maggio la Fed, dopo un ultimo aumento dei tassi al 5%, arresti la politica monetaria restrittiva iniziata circa due anni fa con 15 aumenti consecutivi dei tassi sui Fed fund, cioè sui tassi interbancari.
La forza dell’euro sta schiacciando anche altre monete e non solo il dollaro: è stato toccato il nuovo massimo storico rispetto allo yen giapponese, sceso a quota 144,16) sui massimi degli ultimi otto mesi la quotazione dell’euro rispetto alla sterlina (quotata 0,6989), mentre rispetto al franco svizzero (scambiato a 1,5857) sono stati toccati i massimi degli ultimi due anni. Per gli operatori la divisa elvetica è risultata penalizzata dalla diffusione di dati sull’inflazione inferiori alle previsioni allontanando così le pressioni per un aumento dei tassi.
Dietro i movimenti valutari e la forza dell’euro vi sono anche gli andamenti congiunturali dell’economia reale. In Europa si stano moltiplicando i segnali di un rafforzamento dell’economia accompagnato da piccole tensioni sui prezzi, soprattutto (almeno per ora) quelli alla produzione, saliti ai massimi dal novembre 2000. Al contrario negli Stati uniti si rafforza la convinzione di un rallentamento del ciclo, dopo tre anni di forte crescita. Se le tendenze di inizio anno fossero confermate, nel 2006, per la prima volta dal 2001, il Pil dei paesi europei potrebbe crescere più che negli Usa. I dati più recenti diffusi due giorni fa (il Pmi per l’Europa a 12 e l’indice Ism per gli Usa) mostrano andamenti divergenti: migliore delle attese l’indice Pmi, deludente l’indice Ism. E ieri mattina Eurostat ha comunicato che in febbraio è diminuito (all’8,2%) la disoccupazione, mentre sono aumentati i prezzi alla produzione.
Tornando ai movimenti valutari e in particolare alle diversificazione delle riserve da parte di alcuni paesi, spinta alla divisa europea, il governatore della banca centrale del Qatar ha parlato di potenziale incremento delle riserve in euro fino al 40% ed anche il governatore della banca centrale del Kuwait che precisato che una parte consistente di riserve è già in euro ma che si sta considerando l’ulteriore potenziale delle divisa europea. Dichiarazioni che si aggiungono a quanto già prospettato la scorsa settimana dal governatore della banca centrale degli Emirati Arabi Uniti che aveva manifestato l’intenzione di aumentare la quota di riserve in euro. Anche se si tratta di volumi limitati, data la taglia modesta delle riserve di questi paesi, il segnale lanciato dai ricchi paesi del Golfo è significativo ed evidenzia la loro crescente insicurezza nel mantenere una quota troppo elevata di riserve in dollari.