Lettera sull’intervento di Achille Occhetto a “Liberazione”

Al compagno Piero Sansonetti
Direttore di “Liberazione”

Caro Direttore,
ho letto l’intervento di Achille Occhetto (Liberazione, 30/4/2005). Posso intervenire anch’io? Naturalmente, sono d’accordo sul fatto che occorra oggi cercare di compattare le forze di sinistra, magari su un “Progetto” – che sarebbe bene chiamare Programma alternativo di società – a lunga scadenza, che preveda tappe intermedie, la prima delle quali sarà la prossima scadenza elettorale per riuscire a sconfiggere Berlusconi.
Vorrei dire, però, che non mi basta che egli ammetta che la “svolta” ha avuto un esito moderato (fra l’altro, facilmente prevedibile) e che non condivido affatto che la responsabilità di questo esito sia anche di chi, come me, si oppose con tutte le proprie forze ad essa. Io non avevo una “posizione prevalentemente ‘identitaria’ che si riassumeva nella difesa del nome”. La difesa del nome era esattamente la difesa di un obiettivo programmatico: il superamento del capitalismo. Rinunciando a quel nome si rinuncia a quell’obiettivo: la costruzione di una società comunista.
Occhetto mi propone di assumere la socialdemocrazia come nuova (?!) identità politica e programmatica. Ma essa non si è mai posta l’obiettivo di trasformare l’attuale società in una società socialista, almeno da Bad Godesberg ad oggi. Certo non si è mai posta l’obiettivo di costruire una società comunista, che è quanto serve all’umanità non solo per garantirsi la sopravvivenza, ma di vivere una vita se non felice, almeno serena e senza guerre. Mi pare che Occhetto ribadisca di non condividere un tale obiettivo di trasformazione, respingendo il “collettivismo autoritario” (che ossimoro è mai questo?) pur non passando sotto “le forche caudine dell’apologia neoliberista”. Che società vorrebbe? O come vorrebbe, almeno, che evolvesse l’attuale società?
E’ sorprendente, poi, che neghi ora il permanere nella sinistra di posizioni “antidemocratiche e illiberali”, dando per scontato che in precedenza ci fossero. Ma quando mai il Pci ha assunto simili posizioni?
Infine, mi allarma moltissimo che egli senta il bisogno di dialogare col Prc dopo le “innovazioni” dell’ultimo Congresso, trovando in esso tanti elementi della sua “svolta”. Se Occhetto condivide il nostro Congresso ribadendo le sue idee di allora, temo molto che ci sia troppo di sbagliato oggi in quelle conclusioni. Vorrei che riflettessimo su ciò.
Cordiali saluti.