Lettera di Hamas all’ Onu: dialogo per la pace

«Come tutti i popoli, vogliamo vivere in pace e sicurezza, libertà e indipendenza, fianco a fianco con i nostri vicini in questa sacra parte del mondo». E’ la sua prima lettera a Kofi Annan da ministro degli Esteri palestinese. E Mahmoud Zahar sceglie toni molto più morbidi e parole più equilibrate delle minacce ostentate fino a pochi giorni fa nelle interviste. Il leader di Hamas vuole rompere l’ assedio economico e diplomatico che si sta chiudendo attorno all’ Autorità palestinese e all’ esecutivo guidato dal movimento fondamentalista. «Ci aspettiamo che la comunità internazionale – scrive al segretario delle Nazioni Unite – rispetti la scelta democratica della nostra gente e lavori con il nuovo governo per proteggere il pluralismo politico attraverso il raggiungimento della pace e della stabilità nella regione». Zahar elenca quello che i palestinesi vogliono ottenere: uno Stato sovrano e indipendente, con Gerusalemme come capitale, il diritto al ritorno e ai risarcimenti per i rifugiati. L’ obiettivo dell’ appello sembra soprattutto quello di ottenere la mediazione dell’ Onu per convincere gli altri membri del Quartetto, come Stati Uniti ed Unione Europea, a non bloccare gli aiuti. «Speriamo che alcuni Paesi riconsiderino le loro dure decisioni e ritornino al linguaggio del dialogo invece che a quello delle minacce. Siamo pronti a collaborare con le nazioni del mondo per portare la stabilità nella nostra regione, con una soluzione complessiva e giusta». Nomina più volte Israele per accusare «la potenza occupante di continuare con la sua strategia coloniale, attraverso la confisca e l’ annessione di terre per creare dei fatti compiuti che alla fine ridurranno le speranze di un accordo che preveda due Stati». Non è la prima volta che Zahar parla della possibilità di una convivenza tra due Stati, riconoscendo così implicitamente l’ esistenza di Israele. Due giorni fa, in un’ intervista all’ agenzia di stampa cinese, aveva detto di essere pronto ad accettare «temporaneamente» l’ ipotesi, ma di sognare il giorno in cui potrà appendere sulla parete di casa una carta geografica dove lo Stato ebraico non compaia più. Anche la lettera a Kofi Annan è stata interpretata come un primo passo verso il riconoscimento di Israele, che viene reclamato da Europa e America. Ma dal ministero degli Esteri a Ramallah hanno smentito: «Zahar non ha parlato del diritto all’ esistenza di Israele e neppure lo ha suggerito». Le risoluzioni dell’ Onu LA 242 La Risoluzione 242 fu adottata all’ unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 22 novembre 1967, all’ indomani della Guerra dei Sei Giorni tra Israele da una parte e Giordania, Egitto, Siria dall’ altra (5-10 giugno 1967). La risoluzione sottolinea l’ inammissibilità dell’ acquisizione di territori per mezzo della forza, chiede a Israele di ritirarsi dai territori conquistati nel recente conflitto, e ai Paesi coinvolti il rispetto dell’ inviolabilità dei confini e il diritto all’ esistenza di tutti gli Stati dell’ area. Chiede inoltre un’ equa soluzione per il problema dei profughi palestinesi LA 338 La Risoluzione 338, votata il 22 ottobre 1973, durante la Guerra del Kippur, ribadisce i principi della 242 e chiede l’ apertura di negoziati di pace