Lettera degli Archivi della Resistenza

È una notizia che ti toglie il fiato: Ivan Della Mea è morto questa notte a Milano. Sembra impossibile da credere, lo sentivamo spesso al telefono o lo andavamo a trovare a Torre, a casa del fratello Luciano; l’ultima volta ci eravamo sentiti un paio di giorni fa, perché avevamo tanti progetti insieme e tante idee per la nuova edizione di “Fino al cuore della rivolta” e poi avevamo letto i suoi ultimi articoli: il commento alle elezioni europee sul Manifesto di venerdì e ancora stamani, prima della tremenda notizia, aspettavamo la nota domenicale “Varie ed eventuali” su Liberazione. Adesso quelle pagine rimarranno bianche e bianche le date del festival, con uno sgomento senso di vuoto di cui oggi l’incredulità non ci lascia ancora intendere quanto sia profondo il pozzo. Perché Ivan era una persona speciale. Lo amavamo ancora prima di conoscerlo attraverso le sue canzoni di lotta e i suoi articoli che erano una boccata di aria fresca nella palude della sinistra di questi anni; i suoi erano interventi sempre intelligenti, sferzanti e talvolta amari ma sempre pronti a rilanciare la lotta («scarpe rotte… eppur bisogna andar»), che è poi quella lotta per un mondo migliore che noi con lui chiamiamo comunismo. Averlo conosciuto di persona da qualche anno a questa parte era stata la conferma della grandezza del personaggio ma anche la scoperta dell’affetto e del calore di umanità che dedicava alle amicizie e che trapelava immediatamente sotto una apparente scorza di burbero (memorabile la prima telefonata: «Se continuate a darmi del lei, butto giù il telefono… », che poi era un modo per chiamarti allo scoperto e darti tutto se stesso). Di Ivan abbiamo amato anche le eccentricità e la sua “santa” eterodossia, ma si arrabbiava se lo chiamavamo maestro, nonostante fossimo tra i molti che avevano imparato tanto da lui («vi concedo al massimo “cattivo maestro”…», diceva con la sua solita ironia). Al dolore del collettivo degli Archivi si unisce anche quello dei tantissimi che da stamani fanno squillare i nostri telefoni, sono i nostri partigiani e le partigiane che lui aveva conosciuto e coccolato, sono gli artisti più giovani che con lui hanno diviso il palco e sono soprattutto i compagni della vecchia e nuova guardia che sono accorsi a sentirlo nei suoi concerti a Fosdinovo; indimenticabile l’ultimo del 25 aprile con la piazza strapiena e tutti (compresi alcuni adolescenti che conoscevano a memoria le canzoni) a chiedergli di suonare ancora, e dopo tre bis, lui a dire: «adesso basta compagni, tanto non scappo sarò di nuovo qui ad agosto».
Ad agosto Ivan non ci sarà, ma ci saranno momenti e occasioni per ricordarlo e – chi lo ha amato lo sa bene – il miglior modo per far vivere la sua memoria sarà impegnarsi ogni giorno di più in quella che lui chiamava la «lotta amata» per un domani migliore, che deve scendere nelle strade e non rimanere nelle stanze del partito. Di sicuro, faremo qualcosa per lui e con lui, insieme ai compagni dell’Istituto Ernesto de Martino, questa estate a “Fino al cuore della rivolta”, dove Ivan era un punto di riferimento imprescindibile.
I funerali si svolgeranno martedì 16 giugno alle ore 11 presso il Circolo Arci Corvetto, in Via Oglio, 21 a Milano. I nostri partigiani ci hanno detto di portare a Milano le bandiere delle loro Brigate, per accompagnare Ivan nell’ultimo viaggio. È un gesto che intende onorare chi si è sempre battuto per la Resistenza di ieri e per quella, non meno importante, di oggi, ed è il segno di una solidarietà e di una lotta che possiamo e dobbiamo fare nostra.
Il nostro pensiero va alla compagna Clara, ai figli Pietro e Sara, alla cognata Paola, alla nipote Valeria, a tutti i famigliari e agli amici, ai compagni dell’Istituto de Martino e a tutti quelli che soffrono per questa perdita incolmabile
Caro Ivan che la terra ti sia lieve.

Fosdinovo (MS), 14 giugno 2009
Il collettivo di Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani