Lettera aperta a Cesare Damiano – Io, disoccupato, e lo scalone

Caro direttore, vorrei far giungere, tramite “Liberazione”, questa mia lettera al ministro del Lavoro Cesare Damiano
«Caro ministro Damiano, vedo che – nelle tue interviste – insisti nel dire: “Allo scalone preferisco gli scalini, tenendo presente la differenza tra i lavori usuranti e naturalmente, il giusto equilibrio finanziario”. Come ti ho scritto altre volte, questa tua convinzione ignora completamente la situazione difficile (che può diventare drammatica) in cui si trovano migliaia di lavoratori ultracinquantenni, rimasti disoccupati e in attesa di poter andare in pensione. I lavori usuranti sono tanti e, se conosci cos’è la mansione di allupino nelle filature tessili (cioè la fatica, le polveri e gli oleanti che vengono ingeriti e subiti in grande quantità), penso di aver svolto una mansione molto usurante… anche per la mia aspettativa di vita, ma dubito che sarà riconosciuta. Quindi, sperando che sia maggiormente considerata, ti racconto di nuovo la mia situazione (simile a quella di altre migliaia di lavoratori che sono quelli nella situazione più difficile): sono un operaio tessile licenziato (come altre migliaia di lavoratori) per la cessazione dell’azienda dove lavoravo e, avendo più di 55 anni, non riesco a trovare un lavoro e non posso andare in pensione, pur avendo più di 36 anni di contributi previdenziali. Prima della Legge Dini sarei gia in pensione. Dopo la Legge Dini potevo andare in pensione nel 2008, al raggiungimento di 57 anni di età. Dopo la Legge Maroni, se non arrivo a 40 anni di contributi, posso andare in pensione nel 2012 (perché la “finestra” prevista nel 2010 prevede di avere 60 anni di età ed invece ne avrò 59). L’indennità di mobilità (ora di 610 euro al mese, ma che scende a poco più di 500 tra un mese), finisce nel novembre 2007: mantenendo l’impegno di “abolizione dello scalone”, scritto nel Programma di Governo dell’Unione, rimango senza reddito per circa un anno (cioè dal dicembre 2007, al momento della riscossione della pensione che maturo al compimento di 57 anni di età). Se l’età di 57 anni viene aumentata a 58, rimango senza nessun reddito per due anni e la situazione diventa insostenibile e disperata. Certo, mantenere quell’impegno ha un costo, ma era previsto anche quando è stato scritto e, in un Paese con un’altissima evasione contributiva non dovrebbe essere difficile proporsi di moltiplicare le ispezioni per recuperarne almeno il 20%. La domanda: il governo di Romano Prodi vuole o no impedire che migliaia di lavoratori ultracinquantacinquenni e disoccupati siano spinti in una situazione di totale disperazione? Sperando che queste situazioni siano prese in considerazione (anche nella legge finanziaria per il 2007), cordiali saluti».