Lettera al candidato Presidente Fausto Bertinotti

Villanova di Castenaso, lì 8/09/2005

Caro Bertinotti,
“l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re”… (quantunque la monarchia in Italia non governi più e sia comunque vergognoso che si parli tanto delle monarchie vigenti, decadute o risorte nel mondo).
Avrei voluto che il Prc si fosse adoperato con grande chiarezza e onestà per raggiungere una alleanza con tutto il centro-sinistra sulla base di un programma di governo realmente antiliberista e alternativo a quello del centro-destra e alternativo, in grandissima parte, anche a quello del centro-sinistra ante-Berlusconi.
In quel nostro programma antiliberista e alternativo di governo avrebbero dovuto essere indicati alcuni punti chiave, che avrebbero dovuto costituire le linee guida dell’intero programma. Questi punti sono:
1) – Il Prc può stare e vuole stare in un governo, che ripudi la guerra senza alcuna eccezione (salvo difenderci da una aggressione sul nostro territorio), da chiunque proclamata o condotta (Onu, Nato, Usa-Inghilterra, Ue). Il mondo intero deve sapere che l’Italia non parteciperà ad alcuna guerra, comunque definita (“umanitaria”, “preventiva”, “esportatrice di democrazia”, “infinita”…). Per questo, le nostre forze armate verranno ritirate immediatamente da tutti i teatri di guerra. Per questo, l’Italia provvederà a smantellare tutte le basi militari Usa e Nato dal proprio territorio. Per questo l’Italia ridurrà fortemente le proprie spese militari (a beneficio delle fasce deboli della popolazione e dello sviluppo economico e sociale).
2) – Il Prc può stare e vuole stare in un governo, che dica basta alle privatizzazioni, che hanno rovinato l’economia italiana a vantaggio soltanto delle imprese private. Anzi, occorre rilanciare un massiccio intervento dello Stato nell’economia, capace di condizionare il cosiddetto libero mercato, che, altrimenti, si dimostra una giungla feroce a scapito sempre dei più deboli. Tale intervento deve avvenire secondo una programmazione economica democratica, alla quale concorrano le forze produttive, i Sindacati dei lavoratori, le associazioni di categoria e tutti gli enti elettivi. L’economia non può essere lasciata alla “spontaneità” del mercato, ma deve essere necessariamente programmata, se si vuole la garanzia di uno sviluppo certo e progressivo. Essa, poi, può funzionare solo se salari, stipendi, pensioni e retribuzioni saranno adeguati e non al di sotto delle spese correnti delle famiglie.
3) – Il Prc può stare e vuole stare in un governo, che recuperi quote di democrazia perdute e, anzi, si adoperi per un ampliamento della vita democratica, il cui primo passo è senza alcun dubbio il ritorno alla legge elettorale proporzionale (il maggioritario è antidemocratico non solo perché una minoranza può impossessarsi dell’intero Parlamento, ma, soprattutto, perché escludente di tanti elettori, privati della speranza di vedersi rappresentati in modo corrispondente ai voti espressi). Basta con la mistificazione della cosiddetta elezione diretta dei Sindaci, Presidenti di Provincia e di Regione e, ora, tramite le primarie, del Presidente del Consiglio. Siano gli enti elettivi a scegliersi i loro Capi in base a maggioranze vere e ad alleanze programmatiche autentiche, non forzate come avviene col maggioritario.
Raggiunta una tale alleanza fra il Prc, da una parte, e il centro-sinistra, dall’altra, su basi programmatiche chiare, si sarebbe conseguentemente dovuto dare vita – in caso di vittoria – ad un governo di coalizione, che comprendesse nostre responsabilità dirette di governo per tutta la legislatura.
La forza del nostro partito non stava nel suo modesto consenso elettorale, ma nella sua indispensabilità per battere Berlusconi e per la tenuta del governo dopo il voto (sempre che si vinca. Se, poi, la vittoria fosse talmente schiacciante da poter fare a meno dei parlamentari del Prc, non ci sarebbe bisogno della scala per capire che verremmo messi fuori dal governo e dalla stessa maggioranza).
Essere entrati ne “l’Unione” senza aver definito il programma di governo e concorrere alle primarie (per scegliere il premier, senza sapere quale programma dovrebbe realizzare!) ha azzerato questa nostra forza. E’ probabile che se alle primarie Bertinotti ottenesse un buon risultato, ciò potrebbe far recuperare almeno parte della forza che avevamo e che abbiamo azzerato con la scelta di entrare ne “l’Unione” senza condizioni e con la scelta di parteciparvi. In ogni caso, anche in presenza di un eventuale grande successo di Bertinotti, la forza che avremmo avuto in origine non potrà accrescersi di un ette e, anzi, resterà comunque indebolita. Tutti ne “l’Unione” diranno che un conto sono le primarie e un conto ben diverso saranno le elezioni politiche, le quali diranno quale sarà il nostro consenso elettorale vero. E ci chiederanno di essere leali verso il vincitore delle primarie.
Detto ciò, per non gettare il manico dietro la mannaia, dirò che ho firmato per presentare la candidatura di Bertinotti alla “Primaria 2005” e che il 16 ottobre andrò senz’altro a votarlo, nella speranza di evitare un risultato deludente per lui, che diventerebbe un disastro per il nostro partito.
Cordiali saluti.
Gilberto Volta