Lettera ad Andrea Colombo

Caro Andrea Colombo,
nel tuo articolo di venerdì 24 marzo (“ La persona e il proletario”) fai il resoconto del dibattito apertosi in seguito alle posizioni assunte dal compagno Fausto Bertinotti sui concetti di “classe” e
“ persona”. Scrivi tra l’altro: “ il direttore de L’Ernesto non solo concorda con Diliberto e Rizzo ma rincara la dose”.
Per ragioni di stile e correttezza non entro in merito alle questioni poste da Diliberto e Rizzo: mi limito ad osservare, con tutta ovvietà, che ognuno ha la sua autonomia di pensiero e io naturalmente godo della mia, rivendicandola. Per ciò che riguarda il mio pensiero sulla questione sollevata da Bertinotti ti invio un breve stralcio di un’intervista che ho rilasciato a “Calabria Ora”.
Comunque ( e ho serenamente chiarito la questione con lo stesso compagno Bertinotti, in Calabria) non credo affatto che la “soluzione” del problema stia nel contrapporre o stabilire gerarchie tra i concetti di “classe” e “persona”: il comunismo “libera tutte e tutti” o, semplicemente, non è.
Lo diceva Marx, mica il direttore de L’Ernesto, ed è anche per questo che Marx non va “oltrepassato”. Mi è capitato in questi giorni di campagna elettorale in Calabria di essere verbalmente aggredito da un esponente locale di Forza Italia, che mi urlava tra la folla: “voi comunisti siete i “ricchioni” di Luxuria!”. Ho sentito salirmi dentro quell’indignazione che ti porta alla rissa di strada, sono tornato sui miei passi e, affrontando il berluscones, gli ho urlato in faccia, tra la preoccupazione dei compagni che mi stavano attorno: “voi, i “ricchioni” di Forza Italia li nascondete, anche nelle liste elettorali; noi lottiamo perché siano persone libere, anche dai vostri pregiudizi. E insieme a ciò lottiamo a fianco dei 180 operai della “Polti” di Piano Lago, tutti licenziati in questi giorni, di fronte alla vostra gelida indifferenza. Noi comunisti siamo con i ragazzi di Locri nella lotta contro la mafia e voi avete ministri come Lunari, che al suo esordio affermò che “con la mafia bisogna “convivere”.
Caro Colombo, forse mi hai capito (la lotta per la “classe” si intreccia con la lotta per le “liberazioni”, ma se abbandoniamo la categoria di “classe” rischiamo di non intrecciamo più nulla…) e se mi hai capito magari smetti anche di definirmi “cossuttiano”, poiché (come sa lo stesso Armando, a cui voglio comunque bene) non lo sono mai stato.

Grazie per l’attenzione Fosco Giannini

Cosa pensa, dunque, della sostituzione del concetto di “classe” con quello di “persona”?

« Il comunismo è la liberazione da ogni genere di sfruttamento e oppressione, è la liberazione della “classe” e della persona. La mia essenza culturale mi spinge ad essere a fianco di ogni essere umano che soffre, che è sfruttato o emarginato: gli operai, gli immigrati, le donne, gli omosessuali. Il senso è quello che occorre intrecciare la lotta per la liberazione della “classe” con quella dell’individuo. Ciò che però voglio dire è che cancellare il concetto di “classe”, indebolirebbe il movimento operaio complessivo, lo “atomizzerebbe”, riporterebbe i lavoratori nella condizione subordinata dei contadini di un tempo, quando ancora non era presente il movimento socialista. Oggi siamo di fronte alla precarizzazione diffusa del lavoro, a tanti lavoratori provenienti dall’immigrazione e questi fenomeni parlano di un’esigenza esattamente contraria a quella di superare il concetto di “classe”. Rispetto alla durezza del capitale occorre invece unire tutti gli sfruttati, occupati stabilmente e precari, bianchi e neri, in un’unica classe. Questo si che metterebbe paura ai padroni».

DALL’ORA DELLA CALABRIA