L’espulsione degli scienziati ebrei, la storia messa a nudo

Ieri a Roma la presentazione di un video destinato alle scuole che affronta un aspetto poco trattato della persecuzione antiebraica: l’espulsione di scienziati ebrei dalle università e dai centri di ricerca italiani dopo la promulgazione delle Leggi razziali. A produrlo l’ufficio Parco Scientifico dell’Università “Tor Vergata” nell’ambito del proprio impegno di integrazione tra il mondo della ricerca e la città.
Roma vede la più alta concentrazione di enti di ricerca e alta formazione, eppure questa realtà resta invisibile, estranea alla città che le sta intorno. Per questo abbiamo deciso di raccontare la storia della città della scienza che Roma non vede e non conosce.

Raccontando questa storia abbiamo trovato un buco nero. Quello rappresentato dalla espulsione di scienziati ebrei, ma anche di quelli che rifiutarono di aderire al regime. E non solo di scienziati come Volterra o il notissimo Fermi, ma anche ragazzini e ragazzine espulsi dalle scuole.

Un’amputazione che non ha riguardato solo la nostra comunità, i nostri quartieri, ma anche la cultura del nostro paese. L’umiliazione, la violenza, la sofferenza subita dal figlio di un commerciante del portico d’Ottavia non è di una qualità differente da quella subita da un grande matematico come Castelnuovo ma l’espulsione di questi intellettuali ha mutato la storia del pensiero scientifico italiano.

Un caso, come ha notato Francesco Piva nel dibattito che è seguito, di incontro tra storia della scienza e la storia più in generale che smentisce l’idea che la riflessione sulla scienza non appartenga alla riflessione culturale.

Ma la scelta di ripercorrere l’espulsione degli scienziati di origine ebraica dalle università italiane e rendere visibile la centralità del loro contributo (perduto) alla nostra cultura scientifica, permette di mostrare come la vicenda della comunità ebraica e della sua persecuzione sia intrecciata alla storia del nostro paese e ne abbia segnato l’evoluzione. Non sia altro. E come la nostra Europa sia irriducibile alla caricatura di un Occidente unitario e cristiano. Ma non solo la storia della comunità ebraica è fino in fondo storia del nostro paese: anche il pregiudizio antiebraico e l’antisemitismo non nascono e non muoiono con il nazismo e il fascismo ma affonda radici profonde nella storia e nell’identità dell’Europa e si ripropone nell’oggi.

Giorgio Israel ha ricordato come le stessi leggi razziali e tutte le scorie che depositarono nella nostra legislazione vennero rimosse con grande lentezza dal nostro ordinamento e dai nostri regolamenti ministeriali lasciando segni fino agli anni ‘80.

Così non pochi furono i protagonisti delle persecuzioni, i membri della comunità accademica che approfittarono dell’espulsione o di scienziati ebrei per fare carriera nell’Accademia e che nell’Italia repubblicana mantennero i propri ruoli. Così i figli dei perseguitati si trovarono a leggere sul proprio libretto universitario la firma di quel Prof. Sabato Visco complice delle persecuzioni dei padri e reintegrato come preside della facoltà di scienze della Sapienza.

La scelta di raccontare a chi oggi va a scuola o all’università la persecuzione degli ebrei italiani da questo punto di vista mira proprio ad attualizzare una vicenda che rischiamo di relegare all’immagine dei film con i soldati nazisti crudeli e i campi di concentramento.

Forse anche per questo il dibattito che si è sviluppato non è stato scontato. A partire dall’ultimo fotogramma del video che provocatoriamente propone l’immagine di immigrati reclusi in un Centro di Permanenza Temporanea. Un’immagine che non poteva, come ha puntualizzato Israel, paragonare con un impossibile parallelo i CPT ai lager, ma ricordare che la persecuzione antiebraica fu preparata e resa possibile dalle tante disattenzioni, diffidenze, dal fastidio per la diversità che segnò la società civile europea e che oggi si ripresenta nelle nostre città. Anche oggi tornano ad esserci persone, primi tra tutti gli zingari, che ai nostri occhi sono meno umani e questo è il pericolo da contrastare. Anche oggi crescono le spinte identitarie, il ricorso alla categoria del “complotto” esterno che danneggia il nostro paese, i veleni dell’intolleranza.

Come ha ricordato Sandro Portelli sui muri del palazzo dove veniva presentato il video si possono leggere le nuove scritte razziste che con il loro “islam rauss” che ripropongono consapevolmente una continuità tra vecchio e nuovo razzismo. Il razzismo, insomma, come fenomeno unitario, che assume in diverse fasi e a diverse latitudini differenti bersagli del pregiudizio, della paura e del disprezzo e che culmina nell’antisemitismo.

La discussione, anche animata, sull’oggi ha riproposto l’attualità di una complessa riflessione storiografica sulla shoà. E’ pericoloso relegare lo sterminio degli ebrei in una unicità che ci illuda della sua irripetibilità e al tempo stesso è colpevole rimuoverne la specificità in un’annacquata sequenza di drammi e violenze che segnano la storia e il presente dell’umanità banalizzandone la vicenda. Il difficile equilibrio si gioca si misura sull’esito di queste differenti vie di fuga: quanto mirano a distogliere lo sguardo a pacificare le coscienze di fronte al ritorno dell’intolleranza?

La vicenda del coinvolgimento della comunità scientifica italiana nella persecuzione antiebraica nel secolo scorso costringe a fare i conti con un altro luogo comune. Il razzismo non è frutto di mostri, non è relegabile in una devianza estranea alla nostra società e alla nostra storia, ma è figlio della nostra normalità ed ha specifiche radici nella nostra cultura. Non solo: è impossibile anche ridurre l’antisemitismo a figlio dell’ignoranza. E’ esistita in Europa come hanno ricordato De Mauro e Battimeli, una scienza che si è posta al servizio del pregiudizio, una tecnologia che si è resa strumento di distruzione scientifica e sistematica dell’altro ridotto a non umano. Ed anche oggi per contrastare la rinascita del razzismo e dell’antisemitismo non basta far conoscere il passato, ma è necessario rilanciare continuamente una critica delle spinte identitarie, delle degenerazioni xenofobe e scioviniste, della cultura di rifiuto della diversità. Lo sviluppo scientifico e tecnologico è necessario ma non è sufficiente a costruire tolleranza e democrazia.

Il cd, contenente il video e materiale basato su interviste a donne e uomini espulsi dalle scuole romane durante il fascismo, può essere richiesto all’indirizzo [email protected] it.