L’esigenza storica del Partito Comunista

Nel 90° anniversario della nascita del Partito Comunista d’Italia e a 19 anni dal suo scioglimento, la ricostruzione di una casa comune dei comunisti, è oggi la priorità assoluta.

Dall’inizio del 2001 l’economia italiana è bloccata. Dagli anni ottanta è in atto un progressivo ridimensionamento della grande industria. Gli imprenditori preferiscono scegliere la strada della flessibilità o della delocalizzazione, imboccando la “via bassa” dello sviluppo, basata sul contenimento dei costi: bassi salari e flessibilità. Per questo andiamo verso il baratro; non si dà ossigeno ai settori industriali e non si danno risposte ai bisogni e ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. I riflessi sociali di queste scelte sono gravi, in particolare nel Mezzogiorno. Il potere d’acquisto di salari e pensioni si riduce e la povertà cresce espandendosi dentro il mondo del lavoro. La questione abitativa (caro affitti e sfratti) è diventata sempre più grave e l’occupazione perde qualità, imposta dal lavoro precarizzato, dequalificato e sottopagato. I giovani sono i più colpiti, privi di tutele e diritti sul lavoro ed espropriati di un’istruzione pubblica e di massa che diventa, al contrario, merce al servizio delle imprese.

Per anni, l’area del lavoro salariato espandendosi in Italia e nel mondo, ha imperversato, anche a sinistra, la tesi della “fine del lavoro”. Questa ideologia è servita a distogliere l’attenzione dal massacro sociale subito dalle classi lavoratrici. Nel frattempo la condizione dei lavoratori si è fatta insostenibile. La precarietà è la flessibilità sono divenute norme, cui si aggiunge l’annullamento del contratto collettivo nazionale. Non dimenticando, il revisionismo storico, che punta a criminalizzare l’idea stessa della lotta di classe, della resistenza partigiana e stravolgere l’intera esperienza del movimento rivoluzionario operaio e comunista presentandola come una sequenza di violenza e di fallimento. La caduta del muro è stata salutata come la vittoria della libertà sulle barbarie, come la possibilità di un nuovo inizio per la storia del mondo basato sulla libertà e la cooperazione. Ci avevano raccontato che, con il crollo dell’Urss, aveva ragione Francis Fukujama a porre il tema della “fine della storia”, proclamando la vittoria definitiva del modello di democrazia liberale, l’unico possibile. Come pure la campagna ideologica a sostegno delle tesi di Samuel Huntington sul fatto che la storia, contrariamente da quanto analizzato da Marx, non fosse il frutto della lotta di classe, ma di uno “scontro tra civiltà”. Era così pervicace e si riteneva talmente invincibile l’egemonia statunitense. Il mondo per fortuna è cambiato in un lasso straordinariamente breve. La perdita di leadership degli Usa e l’ascesa di nuovi paesi, a partire dai famosi Bric, ci dicono che un intero mondo è oramai terremotato e che l’impianto ideologico su cui si fondava la “fine della storia” è completamente finito.

Occorre intervenire per offrire una prospettiva di svolta al Paese. Per consentirgli di imboccare la “via alta” dello sviluppo, c’è bisogna di una forza di trasformazione sociale. È il momento di ricostruire un Partito Comunista con nuovi aspetti e questioni che la fase attuale dell’imperialismo pone. Aprire un cantiere per la ricostruzione del Partito, che metta fine all’esistenza di due partiti e di diverse piccole organizzazioni comuniste. Un intellettuale collettivo capace di organizzare lotte, promuovere conflitti, sviluppare movimento, radicato nella società e nel mondo del lavoro e culturalmente autonomo. Occorre, dunque, un Partito Comunista che nasce dalla convergenza tra le forze comuniste in Italia e coinvolgendo i comunisti e le comuniste che si sono allontanati dalla militanza. Una struttura, consapevole della necessità di aggiornare continuamente il bagaglio culturale e la strumentazione teorica. Un continuo rinnovamento, come avvenuto in passato, che ha consentito ai comunisti di fornire un contributo decisivo alle lotte del proletariato in tutto il mondo. Un partito che dia di nuovo un sostegno alla vera democrazia italiana, rafforzando i connotati sociali e politici avanzati e diventi fonderia di una coscienza democratica di massa, riportando al centro della vita politica i diritti del lavoro e i diritti sociali. Una forza comunista con l’obiettivo di una profonda trasformazione della società meridionale, attraverso la sua rinascita e la lotta per la conquista del potere, non rinunciando alla lotta politica. Offrire una prospettiva, fondata sulla qualità sociale e ambientale, sull’innovazione di processi produttivi e di prodotti, sulla qualificazione professionale e salariale, sull’equità redistributiva e sull’investimento nella ricerca. La ricostruzione del partito non è in contrasto né con la Federazione della Sinistra e il suo rafforzamento, né con il dialogo con le forze di sinistra. Solo una forza comunista capace di essere la testa delle lotte e il braccio pulsante può dare una speranza alle migliaia e migliaia di uomini e donne. Spetta solo a noi, come diceva qualcuno: “Ieri troppo presto, domani troppo tardi, il solo momento è oggi”.

* Luca Servodio, coordinamento nazionale Giovani Comunisti/e
** Vincenzo De Lucia, rappresentante studenti di Cervinara
** Stella Nazzaro, iscritta FIOM