“l’Ernesto”, un numero speciale per capire la sinistra

Giunge in questi giorni in libreria l’ultimo fascicolo (n. 2/2005) de “l’Ernesto”: un numero particolarmente ricco, nel quale il lettore trova articoli attenti ai nodi più importanti dell’attualità politica e ampi saggi dedicati a questioni di più ampio respiro strategico e culturale.
L’editoriale di Claudio Grassi analizza a fondo gli esiti del voto regionale, le ragioni del crollo del blocco delle destre, il significato della vittoria dell’Unione e del risultato insoddisfacente del Prc, dovuto in primo luogo al recente “ribaltamento della linea politica, che ha visto il Partito passare immediatamente da un eccesso (il rifiuto del confronto con le altre forze politiche dell’opposizione) all’eccesso opposto (l’internità nell’Unione e l’accordo di governo, senza alcuna condizione sul terreno programmatico) “.

Questo appannamento nell’immagine e nella pratica del Partito ed una male intesa “innovazione”, che si vuole piuttosto come modificazione profonda del “nostro impianto culturale ed identitario”, sono le cause principali dell’arretramento del Prc. Di questo, e del VI congresso nazionale, scrive anche, con la consueta autorevolezza, Rossana Rossanda. Ora è tempo di lavorare affinché il dissenso radicale nei confronti delle destre si nutra di contenuti e di mobilitazioni reali. Come sul terreno di quel progetto eversivo di stravolgimento della Costituzione repubblicana, «che dovrebbe concludersi con l’instaurazione del nuovo regime di “premierato assoluto”» e con l’abrogazione della sovranità popolare, rispetto a cui Raniero La Valle individua l’urgenza di una opposizione ampia ed articolata.

Walden Bello e Stefano Chiarini, nei rispettivi saggi, aggiungono un mattone fondamentale nella costruzione di una sinistra forte in grado di produrre analisi e mobilitazione: «la nostra posizione politica – scrive W. Bello – non può avere dubbi: dobbiamo pienamente appoggiare il diritto del popolo iracheno a resistere all’occupazione». A maggior ragione oggi, in un contesto in cui gli Stati Uniti «stanno perdendo la guerra in Iraq, sia politicamente sia militarmente» con «135mila militari americani che combattono allo stremo e tuttavia non sono in grado di fermare il fuoco crescente della guerriglia». Una guerriglia di popolo, una resistenza politica e morale.

E’ improrogabile dunque – aggiunge Chiarini – il ritiro delle truppe straniere dai territori occupati perché «è la presenza stessa delle truppe a determinare quei rischi di disintegrazione del Paese e di guerra civile per evitare i quali ci dicono che sarebbe invece pericoloso ritirarle».

L’altro tassello decisivo è il tema del lavoro e della politica economica, da affrontare ricordando che, come indica Giorgio Cremaschi, il declino italiano è il risultato del fallimento di un’intera classe imprenditoriale e di vent’anni di politiche liberiste: «o cambiamo tutto, o paghiamo tutto».

Di alternativa programmatica discutono, nella consueta sezione di analisi politica, Giuseppe Chiarante, Alessandro Volponi e Bruno Steri, il quale mette in evidenza come le intenzioni filo-atlantiche di una parte importante delle forze dell’Unione siano oggi la cartina di tornasole per immaginare gli orientamenti strategici di un futuro governo di centrosinistra le cui componenti, sin da oggi, non invertissero radicalmente la propria rotta ed i propri intendimenti.

Sulla drammaticità della fase internazionale si concentrano gli interventi di Sergio Cararo, Sergio Ricaldone ed Ennio Polito mentre le possibilità di alternative percorribili sono indagate da Giovanni Franzoni e da Francesco Maringiò, il cui esauriente articolo mette in luce «la vitalità dell’iniziativa plurale dei movimenti» riuniti nel Fsm sotto l’influenza sempre più forte ed organizzata dei comunisti.

Se Bassam Saleh dimostra come anche «nel mondo arabo islamico cresce la determinazione al cambiamento» e l’opposizione all’imperialismo, è Patrick Theuret, direttore di “Correspondances internationales”, ad affrontare con profondità di giudizio il nodo della Cina, la cui strategia di multipolarità, interdipendenza e modernizzazione risulta essere il maggiore intralcio ai progetti espansionistici nord-americani.

Completano il numero della rivista impegnativi articoli di Vittorio De Martino, Ernesto Cardenal, Galliano Fogar, Bruno Casati e Gianni Lucini e recensioni a firma di Luigi Cavallaro e Stefano Azzarà.

Questo e altro ancora articola un fascicolo davvero speciale. Di una rivista che ci ha abituati ad una notevole qualità della elaborazione e al grande prestigio dei collaboratori e che oggi rinnova l’appuntamento con i propri lettori anche attraverso il sito internet www. lernesto. it, il quale costituisce certamente, con i suoi innumerevoli contatti quotidiani, un punto di riferimento e un eccezionale strumento di approfondimento nel panorama della sinistra italiana e internazionale.