Leggi feroci, effetto boomerang

Doug Jewell, di Liberty: «Abbiamo già norme severe. Così gli islamisti si radicalizzano di più»

«Vogliamo un leader che ci unisca, non uno che semini discordia». Doug Jewell ha un tono combattivo parlando al manifesto delle nuove misure anti-terrorismo proposte dal primo ministro britannico Tony Blair. L’inatteso intervento del leader laburista subito prima di lasciare Downing Street per le vacanze estive ha lasciato di stucco il coordinatore nazionale di Liberty. La sua associazione, che si batte per il rispetto delle libertà civili, non ha digerito l’attacco ad alcuni valori fondamentali dello stato di diritto mosso da Blair in nome della sicurezza nazionale e della lotta al terrorismo.«Invece che contribuire a risolvere i problemi della società britannica, le nuove proposte del governo rischiano di polarizzare lo scontro con alcune minoranze facendo il gioco delle frange più estremiste».

Quali sono le proposte di Blair che vi preoccupano maggiormente?

La possibilità del governo di deportare individui nei loro paesi d’origine anche quando questi rischiano di essere torturati. Quella di prolungare fino a tre mesi il periodo di custodia nelle mani della polizia prima che il prigioniero debba essere giudicato da un tribunale. E soprattutto quella sulla creazione di un reato che incrimina chiunque giustifichi il terrorismo. Nessuno sa veramente come definire un reato d’opinione così ad ampio spettro. L’idea faceva già parte del manifesto laburista delle ultime elezioni ma era stata abbandonata perché facilmente criticabile. La definizione di «giustificazione o glorificazione del terrorismo» è troppo vaga e si presta a facili abusi. Vietare a qualcuno di dire qualcosa è una faccenda delicata. Se qualcuno esprime concetti con cui il governo non è d’accordo potrebbe essere incriminato, il che rischia solo di creare nuovi martiri ed esasperare la situazione. Se inciti alla violenza puoi già essere perseguito e la legge non necessita alcun ampliamento in tal senso.

E per quanto riguarda la possibilità di deportare individui che rischiano di essere torturati?

Il governo sta cercando di aggirare il problema facendo sottoscrivere a stati come l’Algeria, la Giordania e l’Egitto dei memorandum che dovrebbero garantire l’incolumità dei deportati. Ma quei pezzi di carta non posso essere presi seriamente e non danno nessuna reale sicurezza sulla sorte dei prigionieri. Inoltre la convenzione sui diritti umani, di cui la Gran Bretagna fa parte, non permette alcuna deroga quando si tratta di tortura.

Ma il governo ha promesso che, se sarà necessario, potrebbe arrivare a modificare l’esistente legislazione sui diritti umani per poter continuare per la sua strada.

Per quanto riguarda la tortura, contemplata dall’articolo 3, la Convenzione europea sui diritti umani non prevede alcuna possibilità di deroga, neanche in casi di particolare emergenza per la vita della nazione. La tortura è una pratica barbarica e controproducente e il divieto è assoluto. Per questo, se il governo insistesse nei suoi propositi dovrebbe ritirarsi dall’intera Convenzione. In quel caso la decisione spetterebbe al parlamento e non credo che questo approverebbe una simile mossa.

Siete stati sorpresi dalle proposte presentate dal governo?

Sì, molto. Oltre alla sostanza, che però in parte ci aspettavamo, ci hanno sorpreso i modi e i tempi scelti dal governo. Le misure sono state annunciate il giorno prima che Blair andasse in vacanza, quando il parlamento era già stato sciolto per la pausa estiva. Addirittura molti al ministero degli Interni erano completamente all’oscuro della cosa. L’impressione è che i provvedimenti siano stati presentati in tutta fretta in modo da ridurre al massimo la possibilità di discussione e confronto.

Che effetto avranno sulla società britannica le misure del governo, se saranno approvate?

Molte organizzazioni musulmane hanno già fatto conoscere loro opposizione alle nuove misure. I provvedimenti hanno spaccato il consenso e il supporto che la comunità islamica aveva manifestato in seguito agli attacchi di luglio. Anche l’unità che si era creata fra i politici di tutti gli schieramenti e all’interno della società civile è saltata. Per loro natura, queste misure sono destinate a funzionare in modo discriminatorio. Questo rischia di alimentare il senso di alienazione della piccola minoranza che crede in un’ideologia estremista, il che rischia di causare problemi anziché risolverne.

Cosa avreste voluto sentirvi proporre dal primo ministro?

Nuove leggi non sono necessarie. Abbiamo già una delle legislazioni anti terrorismo più severe d’Europa. Sul piano operativo, quello che servirebbe è investire risorse nell’intelligence in modo da riuscire a punire i veri colpevoli. Approvare misure che inevitabilmente colpirebbero persone innocenti può solo contribuire ad inasprire il clima peggiorando la situazione.