Legge truffa

Domenica il centro sinistra sarà in piazza a Roma per manifestare contro la «legge truffa». Ma la vera truffa è un altra: la legge finanziaria, contro la quale lunedì Cgil Cisl e Uil dovrebbero proclamare uno sciopero generale. Ieri Tremonti ha detto: una legge che scontenta tutti, significa che è una finanziaria seria. Falso: non si tratta di una finanziaria seria, ma di una finanziaria sbagliata, hanno replicato i sindacali. E gli sbagli sono davvero tanti. Una premessa è necessaria: non è vero che la finanziaria scontenta tutti. Quella presentata pochi giorni fa è la quinta legge di bilancio dai connotati decisamente di classe. Questo significa che c’è sempre qualcuno che viene beneficato. Guardate i tagli: sono concentrati sugli enti locali, cioè sulle spese per il welfare. E sono tagli pesanti: lo scorso anno era stato deciso che le spese non sarebbero potute aumentare più del 2%; ora sappiamo che i tagli saranno di circa il 6%. Ma non mancano tagli anche alle amministrazioni centrali. Alcuni sono illogici: i tagli alla cultura, ad esempio, imporranno di aumentare il prezzo dei biglietti dei musei frenando quel turismo culturale che quest’anno e lo scorso anno è stato l’elemento più dinamico di una economia sottotono.

Molti chiedevano un riequilibrio delle aliquote fiscali. Ha senso che i pensionati paghino con aliquote superiori a quelle della rendita? Che l’imposta sugli utili delle imprese sia quasi il triplo di quanto pagano gli speculatori? Ha senso che la rendita in Italia sia tassata al 12,5% mentre l’aliquota media in Europa è al 20%? Ovviamente no, ma il governo non ha mosso un dito (in 5 finanziarie) neppure per riequilibrare le aliquote, favorendo così la rendita fiscale. Non è politica di classe questa?

Il governo ha fatto una concessione agli industriali: la riduzione di un punto percentuale degli oneri sociali. Il cuneo, insomma, si riduce, ma solo a favore degli imprenditori: per il lavoro non c’è un centesimo. Eppure è il lavoro dipendente il soggetto economicamente più debole; sono i lavoratori dipendenti che non arrivano alla fine del mese.

Questa finanziaria passerà alla storia come la «finanziaria del tubo»: le reti di trasporto dell’energia saranno tassate pesantemente, almeno 800 milioni già nel 2006 il gettito previsto. In tempi di caro-energia non è proprio una buona idea. Anche se il governo garantisce che impedirà alle imprese di traslare la tassa sui consumatori il problema è esattamente l’opposto: serviva eventualmente una defiscalizzazione dell’energia per alleggerire l’impatto delle quotazioni sui prezzi. Per mesi abbiamo sentito vari ministri giurare e spergiurare che un provvedimento simile era allo studio, ma ora sappiamo che l’energia seguiterà a aumentare. E, ovviamente, a dover fare i conti con il caro-energia saranno i ceti medi. A proposito: perché non tassare anche le antenne dei cellulari che oltretutto producono inquinamento elettromagnetico?

Che sia una finanziaria di classe lo conferma la decisone di blindare la legge: Fini e Tremonti hanno la delega a porre la fiducia se il dibattito parlamentare ne metterà in dubbio le false verità. E a proposito di verità, conviene riflettere sull’ultima di Tremonti: ieri ha dichiarato che l’11 settembre non c’entra nulla con la crisi. E’ vero, la crisi era partita prima, sia per l’economia reale che per quella finanziaria. Anzi, proprio grazie alle politiche espansive post 11 settembre, l’economia aveva ripreso a crescere. Il manifesto (e non solo) lo aveva sempre sostenuto. Tremonti e Berlusconi, invece negavano: gli serviva un alibi per giustificare i fallimenti della loro politica economica. Ora Tremonti ci ripensa e parla di crisi strutturale, per cercare nuovamente di giustificare quattro anni di fallimenti e la vacuità della finanziaria. Ma è tardi: già da domenica e poi con lo sciopero c’è da augurarsi che il governo venga mandato a casa. Forse con poco anticipo. Ma come diceva il maestro Manzi, «non è mai troppo tardi».