«Legge equilibrata Le proteste non ci smuovono»

Jacques Chirac, con prudenza, è corso ieri in soccorso del primo ministro Dominique de Villepin e del suo Cpe. «Sostengo totalmente e senza riserve l’azione del premier e del governo», ha affermato da Berlino, dove assisteva al consiglio dei ministri franco-tedesco. Era dal 2 marzo che Chirac non interveniva sulle questioni di politica interna, malgrado la rivolta contro il Cpe che infiamma le piazze di Francia. Villepin è rimasto ieri a Parigi, per rispondere alle interrogazioni dei parlamentari all’assemblea. Il primo ministro continua a difendere il Cpe e ad affermare che non cederà alla pressione della protesta. Un passo indietro è escluso, per il momento : «Il Cpe funzionerà – ha detto Villepin – e permetterà di diminuire la disoccupazione». Un Villepin esaperato ha urlato all’opposizione: «Migliaia di contratti, lo sappiamo, aspettano di essere firmati. Il Cpe è giusto ed equilibrato, offre vere garanzie, per la casa, la formazione, i crediti». Villepin ha comunque promesso ancora una volta di voler «avanzare con preoccupazioni di dialogo e di apertura, in particolare con i partner sociali». Sempre più rigido, invece, il ministro dell’Educazione, Gilles de Robien. In parlamento ha di nuovo accusato «la minoranza» degli studenti che protesta: «Una minoranza non può impedire agli altri di seguire i corsi».

Ieri, socialisti, comunisti, verdi e radicali di sinistra hanno presentato un ricorso contro il Cpe al Consiglio costituzionale. Ne contestano la legalità, perché rappresenta una rottura nell’eguaglianza di trattamento di tutti i lavoratori dipendenti, introducendo norme specifiche per i meno di 26 anni (due anni di periodo di prova, durante i quali è possibile un licenziamento senza giustificazione). Il segretario del Ps, François Hollande, facendo riferimento al tema della «rottura» – caro al collega-rivale di Villepin, Nicolas Sarkozy – ha afefrmato che «la rottura ormai è tra il governo e la maggioranza dei giovani». Hollande ha detto a Villepin che «le sue piccole aperture sono apparse come una grande chiusura». Ma, paradossalemnte, la mossa della sinistra con il ricorso al Consiglio di stato potrebbe far comodo a Villepin. Fornirgli, cioè, in caso di bocciatura dell’alta corte, una via di uscita onorevole, migliore di quella di cedere di fronte alla pressione della protesta. Normalmente, i saggi del Consiglio di stato hanno un mese per rispondere, ma il governo potrebbe chiedere la procedura d’urgenza che prevede una risposta entro otto giorni.

Ieri, l’uscita non era ancora chiara. Tutto dipenderà dalla mobilitazione della settimana in corso e dalla possibilità di far digerire il Cpe con delle modifiche (l’ultima idea allo studio è un salario garantito per tre mesi dopo il licenziamento, pagato da fondi pubblici). Il Medef (la Confindustria francese) chiede invece un «dibattito globale» sui «disfunzionamenti» del mercato del lavoro in Francia.