“Legati, imbavagliati e semi affogati ecco le speciali torture della Cia”

Tecniche di interrogatorio molto vicine alla tortura sono state usate dagli uomini della Cia per estrarre a presunti affiliati alla rete di Al Qaeda informazioni utili nella guerra al terrorismo. A documentare i metodi dei servizi segreti americani è un servizio andato in onda ieri sul network Usa Abc e basato su informazioni ricevute da funzionari ed ex funzionari della stessa agenzia.
Il servizio spiega che a partire dal marzo 2002 gli uomini dell´intelligence Usa furono autorizzati a utilizzare tecniche «progressivamente aggressive» nei confronti dei prigionieri sospetti di terrorismo: si va da un forte strattonamento al più violento water boarding, una pratica in cui il prigioniero è legato a una tavola bagnata con la testa più in basso rispetto ai piedi. Il capo è quindi ricoperto di plastica su cui viene versata dell´acqua: la sensazione che ha chi viene sottoposto a questa pratica è quella di affogare. Il tempo medio di resistenza, calcolano alla Cia, è di poche decine di secondi: poi la persona coinvolta inizia a parlare, per evitare nuove torture. Per questo, spiega Abc, Khalid Sheik Mohammed – una delle menti dell´11 settembre, catturato in Pakistan pochi mesi dopo l´inizio della campagna afgana – si guadagnò il rispetto dei carcerieri riuscendo a resistere due minuti e mezzo.
In tutto, la scala dell´interrogatorio duro così come previsto dalla Cia è composta da sei gradini. Le tecniche sono elencate in modo dettagliato in un documento chiamato Enhanced interrogation techniques: per sottoporre una persona a questi trattamenti è necessaria l´autorizzazione degli alti livelli dell´organizzazione, e solo una manciata di persone all´interno dell´agenzia sono state addestrate per condurre interrogatori in questa maniera. Le tecniche, riferisce Abc, sono state usate su almeno una dozzina di presunti membri di Al Qaeda nella rete di prigioni segrete della Cia sparse fra l´Asia e l´Europa dell´Est. Avrebbero portato a numerose confessioni. Una di esse, quella di Ibn al Shykh Libbi, finì nelle prove citate dal presidente Bush per dimostrare che Saddm Hussein si stava dotando di armi di distruzione di massa. Ma il racconto si rivelò poi falso.
Proprio perché dubitano dell´efficacia di confessioni ottenute in questa maniera i funzionari della Cia avrebbero rivelato alla Abc l´intera vicenda.