L’“ECONOMIA VERDE” ALLA CINESE

Nel 2007 la Cina otteneva il 7% della sua produzione energetica totale da fonti rinnovabili (solare, eolica, idrica, ecc.), ma punta ad arrivare almeno a un quinto del totale nel 2020. 1

Inoltre il governo cinese, alla fine di novembre, ha deciso di ridurre entro il 2020 del 45% il livello globale di emissioni di CO2 rispetto al 2005.

È solo un aspetto della gigantesca riconversione ecologico-produttiva che sta avviando la Cina socialista a partire dal 2003, per creare progressivamente un’economia verde ed uno sviluppo sostenibile in Cina, anche e soprattutto dal punto di vista ambientale ed energetico.

A questa prospettiva danno (giustamente) credito tutta una serie di studiosi e di centri studi occidentali, come la società di consulenza McKinsey (9 febbraio 2009) secondo la quale la Cina potrebbe riuscire entro il 2030 a “ridurre le importazioni di petrolio dal 30 al 40% e tagliare le emissioni del CO2 del 50% attraverso investimenti nelle nuove tecnologie verdi, secondo il rapporto.

Per trasformare l’economia cinese in una “green economy”, McKinsey stima che dal 2009 al 2030 dovrebbero essere investiti una media di 170-230 miliardi di euro all’anno, l’equivalente dell’1,5-2,5% del PIL cinese. Per esempio, scrive McKinsey, con l’aumento delle auto elettriche le importazioni di greggio “potrebbero essere ridotte di un terzo”

Già ora, ha notato sempre la McKinsey, “la combinazione di politiche di governo e iniziative su larga scala a livello industriale ha permesso, infatti, a Pechino di tagliare il volume di CO2 e di altri gas serra prodotti per ogni unità del PIL del 4,9% ogni anno negli ultimi 15 anni, rispetto alla riduzione degli USA dell’1,7% e della Germania del 2,7%”. 2

La strategia economica ed ecologica della Cina si fonda su sette elementi centrali, di cui analizzeremo brevemente presente e futuro, situazioni odierne e dinamiche nei prossimi anni.

•1) Sviluppo delle energie rinnovabili e pulite, quali l’energia solare, eolica, idrica e delle biomasse. I progressi ottenuti dalla Cina nel campo dell’energie pulite sono già enormi: nel luglio del 2009 la Cina aveva istallato 18 GW (giga watt) di energia elettrica idraulica, contro gli 86,07 installati in tutto a fine 2002, mentre nell’energia eolica 14,74 GW, più di otto volte rispetto al 2001 con un raddoppio ogni anno.3

I progetti per il futuro sono ancora più ambiziosi, visto che l’energia eolica arriverà a produrre nel 2020 ben 100 GW, sette volte la cifra attuale ottenuta dalla Cina nel settore in esame; si assisterà ad un’espansione iperaccellerata del settore fotovoltaico, in cui già ora il paese asiatico soddisfa quasi un terzo della domanda mondiale.4

* 2) Risparmio energetico.

Come ha notato il sito ecologista Gefis il 28 agosto 2009, anche l’edilizia in Cina “ha potenzialità enormi per diventare un settore trainante della green economy. Le stime dicono che i 40 miliardi di metri cubi attuali edificati nel paese dovrebbero quasi raddoppiare arrivando a 70 nel 2020: un mercato potenziale di 220 miliardi di dollari per l’edilizia verde se solo uno su due adottasse soluzioni low-carbon, di 439 se si applicassero norme più severe. Pechino pare intenzionata a seguire questa strada con standard di conservazione dell’energia dal 2010 per tutti i nuovi edifici di almeno il 50% che diventa il 65% in alcune città.

Altri passi avanti per il colosso asiatico, che conta ancora sul carbone per oltre i’80% della sua produzione elettrica; li sta facendo sull’efficienza energetica in generale. Nel piano di rilancio economico il governo cinese, ad esempio, ha previsto diverse misure per alcune industrie che dovrebbero portare ad un risparmio pari a 240 milioni di tonnellate di carbone entro il 2010.

Intanto l’etichetta energetica imposta agli elettrodomestici avrebbe fatto risparmiare 90 miliardi di kwh. Che la Cina punti decisamente a ridurre lo spreco di energia d’altra parte è chiaro anche dall’unico obbiettivo che è stato fissato nella lotta all’effetto serra: quello contenuto nel piano 2005-2010 di ridurre del 20% la propria intensità energetica (il rapporto tra energia consumata e ricchezza prodotta)”.5

Dal 1980 al 2008, il consumo energetico per ogni 10000 yuan di prodotto nazionale lordo cinese si è ridotto di tre volte ed è calato del 4,59% nel 2008 rispetto all’anno precedente, dimostrando un processo accelerato di aumento nell’efficienza e risparmio rispetto al consumo energetico.6

* 3) Auto elettriche.

Il pacchetto di stimolo economico, approvato dal governo cinese nell’ottobre 2008, ha puntato molto sul fatto che in futuro il mercato automobilistico cinese, in enorme espansione, sia basato nei prossimi decenni soprattutto su auto ecologiche o ibride.

“Il pacchetto stimolo ha stanziato 2,9 miliardi di dollari per la promozione dei veicoli elettrici nei prossimi 3 anni, con incentivi d’acquisto, fondi per la ricerca e commesse pubbliche.

Solo quest’anno le città cinesi acquisteranno 13mila veicoli elettrici. L’obbiettivo è di arrivare entro il 2011 a produrre in Cina mezzo milione di mezzi elettrici. Nel 2009 il mercato cinese dell’auto è diventato il più grande al mondo, superando gli USA; Si stima che saranno 10 milioni le auto vetture entro fine anno. Per il 2030 la stima è che sulle strade cinesi ci saranno 287 milioni di automobili, il 30% del totale mondiale:chiara l’importanza di una motorizzazione a basso impatto ambientale”. 7

* 4) Creazione, anche assieme ad altre nazioni, dell’Eldorado in campo energetico con il raggiungimento di una produzione su larga scala di energia attraverso la sintesi termonucleare.

A differenza della fissione nucleare, la fusione termonucleare può garantire energia illimitata per decine di milioni di anni (si basa sul litio e deuterio, estremamente abbondanti in natura), con impianti di assoluta sicurezza e limitate scorie nucleari deperibili in poche decine di anni.

La Cina ha costruito un reattore a fusione termonucleare che già nel settembre del 2006 ha prodotto corrente elettrica, seppur per un breve istante, dando il primo successo al “progetto EAST” approvato dal governo cinese con lungimiranza ancora nel 1998. 8

Inoltre la Cina partecipa a pieno titolo al progetto internazionale ITER, con Europa, Russia, Corea, Giappone e (forse) Stati Uniti: l’ITER entro il 2014 costruirà a Cadarache, in Francia, un grande impianto/laboratorio per lo sviluppo in pochi decenni dell’utilizzo su larga scala della più eccezionale fonte energetica, la fusione termonucleare che alimenta il nostro Sole e tutte le stelle dell’universo.

* 5) La costruzione di centrali nucleari a fissione della “terza generazione” , sul modello di reattori Westinghouse.

Dai 8,6 GW istallati nel 2008 avendo come fonte il nucleare civile, la Cina prevede di passare ai 40 GW del 2020. 9

* 6) La progressiva riforestazione del suolo cinese, che dal 1990 ha interessato ben 520000 km (due volte l’Italia) e che continuerà su scala ancora più accelerata nel gigantesco paese asiatico durante i prossimi decenni.

Secondo Tiziano Taiti (luglio 2008), “la Cina già da alcuni anni sta svolgendo un enorme sforzo per quanto riguarda la riforestazione del proprio territorio nazionale, ma negli ultimi tempi l’impegno ha raggiunto dei livelli veramente imponenti.

Le aree complessivamente riforestate in questi anni ammontano a ben 52,4 milioni di ettari. Cifra questa che fa della nazione cinese la prima nel mondo per quantità di territorio riforestato. Un’estensione immensa!

Se calcoliamo tutta l’area boschiva complessiva e quindi in questo dato inseriamo anche il quantitativo di ettari di terreno riforestato, essa raggiunge la considerevole cifra di ben 175 milioni di ettari che equivalgono al 18,21% di tutta la superficie nazionale. Numeri che fanno della Cina la terza nazione al mondo per copertura boschiva.

Cifre di portata davvero enormi, ma se dall’area boschiva passiamo a considerare il numero di alberi effettivamente piantati ci rendiamo ancora più conto della colossalità dell’impegno profuso dalle autorità cinesi in questo campo. In trent’anni sono stati piantati ben 51,54 miliardi di alberi e solo nell’anno 2007 sono stati impiantati ben 2,27 miliardi di alberi”.10

A partire dal 2008 e con un’ulteriore stanziamento pubblico, pari a 3,5 miliardi di yuan (seicento milioni di dollari) per il solo 2009, la Cina punta apertamente a riforestare entro il 2020 altri due milioni di chilometri quadrati, pari a più di sei volte l’estensione dell’Italia…

* 7) Riutilizzo ai fini energetici delle biomasse, con esclusione preventiva dei cereali, attraverso un piano statale varato dal governo cinese nell’estate del 2009.

“Secondo il piano dello sviluppo dell’industria energetica delle biomasse (2007/2015) varato recentemente dal Ministero dell’Agricoltura, nel 2015 gli usufruttuari rurali di biogas dell’intero paese raggiungeranno quota circa 60 milioni di famiglie, con una produzione annuale di biogas di 23,3 miliardi di metri cubi. Verranno istituiti 8 mila progetti per la produzione di biogas nei centri d’allevamento di animali terrestri e marini di certe dimensioni, che saranno in grado di produrre annualmente670 milioni di metri cubi. Nel frattempo, verrà costruito un gruppo di centri d’applicazione di combustibili ricavati da paglia e stazioni per i rifornimento concentrata di gas derivante dalla combustione gassose della paglia, per sviluppare in modo appropriato le colture delle risorse energetiche attraverso l’utilizzo di terreni marginali, in modo da soddisfare la domanda nazionale di materie prime per combustibili liquidi.

Il piano avanza inoltre che nel 2010 nell’intero paese sarà costruito un gruppo di basi per la produzione di energia da biomasse agricole e le tecnologie fondamentali di certi settori raggiungeranno il livello avanzato internazionale. Nel 2015 verranno costruite un gruppo di basi per la produzione di energia da biomasse agricole, con la costituzione fondamentale di un sistema di innovazione tecnologica e sviluppo industriale, una notevole riduzione dei costi per la valorizzazione, l’utilizzo e la realizzazione preliminare della commercializzazione dell’industria.

Nel paese lo sviluppo delle risorse energetiche derivanti da biomasse agricole presenta enormi potenzialità. Secondo quanto illustrato dal responsabile del Ministero dell’Agricoltura, “attualmente il nostro paese produce annualmente circa 600 milioni di tonnellate di paglia,tra cui 300 milioni possono essere usate per produrre risorse energetiche equivalenti a 150 milioni di tonnellate di carbone standard. Circa tre miliardi di tonnellate di escrementi di animali e uccelli, se venissero effettivamente utilizzati, potrebbero produrre enormi quantità di biogas. In molti terreni marginali quali le zone montane, le pendici incolte ed il suolo salino e arido si possono piantare canne da zucchero, sorgo dolce, patata dolce ed altre colture per produrre risorse energetiche. Inoltre, sono un gran numero i gusci del riso, i cuori del mais ed i residui di canna da zucchero ed altri prodotti secondari della lavorazione agricola che possono essere trasformati in biomasse per l’energia”.11

I “sette punti” sopra analizzati a loro volta fanno parte della nuova e globale concezione dello sviluppo (la “categoria scientifica di sviluppo”) elaborata dal partito comunista cinese e dal suo nucleo dirigente, guidato da Hu Jintao a partire dal 2003, nella più profonda indifferenza della (masochistica ed impotente) sinistra antagonista del mondo occidentale.

Sulla concezione “scientifica dello sviluppo” torneremo in un prossimo futuro, dedicandovi uno studio tematico ad hoc.

NOTE

* 1 ) G. Battaglia, “Verde Cina”, 25/06/2008, in www.chen-ying.net
* 2 ) “China can buid “green economy” by 2030?, 26 febbraio 2009, www.chinadaily.com.cn
* 3 ) “China installed generation capacity suurpasses 800 GW”, in www.pump-zone.com
* 4 ) “Cina, 2015. L’anno del sorpasso con gli USA”, 3 luglio 2009, Redazione di Energia spiegata, in www.energiaspiegata.it
* 5 ) “La Cina continua la sua corsa verde”, 27 agosto 2009, in www.gefisecologia.blogspot.com
* 6 ) “China’s energy efficency greatly improved”, 5 ottobre 2009, in english.peopledaily.com.cn
* 7 ) “La Cina continua…”, op cit.
* 8 ) “China claims fusion reactor test a succes”, 28 settembre 2006, in www.msnbc.msn.com
* 9 ) “Cina, 2015…”, op cit.
* 10 ) T. Taiti, “In Cina enormi aree riforestate”, 2 luglio 2008, in geoscienza.myblog.it
* 11 ) “Cina: varato il piano dello sviluppo dell’industria delle biomasse agricole “, 13 agosto 2009, in crinoline, italian.cri.cn