L’ecomostro a stelle e strisce

Cinquantamila metri cubi di nuove strutture militari Usa sulla Maddalena. Il no di Soru
La base triplica Il progetto di Bush, finanziato con diciotto milioni di dollari, amplia la base del 300 per cento. Sarà presentato nei prossimi gioni al governo italiano

Chiudere la base della Us Navy alla Maddalena? Non se ne parla nemmeno. Il governo Berlusconi ha già concesso l’autorizzazione al raddoppio. Ma all’amministrazione Bush non basta. Diciotto milioni di dollari sono stati stanziati dal Congresso per un piano di potenziamento che porterebbe ad un ampliamento della zona sotto amministrazione americana pari al 300 per cento di quanto già esiste. Il piano sarà consegnato al ministro Antonio Martino la prossima settimana. Se passerà, nell’arcipelago della Maddalena, che è sede di un parco naturalistico nazionale, sorgerà un ecomostro militare di proporzioni spaventose. Sotto le quattordici pagine che illustrano il piano c’è la firma dell’ammiraglio Harry Ulrich, capo del Comando della Us Navy per il Mediterraneo. Il documento spiega nel dettaglio che cosa gli americani vorrebbero fare. Attualmente la base Usa occupa la parte meridionale di Santo Stefano, una piccola isola a sud della Maddalena. Il primo obiettivo dell’ammiraglio Ulrich è quello triplicare quanto già c’è nella zona sud di Santo Stefano e di occupare anche la zona nord dell’isola, dov’è prevista la costruzione di cinquantamila metri cubi di nuove strutture militari. Gli americani, inoltre, vorrebbero che il ministero della difesa gli concedesse l’utilizzo di due terzi dell’arsenale della Marina italiana alla Maddalena dimesso da molti anni, che sta sul mare e che diventerebbe quasi una seconda base, un porto sicuro dove far attraccare i sommergibili nucleari e le navi appoggio. L’arsenale è parte integrante del centro storico della Maddalena, è in città. La gente ci va a passeggiare, ora che è dismesso. E ci sono diversi progetti di riutilizzo ai quali sta pensando l’amministrazione comunale. Ad esempio quello di farlo diventare un porto turistico o una struttura di supporto al Parco naturalistico nazionale. Se passa il piano dell’ammiraglio Ulrich, l’arsenale diventerà un’ area militare blindata e il pericolo d’inquinamento radioattivo, che ora proviene solo da Santo Stefano, separata da un buon tratto di mare dalla Maddalena, sarebbe presente anche nel centro abitato. Sempre nel centro abitato, il piano dell’amministrazione Bush prevede la costruzione di alloggi per altri 350 militari, gli effettivi in più previsti a sostegno del potenziamento strutturale della base. Le case dovrebbero sorgere in una zona lontana dalla cittadina della Maddalena, un residence chiuso e riservato.

Ma gli obiettivi che danno il senso dell’operazione che la Us Navy vorrebbe realizzare sono altri due. Il primo è quello di addestrare truppe speciali americane, le stesse che sono impiegate nelle operazioni di guerra, a Punta Rossa, nell’isola di Caprera. Il secondo consiste nell’aumentare la capacità operativa dei sommergibili nucleari di stanza a Santo Stefano. Queste due sono le finalità strategiche che il governo americano si propone. E’ evidente che si punta a trasformare la base sarda da semplice punto di appoggio in una struttura militare operativa, in un’area, il Mediterraneo, che gli Usa considerano sempre più rilevante ai fini delle loro strategie militari. La cosa non è di poco conto. La Maddalena non è una base Nato. E’ una base americana. Ormai totalmente svincolati da qualsiasi obbligo di consultazione degli alleati nei loro progetti di guerra su scala planetaria, gli Stati Uniti possono rendere operativa in qualsiasi momento la struttura della Maddalena a supporto delle operazioni in corso o di quelle che potranno essere decise. Senza che questo comporti il coinvolgimento e l’assenso delle autorità politiche italiane. La Maddalena deve essere potenziata per passare da punto di sostegno logistico a base operativa di guerra. Un pezzo di territorio italiano potrebbe entrare nel gioco della guerra preventiva che Bush combatte nel mondo.

Per fare passare il piano Ulrich ha attivato una vera e propria strategia del consenso. Sa bene che in Sardegna l’orientamento dell’opinione pubblica è nettamente contrario alla presenza Usa alla Maddalena. «Da quando l’amministrazione è cambiata, il clima politico si è fatto meno favorevole». Così si legge nella nota introduttiva del piano di potenziamento. Il riferimento è alla giunta di centrosinistra che ha vinto le ultime elezioni regionali e che chiede che la base della Maddalena sia chiusa. Ulrich ha consegnato il documento prima a Renato Soru che al ministro Martino. Poi è andato di persona alla Maddalena per parlare con il sindaco Angelo Comiti. La risposta non è stata confortante per l’ammiraglio. Soru ha ripetuto che gli americani dalla Maddalena se ne devono andare. Comiti non ha usato mezzi termini: «Farò azioni clamorose se il piano di espansione della Us Navy dovesse attuarsi». La partita è appena agli inizi. La prossima mossa spetta, tra pochi giorni, ad Antonio Martino.