Le voci dell’altra America

La Nato che si mobilita contro un atto di guerra, gli Stati uniti che annunciano una politica per “porre termine agli stati che sostengono il terrorismo”. E’ l’inizio della terza guerra mondiale? Lo chiediamo a Richard Falk, professore a Princeton, uno dei teorici della democrazia internazionale e della globalizzazione dal basso, autore del libro “Per un governo umano” (Asterios).
“E’ certo l’inizio di una guerra globale, diversa da tutte quelle che abbiamo conosciuto, e con la particolarità che non ci sono soluzioni militari a questo conflitto. Eppure i leader occidentali hanno reagito subito in termini militari e il rischio è che questa finisca per essere davvero una guerra tra civiltà, con conseguenze ben ancora più gravi e drammatiche di quelle che hanno avuto gli attacchi a New York e Washington. Ci potrebbe essere un dilagare della violenza a scala planetaria che non ha precedenti”.
Una guerra senza un nemico? “E’ una guerra contro un nemico evanescente – replica Falk – la cui immagine viene costituita da una rete terroristica internazionale, con un ruolo del gruppo di Osama bin Laden, legata ad alcuni stati ostili agli Stati uniti, che danno sostegno, copertura e finanziamento ai terroristi. La strategia del governo americano sarà di enfatizzare la dimensione del conflitto tra stati, sul modello usato al tempo dell’attacco contro la Libia accusata allora di sostenere il terrorismo, anche perchè a Washington si pensa che quell’azione sia stata efficace nel convincere la Libia a cambiare politica”.

Seymour Melman, a 84 anni, è uno dei personaggi più noti della sinistra americana, professore alla Columbia University di New York è stato lo studioso più attento dell’economia militare americana, leader pacifista ai tempi del Vietnam e della nuova guerra fredda. Il suo ultimo libro “After capitalism” sta per uscire dalla casa editrice Knopf. Gli ripetiamo la stessa domanda: “Quanto è avvenuto realizza le peggiori previsioni del mio nuovo libro: non è l’inizio della terza guerra mondiale, ma il lancio di una campagna globale per l’egemonia degli Stati uniti. La camera dei rappresentanti ha appena firmato un assegno in bianco al presidente stanziando 40 miliardi di dollari per nuove spese militari. E non si capisce chi potrebbe contenere o fermare questa strategia americana: l’Europa e la Russia si sono subito accodati, la Cina pensa solo al proprio sviluppo, su un modello che potremmo chiamare un capitalismo di stato con i computer. Non c’è nulla che potrebbe fermare quest’offensiva americana, anche nel mondo islamico le élite finirebbero per piegarsi, i fondamentalisti finiranno per essere isolati e neutralizzati. Tutto questo è un’occasione colossale per l’élite politica e militare dell’occidente, per avere più potere, più risorse, più persone sotto il suo controllo”.

Come può avere successo una risposta militare contro un avversario come il terrorismo che elude la logica della guerra tradizionale? Cora Weiss, presidente dell’International Peace Bureau e promotrice dell’Appello internazionale per la pace dell’Aia non ha dubbi: “Abbiamo bisogno di giustizia, non di guerra. La mobilitazione della Nato è terribile, contro un nemico che non siamo dove sia e chi sia. Ma un nemico c’è, dobbiamo dire chiaramente che il fondamentalismo e il terrorismo sono nemici di tutti noi. Dobbiamo proteggere la nostra sicurezza, ma non distruggere Kabul: che vuol dire la politica di Bush? Vogliamo cancellare l’Afghanistan dalla carta geografica? Le risposte che sono necessarie sono politiche, chiudere il gap tra ricchi e poveri, tra bianchi e neri, tra nord e sud del mondo”.
Insiste Richard Falk: “La ragione suggerirebbe che non c’è possibilità di difesa militare contro operazioni terroristiche – replica Falk – Le minacce vanno affrontate politicamente, non con più spese militari, o con progetti come quello delle guerre stellari. Quanto è successo mostra che l’approccio di Bush non può assicurare la sicurezza, eppure il governo Usa continuerà a premere perchè sia approvato, perchè anche lo spazio sia militarizzato”.
Qual è invece la dinamica sul “fronte interno” della società americana? “La logica della reazione militare annunciata è rivolta soprattutta all’interno – commenta Falk – per mostrare alla società americana che gli Usa non sono deboli, non sono vulnerabili, non sono sconfitti. Il rischio è che si alimenti davvero una guerrà tra civiltà diverse, che si ritorni allo spirito delle crociate medievali, l’ultima volta che l’occidente ha provato a distruggere il mondo islamico”.
Com’è possibile che questi attacchi terroristici abbiano avuto l’effetto paradossale di rafforzare proprio i poteri più forti?
“Il quadro che sta dietro questi attacchi è certo più complesso dell’azione di bin Laden – commenta Richard Falk – Il risultato oggettivo è che ai poteri più forti questo esito non dispiace. Il risultato di questi attacchi è che Israele si ritrova un mandato in bianco per trattare a modo suo con i palestinesi, crea una situazione in cui tutti i governi repressivi hanno via libera nei confronti di qualunque sfida possano subire, aumenta insomma la legittimità di politiche di repressione. Il governo Usa è ora più forte nei confronti della propria società civile, i cittadini saranno pronti ad accettare limitazioni della libertà, a dare più poteri discrezionali alla polizia nei confronti dell’opposizione. Tutto questo rafforza quello che abbiamo visto con le maniere usate dal governo italiano nei confronti della protesta contro il G8 di Genova del luglio scorso”.

Seymour Melman è d’accordo: “La macchina da guerra dell’occidente sarà diretta anche contro tutti quelli che non sono disposti a sostenerla: chiederanno a tutti una lealtà incondizionata, passeranno come uno schiacciasassi sulle voci di dissenso. E’ difficile prevedere per quanto tempo la gente soccomberà al conformismo e quali fattori potranno spingere la gente a fermare questa centralizzazione del potere: per esempio la crisi economica, la recessione, una disoccupazione che oggi è intorno al 10 per cento se contiamo bene i senza lavoro”.

Che si può fare allora? Per Cora Weiss la parola d’ordine è chiedere moderazione. “Dobbiamo condividere il lutto per la tragedia, limitare le risposte militari e dare risposte alle domande di giustizia. L’occhio per occhio rende tutti ciechi. Dobbiamo continuare a riunirci, a manifestare, far sentire le voci dei movimenti che in questi gironi sono soffocate dal clamore di guerra che occupa la stampa di tutti i paesi”.
Per Seymour Melman la strada è trovare risposte ai conflitti. “Bisogna fare di tutto per trovare soluzioni politiche ai punti di crisi, a cominciare dal Medio oriente, dove una soluzione negoziata tra Israele e Palestinesi è più urgente che mai. Sarebbe l’unica cosa che smonta il potere della Nato da una parte e dei fondamentalisti islamici dall’altra. Quello spettacolare attacco terroristico ha avuto l’effetto di consegnare un potere senza precedenti agli Stati uniti. E’ una morsa in cui anche i nuovi movimenti globali rischiano di essere soffocati. Le autorità useranno tutta la forza che vogliono per reprimerlo, si vorrà mettere paura alla gente perchè non vada a manifestare. Ci sarà una strategia di isolare tutti gli oppositori. Sono strategie già usate in passato, ma chi si ricorda della montatura dell’incidente nel Golfo del Tonkino che aprì la strada al coinvolgimento Usa in Vietnam? Quello è successo 35 anni fa, le nuove generazioni non ne sanno nulla, e i governi hanno ora via libera”.
Richard Falk guarda all’Europa: “L’Europa e la società civile di tutto il mondo devono chiedere che non ci siano reazioni militari indiscriminate. Un effetto positivo di questa vicenda è che gli Stati uniti si sono accorti che hanno bisogno del resto del mondo, che non riescono a essere a superpotenza unilaterale. E i nuovi movimenti globali devono continuare a chiedere che che siano affrontati i problemi del pianeta, le sofferenze degli oppressi, le diseguaglianze, che le decisioni a scala globale siano prese in modo più democratico e rappresentativo. Se no la violenza, in un modo o nell’altro, sarà destinata a restare con noi”.