Le vittime di Pinochet e la burla di Lagos

C’è un patto scellerato tra il presidente (nella foto ap) e il capo dell’esercito: una legge fatta in fretta e furia per lanciare una ciambella di salvataggio ai torturatori grazie alla clausola in base a cui i loro nomi dovranno restare segreti per 50 anni

L’Unione di ex-prigionieri politici del Cile (UNExPP) si è battuta e si batte per chiedere leggi in favore delle vittime della tortura durante i 17 anni della dittatura di Pinochet. Senza le nostre iniziative di pressione, con scioperi della fame e veglie, non avremmo avuto neppure la miserabile legge del 2003 perché c’era chi avrebbe voluto che la decisione del presidente Ricardo Lagos fosse rinviata. Ora vediamo i risultati del patto scellerato fra il presidente Lagos e il capo dell’esercito, generale Emilio Cheyre: una legge fatta in fretta e furia per lanciare una ciambella di salvataggio ai torturatori grazie alla clausola che i loro nomi dovranno restare segreti per 50 anni. La UNExPP ha chiesto alle vittime a non lasciarsi ingannare dalle sirene. La nostra critica si riferisce al rifiuto dello Stato cileno di pagare un indennizzo giusto e adeguato, come previsto dall’articolo 14 della Convenzione dell’Onu contro la tortura. Lagos e il suo governo hanno scelto di burlarsi dei nostri diritti e hanno proposto una cinica riparazione ipocritamente definita «austera e simbolica». Quella che tutti i gruppi di ex-detenuti politici avevano proposto al governo parlava di una «riparazione integrale». Il nostro progetto di legge, presentato alla Moneda nell’aprile del 2004, prevedeva un indennizzo di base pari a 55 mila euro, che doveva incrementarsi di 270 euro per ogni giorno di detenzione e sulla base di altri fattori (gli effetti sofferti come l’invalidità, gli stupri, ecc.). Inoltre aggiungevamo la richiesta di soluzioni per la casa, borse di studio per i figli e nipoti, pensioni e diritti previdenziali. Sul piano giuridico esigevamo l’annullamento del decreto legge che prevedeva l’amnistia, la non prescrizione dei delitti di lesa umanità e la designazione di giudici con il compito esclusivo di occuparsi dei casi provati dalla «Commissione nazionale di detenzione politica e tortura». La legge del 2003 frustra le attese delle vittime da ogni punto di vista. Prevede una pensione «riparatoria» miserabile (168 euro al mese). Approfitta della morte della vittima per privare di ogni beneficio la vedova e gli altri familiari. Discrimina i politici e i funzionari pubblici del governo del presidente Allende e li esclude dai benefici. Fino alla beffa di sospendere i 62 euro al mese delle pensione minima di sussistenza alle vittime che ne fruivano. Insomma, una vera truffa da parte dello Stato cileno, «sparata» come fosse chissà che a uso dell’opinione pubblica nazionale e internazionale, mentre si è trattato di una burla crudele ai diritti di decine di migliaia di vittime. La legge di Lagos ha raggiunto il suo sinistro obiettivo – coprire i crimini di tortura e l’impunità per i torturatori – con l’appoggio della classe politica al potere e dell’establishment. La lotta contro la dittatura di Pinochet ha avuto come risultato la caduta del tiranno. Ma la transizione è stata tanto lenta che ancora siamo impigliati nelle trappole lasciateci dalla dittatura e dal suo modello economico che favorisce lo sfruttamento. A uso esterno si vuole dare l’immagine falsa di una costituzione riformata a fondo e di una transizione che così è giunta al suo termine però a quasi 16 anni dalla caduta della dittatura siamo ancora molto lontani da una vera democrazia.

La legge del 2003 è offensiva, si prende gioco delle vittime e riapre le ferite. Con la mobilitazione e il ricorso alla giustizia cilena l’UNExPP e le vittime si propongono di obbligare lo Stato a presentare leggi decenti. Altrimenti ci rivolgeremo alla giustizia internazionale, cominciando con la Corte interamericana per i diritti umani. Per questo le vittime di Pinochet che non hanno avuto giustizia in «democrazia» hanno bisogno che a livello internazionale sia denunciata l’impunità e la farsa della riparazione. E tutte le manovre politiche che abbiano come obiettivo un «punto final» delle inchieste sui crimini e le violazioni dei diritti umani in Cile.

*Avvocato e presidente della UNExPP, ex governatore della provincia di Osorno nel governo Allende, detenuto politico per due anni e poi espulso in Svezia