Le urla di aiuto nella città morta

Le immagini in tv somigliano a un film di Romero. E mostrano il fallimento Usa
Contraddizioni Washington destina aiuti agli «stati del golfo», ma nel frattempo la Guardia nazionale è stata mandata in Iraq. A difendere un altro golfo

LOS ANGELES
Il cataclisma al rallentatore di New Orleans merita la designazione di catastrofe «biblica» che gli affibbiano i media: è la tragedia di una città intera cancellata nel giro di poche ore, come una Gomorra spazzata via da un diluvio vendicativo. Ma le scene riportate dalle televisione rimandano piuttosto alle apocalissi immaginate da George Romero: drappelli di sopravvissuti ormai allo stremo, morenti sui tetti che implorano aiuto con cartelli disperati, bande armate che si procurano le ultime provviste nei negozi abbandonati. La città del jazz – capitale del delta, francese, spagnola, caraibica – la città del gumbo e del voodoo, una delle poche metropoli davvero affascinanti del Nord America ormai non esiste più. Ma nelle sue acque melmose e velenose – oltre ai cadaveri galleggianti, ai liquami delle fogne e agli scarichi fuoriusciti dalle piattaforme petrolifere del golfo – si mescolano anche alcuni sporchi segreti. Nella conca che era la principale città della Louisiana si stima siano rimasti ad attendere l’uragano, più di 200.000 persone (circa il 20% della popolazione). Quelli, si dice, che non hanno voluto seguire l’ordine di evacuazione. Ma non è del tutto esatto. L’evacuazione era stata sì consigliata ma poi lasciata alla decisione dei privati cittadini senza nessun tipo di organizzazione. Chi è rimasto non aveva altre risorse. Né parenti altrove da cui rifugiarsi né la possibilità di pagare un albergo: parliamo della popolazione più inerme e marginalizzata di una delle metropoli più povere d’America.

Secondo i dati resi noti la scorsa settimana dal Census Bureau, negli Usa, la popolazione che vive sotto la soglia della povertà è aumentata in un anno di oltre un milione di persone, mentre la media nazionale si attesta su un guadagno di 44.000 dollari. A New Orleans, superare i 24.000 è già un traguardo.

Il disastro ha così smascherato la verità di un terzo mondo che vive invisibile in tutte le città americane: quello dei disoccupati, degli homeless, degli anziani indigenti e degli invalidi abbandonati a se stessi.

Scene di devastazione che assomigliano più ad un disastro «haitiano» che alla Manhattan dell’11 settembre: la popolazione di New Orelans è nera al 68%, sei volte oltre la media nazionale.

Del resto, bastava una passeggiata su Canal Street – il viale centrale oggi semisommerso e dal quale sono partiti i primi disperati assalti ai supermercati – per rendersi conto di essere arrivati in una città nera: dai manifesti dei «re» del carnevale incorniciati in vetrina accanto a quelli di Malcolm X e Martin Luther King ai vestiti eleganti esibiti per le messe gospel della domenica. Il colore di New Orleans era nero e ti dava il benevenuto nei volti di poliziotti, dei tassisti e dei portinai quanto il muro di caldo, solido e opprimente, e il profumo di jambalaya della grande capitale creola d’America.

«Non si tratta cosi’ nemmeno un cane» ha detto un uomo indicando un cadavere su di un’aiuola vicino a tre bambini piccoli che piangevano per fame, «guardate i soldati e i poliziotti, passano qui davanti nei loro camion con l’aria condizionata e nessuno si ferma». «Non potete pretendere che dopo una vita la gente, oppressa dalla povertà, non si sfoghi» spiegava un testimone all’assalto di un supermercato. «Vi preoccupate degli sciacalli mentre noi stiamo morendo sotto i vostri occhi» ribatteva piangente una donna intervistata dalla radio davanti ai suoi bambini. «Quelli almeno qualcosa da bere ce la portano».

Molti profughi hanno ricevuto solo le visite di giornalisti mentre i responsabili di FEMA, la protezione civile, croce rossa e homeland security si dichiaravano «non al corrente». Da qui le ostilità tra «autorità soccorritrici» e profughi, una ostilità armata sul modello delle riots, le sommosse urbane a sfondo razziale tipiche delle città americane, da Newark a Watts, da Liberty City a Los Angeles.

Tutto questo mentre a Houston ci si incaponiva nell’assurda distinzione fra pullman di sfollati «ufficiali» e clandestini, quelli arrivati con mezzi di fortuna. Ma anche l’astrodome si rivelava semplicemente un errore di calcolo quando veniva dichirato pieno con decine di migliaia di sfollati senza piu’ un posto dove andare.

I contrasti «interni» fra diverse «fazioni» di soccorritori sottolinea l’abbietto fallimento e il caos in cui versano le operazioni. Le autorità preposte al salvataggio e alla gestione del disastro si sono dimostrate clamorosamente impreparate, una vergogna amplificata dalla lampante inefficienza della gigantesca macchina cresciuta negli ultimi tre anni per far fronte a grandi emergenze.

Forse New Orleans doveva servire da banco di prova e al posto dell’uragano avrebbe potuto esserci un attacco terroristico. Ma se così, è lo stesso impossibile non registrare il fallimento del dipartimento di homeland defense – il ministero per la difesa della patria con carta bianca e maxiportafoglio – nato in teoria per far fronte proprio a questo tipo di situazione. La vergogna di New Orleans è accresciuta dai miliardi spesi nel nome della protezione civile nell’«era del’emergenza». Attorno alla minaccia terrorista, infatti, è sorta un’economia miliardaria simile a quella della guerra fredda: stanziamenti, addestramenti, personale e centri studio, tutti latitanti per la gente di New Orleans che giustamente chiede ora quale patria ci si sia così costosamente peparati a difendere.

«Stiamo mandando soldati ed elicotteri», ripete da giorni Micahel Chertoff potente capo di homeland defense. «E’ troppo tardi, maledizione, troppo tardi!» gli urla inferocito il sindaco Ray Nagin. E le sue lacrime in una diretta che le Tv sono state costrette a censurare per le troppe parolacce fanno eco a quelle dei migliaia di sfollati lasciati a marcire in una città che promette assistenza ma non la dà. Una città dei morti, così come venivano chiamati gli oltre quaranta cimiteri presenti a New Orleans. Solo che oggi anche i morti sono annegati.