Le truppe britanniche negoziano con i capi tribali e si ritirano

Le forze britanniche della Nato in Afghanistan hanno cominciato a ritirarsi dal distretto di Musa Qala, nella provincia meridionale di Helmand, teatro nell’estate di sanguinose battaglie con i ribelli Taliban. Operazioni militari continuano altrove: ad esempio nella vicina provincia di Uruzgan, dove ieri aerei da guerra degli Stati uniti hanno ucciso un gruppo di ribelli tra cui il loro comandante.
Il ritiro dei britannici da Musa Qala è senza precedenti. E’ un «ridispiegamento tattico», ha spiegato ieri ai giornalisti il comandante delle truppe Nato in Afghanistan, il generale (britannico) David Richards, secondo cui il termine «ritiro» è improprio: le forze internazionali lasciano Musa Qala, ha spiegato, perché la sicurezza è notevolmente migliorata dopo la tregua negoziata all’inizio di settembre tra le forze internazionali e i capi tribali del distretto. Quello che il generale Richardson chiama «ridispiegamento» può essere visto però come una ritirata (ad esempio dal governo di Kabul, che non ha controllo reale sul territorio in particolare nel sud). E d’altra parte la natura di quella tregua negoziata è sotto scrutinio.
L’accordo che ora permette alle truppe Nato di «ridispiegarsi» – in altri termini, permette ai miitari britannici di ridimensionare il loro impegno – è stato negoziato dall’ex comandante delle forze britanniche in Afghanistan, brigadiere Ed Butler, e da un alto funzionario del Foreign Office con i capi tribali del distretto. Il ministero della difesa di Londra ha categoricamente smentito che ci sia stata una trattativa con i Taleban. L’accordo però era che le truppe Nato (cioè britanniche) accettavano di ritirarsi se i capi tribali garantivano che i Taleban mettevano fine ai loro attacchi. E così è avvenuto: nelle ultime cinque settimane la zona è stata ampiamente tranquilla. Così le truppe Nato si sono gradualmente ritirate, anche dalla città capoluogo, su richiesta dei capi tribali – che, dicevano, sono ormai in grado di garantire la pace. «Non c’è più bisogno che stiamo là», ha detto ieri il generale Richards ai giornalisti, a Kabul: «Ci riserviamo il diritto di ribilanciare le nostre truppe ridispiegandole la se la situazione militare lo richiederà». In tutto, 120 soldati sono stati ritirati da Musa Qala, riferisce l’agenzia Afp citando dunzionari della Isaf (la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza in Afghanistan, che ormai coincide con la Nato). La sicurezza del distretto ora è affidata a una milizia locale e una forza di polizia reclutata in loco e stipendiata dal governatore della provincia di Helmand.
E’ la prima volta che la Nato abbandona un distretto in seguito a un accordo con i capi locali, e ieri a Kabul i portavoce della forza internazionale dicevano che la cosa potrebbe servire da modello. Quando il Pakistan ha negoziato un accordo con i capi tribali del Nord Waziristan, territorio semiautonomi sotto la sovranità pakistana, la cosa è stata molto criticata in Afghanistan (e negli Usa) come un «trattare con i Taleban», cioè con il nemico (e Islamabad si è difesa dicendo che, al contrario, l’accordo era con i capi tribali precisamente per isolare i Taleban). Per questo ora i dirigenti britannici si sono preoccupati di chiarire che loro hanno trattato con i capi tribali e non con i ribelli. Ma l’ambiguità è notevole: i comandanti della Nato non avranno negoziato direttamente con i comandanti Taleban, ma alla fine erano proprio loro la parte in causa.
L’impegno militare britannico in Afghanistan – e in Iraq – continuano a tenere il governo di Londra sulle spine. Ieri il brigadiere Butler, che ha da poco lasciato il comando del contingente in Afghanistan, ha dichiarato che la decisione di stornare le forze per la guerra in Iraq sarà costata all’occidente «anni di impegno militare in Afghanistan».
E’ il secondo alto ufficiale che critica la politica di Blair sull’Iraq in meno di una settimana: il comandante in capo dell’esercito generale Richard Dannat aveva detto la settimana scorsa che la presenza delle truppe del Regno unito in Iraq ormai è un elemento che peggiora la violenza.