Le madri della verità

Provate a immaginare lo stato d’animo di chi, mentre se ne sta seduto al bar a bere una birra, vede entrare e sedersi al tavolo accanto al suo l’uomo che l’ha rapito e torturato. Denunciarlo? Neanche a pensarci: ci sono leggi dello stato che hanno cancellato i reati commessi durante la dittatura, per cui quel macellaio è libero di andarsene in giro dove meglio crede. Puoi alzarti di scatto e assestargli un cazzotto in faccia senza neanche spiegargli perché, con il rischio che lui non riesca a mettere a fuoco, chissà quanti ne ha rapiti e torturati, per poi magari gettali nell’oceano. Oppure puoi essere preso dal panico e scappare come da un incubo che ti perseguita da quel giorno terribile. Sono tutte reazioni spontanee, comprensibili in un paese dove 30 mila persone sono state fatte sparire e dove ogni giorno potresti incontrare uno dei tanti macellai. Così, succede anche al viaggiatore che conosca la storia di quel paese di guardarsi intorno, in un bar, in una strada, osservando i volti e cercando in essi chissà quale storia oscura, e chissà da quale parte vissuta: dalla parte delle vittime? Dalle parti dei carnefici?
Mujeres è un libro che racconta «storie di donne argentine», donne che hanno vissuto una stagione drammatica in prima persona, o come madri, nonne, figlie di persone fatte scomparire da una dittatura durata dal ’76 all’83. L’ha scritto, con sapienza e la curiosità di un viaggiatore informato e di parte, Riccardo De Gennaro, una strana persona che ha scelto di lasciare il giornalismo e la parzialità del giorno per giorno per andare là dove curiosità e passione lo portano. E’ finito in Argentina, dunque, e dopo aver riversato sull’ultima pagina del manifesto (rubrica «Storie») alcune testimonianze raccolte nel suo vagare ha deciso di consegnare un progetto più organico alla manifestolibri. Ne è nato Mujeres. Storie di donne argentine (pp. 134, 15). Alle sue mille domande di europeo sbarcato in America latina per capire qualcosa, della dittatura e di ciò che lascia, dei rimossi, delle ferite sul corpo delle persone attraversate da una tragedia nascosta o che il mondo non ha voluto vedere – l’Italia democratica che ha sofferto per i cileni non s’è occupata degli argentini, il 40% di origine italiana – De Gennaro trova alcune risposte nel racconto delle donne, nelle Madri di piazza di Maggio nella «loro capacità di distinguere, grazie a una straordinaria sensibilità acquisita, il bene dal male. Come se fossero in possesso di uno strumento speciale di cui noi non disponiamo, le Madres sentono prima degli altri dove va il Paese, sanno se l’uomo politico che parla in televisione intende davvero fare il bene del suo popolo, oppure è anch’egli un impostore, come Broges definiva Perón».
Nel libro parlano nonne e nipoti, fluiscono rapide le storie della desaparecida e della luchadora, della piquetera, dell’imprenditrice, dell’immigrata, dell’esiliata. L’analisi politica della dittatura e della «democrazia», della povertà, del crac finanziario e delle forme di opposizione autorganizzata in Argentina che potete leggere quotidianamente sul manifesto, nel libro Mujeres le ritroverete sotto forma di narrazione e testimonianze, un altro modo di ragionare su quel che avvenne trent’anni fa a Buenos Aires. In un paese dov’era rappresentata l’Italia in tutte le sue sfaccettature: immigrati e immigrate povere, certo, ma anche multinazionali come la Fiat. Un paese i cui dittatori avevano come consulente il piduista Licio Gelli e ospitavano in qualità di consulente e infiltrato nella sinistra argentina il fascista Giovanni Ventura, che tuttora gestisce un ristorante a Buenos Aires. Ora c’è Kirchner alla guida dell’Argentina. Una sorpresa, una speranza, una sana diffidenza, confessano le mujeres a De Gennaro. Certo, sui diritti umani per ora non c’è niente di cui lamentarsi. Resta il nodo irrisolto, in qualche misura anche dopo il crack argentino, del liberismo nel cui nome tanti crimini sono stati e vengono commessi, in Argentina, nel vicino Cile, in tutto il mondo. Vale la pena leggere cosa ne pensano le «mujeres argentinas», che come spiega Edoardo Galeano (in quarta di copertina) hanno «radici italiane, alberelli nati nell’oscurità, alla ricerca della luce in tempi difficili».