Le luci e le ombre di una finanziaria che inverte una tendenza di classe

Quella che ci troviamo davanti è una finanziaria di sinistra?

Vorrei discutere al di fuori dei luoghi comuni, fare un’analisi materialista, anche se non è facile e ci vogliono lenti robuste. Ma è certo che questa finanziaria ha dei pregi che vanno difesi.

Quali?

Per iniziare si rovescia la tendenza a distribuire la ricchezza ai piani alti, anche se questo cambiamento di rotta è certamente contraddittorio, perché non raggiunge quantità elevate. Ma è certo che la direzione è quella che “paga di più chi più ha”. E anche se non si torna ai livelli impositivi precedenti alla riforma di Tremonti, è chiaro che quel modello è stato eliminato.
Poi sono stai messi in campo importanti strumenti per la lotta all’evasione. Anche in questo caso è nostro compito esaminare meglio il provvedimento. Dobbiamo capire, cioè, se rientra nella tassazione anche la ricchezza reale, ciò che sfugge alla normale imposizione fiscale. Mi riferisco a chi detrae le spese per i consumi di lusso, e dunque non permette al fisco di ricostruire il suo reale tenore di vita: è questo ciò che fa sì che molti ricchi siano sconosciuti al fisco o addirittura risultino indigenti, dei “poveri ricchi”. Insomma, prima di ogni giudizio, dovremo vedere queste misure all’opera. Perché i 550 miliardi di evasione fiscale devono in tempi certi entrare nelle disponibilità della tassazione. Senza questo non c’è giustizia, né eguaglianza.

E sul lavoro?

C’è l’ottimo segnale dell’assunzione per 150 mila precari della scuola; c’è l’aumento della contribuzione per il lavoro parasubordinato e per l’apprendistato. Ed è giusto che il cuneo fiscale sia stato subordinato alle virtù delle imprese, e non ai loro vizi. Ma per il lavoro precario sarà necessario elevare i diritti: malattia, maternità, ferie. E poi salgono i contributi per artigiani e commercianti.

Soldi usati per far cassa?

Dovranno essere usati per rimpinguare le casse pensionistiche, svuotate dai molti che versano poco, ma prendono molto di più.

Per Confindustria si tratta, però, di misure inaccettabili.

Non ci commuovono gli strepiti di chi non ha mai pagato e chiede una macelleria sociale. Ma devo dire, del resto, che il Dpef li aveva molto ingolositi, perché proponeva proprio questo. Oggi gli industriali di Brescia hanno comprato pagine dei giornali locali ribadendo queste posizioni. A loro noi rispondiamo dicendo che una finanziaria di quel genere avrebbe messo in ginocchio i lavoratori e cono loro l’intera economia del paese.

Fin qui la pars costruens. Ma la finanziaria non ha solo pregi.

Ci sono seri difetti e molti limiti che dovranno essere corretti. In primis i tagli ai comuni, nell’ordine di tre miliardi, che potrebbero portare nuove tasse, o la chiusura di servizi sociali indispensabili. Tutto ciò è francamente inaccettabile. Bisogna trovare il modo per mettere i comuni nelle condizioni di mantenere, anzi di rilanciare, il welfare locale. E se nuove tasse dovranno esserci, è necessario che siano progressive, che siano pagate dai ricchi, dei quali i comuni devono e possono accertare la reale condizione reddituale.

Poi ci sono 3 miliardi di tagli alla sanità.

I ticket sono una misura inaccettabile. Abbiamo combattuto contro Formigoni che li aveva già reintrodotti. Ora, invece, il governo li generalizza. Noi, al contrario, crediamo che la sanità sia un diritto costituzionale e universale.

Sui tagli, quindi, il Dpef viene confermato.

E’ una finanziaria che risente di un tratto monetarista, destina troppe risorse al rientro del debito, e troppo poche allo sviluppo. In sostanza la finanziaria è percorsa dall’idea che si debba rientrare dal debito a tappe forzate e con una cura da cavallo, rischiando di stressare il paese e di incrinare nel medio periodo la tenuta di ciò che resta dello stato sociale. Se, al contrario, si fossero utilizzate meno risorse spalmando il rientro in più tempo, il carattere di equità e di giustizia avrebbe potuto avere ben altra sostanza.

Adesso inizia l’iter parlamentare di approvazione. Come credi che le due camere dovrebbero modificare questa finanziaria?

I tempi non sono lunghi, perché la legge inizierà il suo percorso alla camera poi andrà al senato, poi di nuovo alla camera per l’approvazione definitiva. Mi pare chiaro che il tempo utile per introdurre modifiche sostanziali si limiti al primo tragitto. La legge andrà modificata restituendo risorse ai comuni, destinando più fondi allo sviluppo.

Qual è il ruolo del sindacato, durante la fase di discussione parlamentare?

Il sindacato deve stare in campo, non può solo difendere la finanziaria, ma deve porsi l’obiettivo di cambiarla. Guai se il sindacato pensasse di lasciare la piazza a questa opposizione di tipo cileno a cui basta quello che è avvenuto per gridare senza senso del paradosso all’eversione sociale.

Sullo sfondo rimane, però, il fantasma di una nuova riforma delle pensioni.

Se gli estensori della finanziaria dovessero pensare di riscuotere fuori dalla legge di bilancio quella manomissione del sistema pensionistico -che pure in una certa fase avevano intenzione di mettere dentro- allora lo scontro sarebbe inevitabile.

La tua Camera del Lavoro ha già iniziato una discussione sulla finanziaria?

Proprio oggi a Brescia si è svolta un’assemblea unitaria con oltre mille delegati, alla presenza dei tre segretari confederali. Il confronto è stato molto serio, e ha dimostrato una grande voglia dei lavoratori di capire bene cosa succede, di frugare i dubbi sui dati insinuati dalle interpretazioni di giornali e da dichiarazioni poco chiare della politica. Noi abbiamo detto che adesso la discussione deve entrare dentro i luoghi di lavoro, che deve iniziare immediatamente una fase di dialogo e comprensione, e subito dopo quella dell’azione. Perché i tempi sono molto brevi. Quando la finanziaria sarà approvata, e inizieranno i tavoli su pensioni e modello contrattuale, la piattaforma del negoziato dovrà essere il frutto di un lavoro unitario, che nasca a partire dai luoghi di lavoro, votata in ogni luogo di lavoro. Perché senza il consenso dei lavoratori nessuna trattativa col governo è possibile.