Le lodi di Berlusconi a Israele

Dopo le critiche agli insediamenti ebraici in Cisgiordania e l’invito a Israele affinché si ritiri dal Golan siriano, oggi il premier italiano ha decisamente cambiato tono nell’ultimo giorno della sua visita a Tel Aviv, distraendosi durante il passaggio della sua auto accanto al Muro dell’Apartheid, difendendo il massacro di Piombo Fuso come giusta reazione israeliana proprio quando alcuni militari di quel paese ammettono di aver colpito civili ecc. Ma la visita di Berlusconi, al di là delle dichiarazioni più o meno contraddittorie, ha sicuramente comportato un rafforzamento delle complicità italiane con la politica colonialista e guerrafondaia del cosiddetto ‘stato ebraico’, alcune delle quali da tempo oggetto di una campagna internazionale di boicottaggio.

Infatti nell`ambito della missione del governo italiano a Gerusalemme, il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Luciano Maiani, ha siglato un accordo per la creazione di due laboratori congiunti, nel campo delle neuroscienze e della fisica degli atomi freddi, con l`università di Tel Aviv e l`Istituto Weizmann. La giornata dedicata alla cooperazione scientifica tra Italia e Israele è stata parte integrante della missione nel Paese mediorientale del Governo italiano, scrivono le agenzie di stampa: “Il nuovo laboratorio dedicato alle neuroscienze nasce dalla collaborazione tra l`Istituto dei sistemi complessi del CNR (ISC-CNR) di Roma e l`università di Tel Aviv. Il laboratorio di fisica coinvolge invece il Lens (il Laboratorio Europeo per la Spettroscopia Non lineare) di Firenze, in cui il CNR ha una forte partecipazione, e l`Istituto Weizmann di Rehovot.

Due laboratori congiunti, tra Italia e Israele, per svolgere ricerche in comune e scambiarsi ricercatori.” La durata dell’accordo é di 5 anni, durante i quali sono previsti 60 mesi/uomo di borse post-dottorali a favore di giovani scienziati da fruire presso i laboratori dei centri coinvolti. ”La creazione di questi due laboratori – ha affermato Maiani – segna una svolta nei rapporti tra il CNR e le istituzioni scientifiche israeliane, che potranno collaborare, condividere studenti, idee e scoperte in due settori della ricerca fondamentale che porteranno a importanti sviluppi e applicazioni tecnologiche”.

E le forme di collaborazione tra i due paesi non si fermano qui: non c’é ancora una data per la visita del ministro israeliano dei Trasporti a Roma, ma Israel Kats (così si chiama l’omologo del ministro Altero Matteoli) ha accettato l’invito a venire nella capitale nei prossimi mesi. Ne ha dato notizia lo stesso ministero di Porta Pia sottolineando, nella parole di Matteoli, che si e’ trattato “di un lungo e proficuo incontro” che ha toccato tutti gli ambiti dei trasporti: porti, ferrovie, autostrade, sicurezza del trasposto aereo. Il tutto frutto del lungo faccia a faccia tra i due ministri avvenuto nell’ambito del recente vertice intergovernativo chiusosi proprio oggi. “Quello dei trasporti – ricorda il rapporto congiunto Ice-Farnesina su Israele – é un settore strategico per lo Stato ebraico impegnato a costruire nuove linee ferroviarie e a rimodernare l’infrastruttura autostradale”. Sarà un caso ma l’interesse italiano per la possibilità di costruire ferrovie in Israele, va ricordato, si iscrive nell’ambito di una più vasta proiezione in Medio Oriente: è infatti della scorsa primavera la sigla alla presenza del ministro Matteoli nel ruolo di facilitatore di un accordo tra Fs e Ferrovie egiziane per una collaborazione tecnica al piano di ammodernamento della rete ferroviaria egiziana.

Al di là delle apparenze i due progetti di collaborazione tra Roma e Tel Aviv sono quanto mai legati all’apparato militare israeliano, che controlla ricerca e infrastrutture anche teoricamente di natura civile. Ma anche sul piano prettamente militare i rapporti tra Italia e Israele si stanno rafforzando.

“Il ministro della Difesa israeliana dovrà prima valutare, quindi raccomandare un acquisto. E solo allora ne riparleremo” ha detto oggi un funzionario israeliano che preferisce restare anonimo sulla possibilità che l’aviazione israeliana acquisti i caccia M-346 italiani di fabbricazione Alenia Aermacchi, gruppo Finmeccanica. “Israele – ha confermato la fonte – deve rinnovare il proprio parco di aerei da addestramento. Il che significa che prima le Israeli Defense Forces (Idf) devono valutare quali sono gli apparecchi sul mercato che meglio rispondono alle nostre esigenze e quindi passare al ministro i risultati della propria analisi”. Il funzionario non ha quindi negato che nel corso del recente summit intergovernativo italo-israeliano si sia parlato anche dei 20 velivoli, e di un’opzione per altri 20, che Aermacchi potrebbe vendere alle Forze Armate di Tel Aviv. La conclusione dell’affare resta però legata a considerazioni di ordine tecnico, ma anche politico e commerciale. E’ forse per ‘accelerare la pratica’ che Berlusconi si è così tanto sperticato a tessere le lodi di Israele assai oltre il limite del buon gusto?

* Radio Città Aperta