Le interessanti amicizie di Mosca e Pechino per l’Iraq

Interessante viaggetto a fine gennaio inizio febbraio del viceprimo ministro iracheno Tarek Aziz a Mosca e a Pechino. Da quando, il 23 gennaio scorso, mr. Aziz, l’unico volto presentabile dell’Iraq, ha messo piede a terra al1’aereoporto moscovita di Sheremetevo non è stato perso un attimo di vista dai servizi d’intelligence americani. Interessanti rapporti sono giunti a Washington dalle due capitali visitate da Aziz. E nel pieno della campagna contro “l’asse del male” (cioè contro i tre stati canaglia pericolosi per la sicurezza americana: Iran, Corea del Nord e Iraq) cominciata dal presidente George W. Bush. Il viaggio di Aziz non faceva solo parte di quella che a Foggy Bottom chiamano la “charming offensive” di Saddam sulla scena internazionale. Ha fatto parte di questa “charming offensive” il permesso di breve visita concesso dall’lraq degli ispettori della aea (agenzia sull’energia atomica) di Vienna. E l’idea di concedere un permesso di viaggio in Iraq alla commissione per i Diritti umani dell’Onu. E l’invito a una delegazione del Kuwait a visitare i prigionieri di guerra rinchiusi dal ’91 nelle carceri irachene. Si tratta di gesti simbolici che non servono certo a chiarire i misteri iracheni e il continuo tentativo di dotarsi di armi atomiche, biologiche e chimiche. A Mosca Aziz è andato a parlare di do ut des. La Russia è il paese che sta facendo i migliori affari con l’lraq. Ad esempio ha concluso nel ’97 un contratto che consente alla Lukoil di sfruttare per 23 anni i colossali giacimenti petroliferi di West Q urna. Bagdad deve a Mosca 8 miliardi di I dollari (passate forniture di armi), che Saddam Hussein si è impegnato a pagare col petrolio. Saddam ha firmato impegni con aziende russe: 40 miliardi di forniture appena l’Onu toglierà le sanzioni. Baghdad è piena di uomini d’affari russi. In Russia nell’apparato militare industriale-economico-spionistico funziona una lobby filoirachena, capace di influenzare la politica estera del governo. Per questi motivi Aziz, con in testa un colbacco regalatogli a suo tempo da Evghenij Primakov, ex premier ed ex capo del Kgb in Medio Oriente, è stato accolto col tappeto rosso. Ha visto a lungo il ministro degli Esteri Igor S. Ivanov, che ha promesso il sostegno russo all’lraq, l’appoggio in sede Onu per contrastare le sanzioni, le pubbliche dichiarazioni (poi regolarmente fatte) contro l’asse del male e le reazioni verso le minacce americane all’Iraq. Sulla scena internazionale la Russia cercherà di tutelare Baghdad. A sostenere l’Iraq, è sceso in campo anche un in- timo di Vladimir Putin, il ministro della Difesa, ed ex boss dello spionaggio, Sergei H. Ivanov, che il2 febbraio ha detto: “Basta con le minacce all’Iraq. L’Iraq farà di tutto per venire incontro alle richieste dell’Onu”. A Sergei B. Ivanov Aziz ha chiesto di aiutare la difesa irachena, lasciando che arrivino sistemi di sorveglianza antiaerea a Baghdad via Pechino-Corea del Nord. Senza la collaborazione della Cina sarebbe impossibile per l’Iraq mantenere un li- vello decente di difesa. Con Aziz anche i cinesi sono stati affettuosi. Aziz ha un amico a Pechino in Wang Yi, viceministro degli Esteri ben collegato coi servizi segreti e con l’apparato militare. Anche i cinesi sono ben presenti a Baghdad, Bassora e nel centro dell’Iraq. Non tanto con businessmen come i russi, ma con tecnici di ogni genere. Fra gli esperti di Foggy Bottom prevale l’idea che a Mosca e Pechino la politica filo irachena faccia parte di un gioco anti-americano di settori dei due paesi. A marzo, a Pechino, Bush parlerà anche di Iraq. Mosca e Pechino non possono dichiararsi “amici” dell’America e poi trafficare con Baghdad.

La Cia, per fortuna di tutti noi, ha visto aumentato il budget. Passerà nel 2003 da 35 miliardi di dollari a 5 miliardi. Innanzitutto più soldi per le forze paramilitari della Cia, che operano sul campo e addestrano corpi speciali della guerra antiterroristica in tutto il mondo. Il bilancio annuale di tutte le agenzie americane di intelligence si aggirerà nel 2003 sui 35 miliardi di dollari.