“Le intellettuali”

Eros e filosofia, parità dei sessi e riscatto sociale, conflitti generazionali e satira politica. Con Le Femmes Savantes, questo il titolo originario, Molière sviluppa e amplia un tema anticipato ne La scuola delle mogli: una lettura in chiave moderna del matrimonio, dell’educazione delle ragazze e una sferzante critica alla società contemporanea. Si irritano sia alcuni autori sia i difensori della morale consolidata dell’epoca. Così Nel 1665 Luigi XIV deve formalizzare la sua protezione nei confronti della compagnia di Molière, nominandola “compagnia reale”.
Con Le intellettuali, in scena al Teatro Nuovo di Napoli fino al 6 novembre, si critica manifestamente il conformismo imperante. E’ esplicita l’asprezza contro la cultura del pettegolezzo, di moda nei ricchi salotti, e la smania di erudizione proposta dal secolo dei lumi. La farsa, attraverso la satira, amplifica i difetti di una classe sociale sempre meno aristocratica e più borghese. E’ l’elogio degli incapaci, dei pedanti, dei finti intellettuali, dei falsi innamorati. Vi è l’azzeramento dei sentimenti più intimi in virtù delle scelte più convenienti e socialmente condivise. La trama è semplice: il disaccordo reciproco di due genitori sulla scelta del proprio genero; due pretendenti per due figlie; servi e zii che completano il contesto familiare. Vi è lo scontro tra la cultura di tradizione patriarcale di Crisalo ed Enrichetta e la voglia di riscatto dal giogo maschilista di Filaminta e Armanda. Vi è anche la contrapposizione tra liberi pensatori in cerca di dote, Trisottani, e giovani intellettuali di corte, Clitandro. Felice la scelta del testo per la sua attualità, per il rigore filologico nell’approccio interpretativo, per la policromia dei personaggi che contiene. Il linguaggio di Cirillo impressiona soprattutto per l’efficacia comunicativa: asseconda i dogmi del teatro tradizionale e li supera con una rilettura quanto mai moderna degli stessi. Adopera con maestria le accademiche convenzioni recitative, le irride e genera una perfetta efficienza teatrale. Così un velo di leggerezza consente di tagliare il testo in più livelli di lettura. C’è un gran ritmo in scena e Cirillo ne batte il tempo. Come un magnete attira su di se tutti i personaggi, producendo conflitti paradossali. La gestualità curata nei minimi particolari propone una pacchianeria elegante e raffinata.

La struttura dell’azione è caratterizzata da un costante confronto duale dei protagonisti che definisce in maniera immediata la personalità di ciascuno di essi. Tutti parti distinte ma estremamente definite di un unico corpus scenico.

C’è complicità, divertimento e scambio col pubbico. Spiccano tra gli altri, Giovanni Ludeno, per la forza espressiva e verve comica dirompente; Monica Piseddu per la sua straordinaria e affascinante dote di caratterista; Michelangelo Dalisi per l’eleganza e la mimica facciale. Ma tutti esprimono il piacere di mostrarsi e la voglia di essere guardati. Il gioco di squadra è evidente e il lavoro e il percorso che da anni Cirillo porta avanti, esplode in tutta la sua forza. Splendidi i costumi caratterizzati da enormi parrucche che esaltano e completano la ricchezza espressiva delle personalità caricaturali. Semplice lo spazio scenico: un tavolo, due sedie e un infinito susseguirsi di paraventi – specchi deformanti – in cui i le maschere in scena riflettono l’altra faccia di se stessi amplificando il gioco di moltiplicazione dei ritratti, delle sfumature stilistiche e degli eccessi testuali.

Le suggestive note di un clavicembalo sottolineano il passaggio da una scena all’altra. Così la sensibilità artistica del regista napoletano esalta il contenuto di un testo dirompente. (Tra marzo ed aprile del prossimo anno lo spettacolo sarà in scena al Novelli di Rimini, al Comunale di Todi, al Melisso di Spoleto, all’India di Roma, al Duse di Bologna, al Comunale di Casalmaggiore, al Garibaldi Santa Maria Capua Vetere e e all’Asioli di Correggio). Da non perdere.