Le forbici al posto del pennello. Dai quadri di corde e chiodi di Picasso alla Pop art

Il termine collage è oggi entrato nell’uso comune. Quando si usa questa parola non si pensa di certo né a Picasso, né a Braque che ne furono gli inventori. Il tempo si è depositato sullo scandalo che deve aver suscitato, nel 1912, la comparsa dei primi collages realizzati dai due artisti (da Gris anche) che per primi, al posto del pennello, avevano deciso di usare le forbici per tagliare pezzi di carta di giornale e incollarli su superfici dipinte e non. Ma quelli erano tempi in cui tutto poteva accadere.
C’era stata la “bomba del cubismo” (Le “Demoiselles d’Avignon” è del 1907) e ci sarà di lì a pochi anni il chiasso ancora maggiore suscitato dall’esposizione dell’orinatoio di Duchamp. Ma mentre nella memoria collettiva Cubismo e Dadaismo hanno mantenuto la loro carica eversiva (anche il peso della loro incomprensibilità per molti), la rivoluzione del “collage”, che proprio in ambito cubista era stata concepita e realizzata, ha perso il suo smalto ribelle richiamando alla mente piuttosto l’innocenza di giochi infantili che le spericolatezze espressive delle Avanguardie storiche degli anni Dieci e Venti.

Il problema riguarda anche le cerchie ristrette degli studiosi specialisti in arti visive, come sottolinea Diane Waldman, curatrice della mostra “Maestri del collage. Da Picasso a Rauschenberg”, in calendario fino al prossimo 26 febbraio presso la Fondazione Mirò di Barcellona. «La sproporzione – spiega la curatrice – tra la pratica e l’importanza del collage e la carenza di studi esaurienti su questa tecnica che ha attraversato tutte le correnti artistiche, è inspiegabile».

La rassegna con ben 140 opere ripercorre un arco di tempo compreso fra il 1912 e il 1980, mettendo insieme le firme di 42 artisti di assoluto valore. Non possiamo fare a meno di pensare al nostro Mimmo Rotella, recentemente scomparso, che fece rivivere di nuova attualità la stagione del collage inventandone una variante “negativa” e originalissima: il dé-collage. Gli strappi di Rotella hanno recuperato un po’ della passione dei tempi di Picasso, cosa di cui oggi si sente tanto la mancanza.

Oltre al décollage, tutte le altre varianti della tecnica inventata a Parigi sono rappresentate nell’esposizione, una delle più complete e autorevoli che siano state mai realizzate sul tema. Parliamo di papier-collé, assemblage, fotomontaggio e dell’enorme repertorio delle “tecniche miste” capaci di contaminare modalità espressive diverse. Spetta a “Violon” di Picasso, a “Tete de femme” di Braque e a “Le paquet de café” di Juan Gris il compito di aprire il percorso espositivo che inizia con il necessario tributo al Cubismo (magnifica la “Guitarre” di Picasso realizzata con corde, carta di giornali e chiodi).

Seguono opere futuriste di Balla e Carrà ed esempi di quella produzione russa che, all’insegna dell’Avanguardia più sfrenata, si rese protagonista delle prime sperimentazioni sul fotomontaggio, basato sulla combinazione di interventi tipografici e fotografia (El Lissitzkij, Rodchenko, Liubov Popola). Non mancano i Dadaisti (Grosz, Hoch, Arp, Duchamp, Man Ray, Schwitters) e i Surrealisti (Mirò, Max Ernst, Magritte). Una menzione a parte merita Matisse che nell’ultima parte della sua vita preferì le forbici ai pennelli.

Dopo Dubuffet, è la volta delle contaminazioni di altri due grandi sperimentatori: Tapies e Beuys magnifici manipolatori di materiali che “ispessiscono” i collages: grasso, lana, feltro, gesso, sabbia. Seguono le opere a tema dei campioni della Action Panting e, a chiudere la rassegna, i “combine-paintings” di Rauschenberg e i collages di Jasper Johns. E’ proprio il Pop che diede nuovo smalto a questa tecnica perché a piene mani attinse dal quotidiano, dal rito urbano del consumo che tanta carta e immagini produce, sovrappone, confonde e accumula nei rifiuti della spazzatura. Del resto a giudizio di molti, ricorda la curatrice, la Pop Art ha avuto inizio proprio con un collage: “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing” di Richard Hamilton.

Da oggi in poi se i vostri figli giocheranno con le forbici piuttosto che con la play station non li sgridate, badate solo che non si taglino.