LE ELEZIONI PARLAMENTARI IN UCRAINA: INFORMAZIONI E COMMENTI

Il 31 marzo hanno avuto luogo le elezioni per il rinnovo della Rada Suprema (Parlamento) della Repubblica di Ucraina. La consultazione ha rappresentato un momento significativo del confronto che contrappone l’Occidente (ed anche la Turchia, che non nasconde mire egemoniche, almeno, sulla parte meridionale dell’Ucraina) alla Russia, nella lotta per l’influenza su un grande paese europeo dalla straordinaria importanza strategica dal punto di vista geopolitico, che si è tradotto nell’aperta ingerenza degli Stati Uniti nella campagna elettorale, attraverso finanziamenti e altre forme di sostegno materiale e propagandistico ai partiti liberisti e nazionalisti e inammissibili dichiarazioni tese ad esercitare pressioni sul governo del paese.
Nel fornire informazioni e valutazioni di fonte locale e russa, che rendono ampiamente conto dell’importanza strategica della consultazione di domenica scorsa, dobbiamo purtroppo constatare con amarezza che, ancora una volta, nel commentare le vicende dell’est europeo, anche “Liberazione” ha voluto appiattirsi (speriamo solo in virtù di una ormai cronica superficialità nell’approccio alle fonti) sull’interpretazione dell’avvenimento, offerta dai centri di propaganda del Dipartimento di stato USA, messi al servizio dei peggiori esponenti (Viktor Iuschenko, “Chicago Boy” il cui governo “riformista”, elogiato dal giornale del PRC, fu fatto cadere con il voto determinante dei comunisti, e Julia Timoshenko, già finita in carcere per le gigantesche malversazioni) della “borghesia compradora” ucraina e di partiti nazionalisti, eredi di coloro che collaborarono con le SS al massacro di milioni di connazionali fedeli alla patria sovietica.
Basta, del resto, leggere le affermazioni dell’immarcescibile Zbignew Brzezinski, che pubblichiamo all’inizio della nostra rassegna stampa, per comprendere i termini reali della questione ucraina.

Dichiarazione di Zbignew Brzezinski
www.korrespondent.net 1 aprile 2002

Il sito internet del giornale “Kyiv Post” ha pubblicato una dichiarazione rilasciata da Zbignew Brzezinski il giorno precedente le elezioni parlamentari, di cui riportiamo i passi più importanti.

…Ritengo che l’Ucraina, con le sue antiche tradizioni democratiche, che affondano le loro radici già nella “Rus’ di Kiev”, considera sé stessa parte dell’Europa e penso che, in tale contesto, il popolo dell’Ucraina speri che il suo sistema politico possa paragonarsi al sistema politico, diciamo, della Svezia, piuttosto che a quello della Corea del nord o dell’ex URSS.
Molto dipende dalla maturità e dalla ostinazione del popolo ucraino a porsi il problema di dove sta andando. Io, personalmente, guardo con ottimismo al futuro dell’Ucraina. Ritengo che la democrazia in Ucraina, seppure non pienamente realizzata e in fase di perfezionamento, si consoliderà e rafforzerà. L’Ucraina farà certamente parte della comunità euroatlantica: il che significa l’appartenenza alla NATO e all’Unione Europea (la sottolineatura è del traduttore).
L’Ucraina deve rappresentare già oggi un elemento stabile del sistema europeo. Sono convinto che anche in futuro saprà mantenere la propria indipendenza. Negli ultimi 10 anni l’Ucraina si è prodigata con successo per mantenere l’indipendenza e per ricevere non solo la considerazione formale, ma reale della maggioranza dei paesi del mondo, in quanto stato indipendente e di rilievo.
Le osservazioni di fondo che l’Occidente in questo momento muove all’Ucraina non riguardano la condizione dell’Ucraina quale stato indipendente, ma piuttosto la capacità dell’Ucraina di essere un paese organizzato, responsabile, democratico, rispettoso del diritto. Proprio qui sta il nocciolo del problema.
Noi, per parte USA, riteniamo che l’Ucraina dovrebbe rappresentare un elemento fondamentale del nuovo sistema europeo di stabilità e di sicurezza. L’esistenza dell’Ucraina è essenziale per assicurare la fine delle tradizioni imperiali della politica estera russa…Personalmente non penso che tra USA e Russia si scatenerà una lotta per l’influenza sull’Ucraina. E’ un problema dell’Ucraina e riguarda ciò che intenderà fare del suo futuro. Se l’Ucraina vorrà essere parte dell’Europa e del sistema euroatlantico, essa verrà accolta a braccia aperte, naturalmente alla condizione di avere garantito uno sviluppo democratico. Se invece preferirà essere una provincia della Russia o tutt’al più una grande Bielorussia, è una decisione che spetta all’Ucraina stessa. Spero che l’Ucraina adotterà la decisione in grado di assicurare al paese una vita migliore, la sua partecipazione alla sorgente società globale, l’esistenza del libero mercato, Internet, la circolazione delle idee. E’ proprio questa la scelta che deve fare l’Ucraina.

Piotr Simonenko: “i poteri attuali vogliono la divisione dell’Ucraina”
www.izvestia.ru 1 aprile 2002

Il partito comunista è l’unica seria forza politica del paese che non ha dubbi nel pronunciarsi per l’avvicinamento alla Russia. Piotr SIMONENKO, leader del PCU, il 31 marzo, ha commentato i possibili risultati e le conseguenze delle elezioni parlamentari ucraine con la corrispondente delle “Izvestia” Janina SOKOLOVSKA.

D. Prima delle elezioni, con Lei, unico tra i leader di partiti ucraini, si è incontrato il presidente della Russia Vladimir Putin. L’appoggio di Mosca le è stato di aiuto nella campagna elettorale?

R. In quanto fatto politico l’incontro ci ha giovato. Ma non abbiamo parlato solo di elezioni, ma anche del futuro dell’Ucraina, delle prospettive delle relazioni tra Mosca e Kiev.

D. Siete l’unico partito, tra quelli in grado di competere, che si è battuto, nel corso della campagna elettorale, per il rafforzamento della collaborazione con la Russia, e il riconoscimento dei diritti della lingua russa. Gli altri si sono forse “dimenticati” della Russia e del russo?

R. Anche in passato abbiamo cercato di far introdurre in Ucraina la Carta europea delle lingue delle minoranze nazionali. Il Parlamento ci ha appoggiato, ma il presidente Kuchma ha stravolto la decisione, facendo intervenire il Ministero della Giustizia. Noi esigiamo che la seconda lingua ufficiale debba essere il russo. Ora la destra cercherà di cambiare la normativa sul bilinguismo. La maggioranza dei partiti “non si ricorda” anche della partnership strategica con la Russia, nell’intento di trascinare il paese verso l’Occidente.
Occorre prestare attenzione ai metodi che hanno usato le destre ( “Nostra Ucraina” e il “Congresso dei nazionalisti ucraini” che in essa è confluito) alla Rada. L’immagine di “Nostra Ucraina” si fonda sulla persona di Iuschenko, anche se, in realtà, egli non rappresenta nulla. Lo stanno lanciando per le elezioni presidenziali, che, per la verità, sono già iniziate da quando Iuschenko riuscì ad ottenere più del 20% dei voti nella parte occidentale del paese. Tutto ciò porterà alla divisione dell’Ucraina. La “Zapadenschina” (in ucraino, la parte occidentale della repubblica, nota del traduttore) cadrà sotto l’influenza dell’America, l’Est sotto quella della Russia e la Crimea sotto l’influenza della Turchia. Il giornale “Izvestia” è stato tra i primi a parlarne. E’ un progetto che ora sta per essere concretizzato dai poteri ucraini.

D. Lei parla del federalismo o della divisione in tre Ucraine?

R. Sono possibili alcune varianti: la creazione di una federazione o di una confederazione oppure addirittura la totale separazione. Il processo procederà a tappe. Oggi si sta facendo strada l’idea, lanciata da “Ruch popolare” (nazionalisti ucraini, nota del traduttore) negli anni ’90: la creazione di un’Assemblea delle regioni. I vertici smentiscono nei fatti lo slogan sbandierato “dell’unità del paese”.

D. Lei ha affermato che i risultati delle elezioni parlamentari saranno truccati. Può dimostrarlo?

R. Certamente. Tutto è cominciato con la composizione degli elenchi degli elettori. Nelle elezioni in corso la Commissione elettorale ha indicato 700.000 aventi diritto al voto in più rispetto al 1999. Hanno fatto in fretta, diminuendo la cifra complessiva, ma non cambiando gli elenchi. Tra gli elettori mi è capitato di trovare anche un mio parente, deceduto due anni fa. Abbiamo messo in guardia rispetto a questo gigantesco tentativo di brogli. Segnali di violazioni sono stati registrati a Charkov, Kirovograd e in altre regioni. Valutiamo che in queste elezioni le falsificazioni riguarderanno il 5-10 per cento delle schede.

Il Partito comunista e “Per l’Ucraina unita!” accusano gli USA di ingerenza negli affari interni dell’Ucraina
www.ukraine.ru 1 aprile 2002

Mosca. 1 aprile – Il leader del PCU Piotr Simonenko e il coordinatore politico del blocco “Per l’Ucraina unita!” Anatolij Tolstouchov il 31 marzo, di fronte alle telecamere del canale “Inter” hanno accusato gli USA di ingerenza diretta nello svolgimento della campagna elettorale parlamentare in Ucraina.
A parere di Simonenko, l’ingerenza degli americani si è concretizzata nel finanziamento di alcuni partiti e blocchi politici, come pure di “media”, attraverso i quali si è esercitata una pressione psicologica sia sugli elettori che sul potere. Simonenko ha accusato un collaboratore del vicesegretario di Stato USA Steven Pfaifer di avere, in violazione delle proprie prerogative di funzionario di stato, fatto pressione sul potere ucraino, affermando che i risultati delle elezioni sarebbero stati accettati dagli Stati Uniti solo nel caso avessero corrisposto ai dati emersi dai sondaggi, che pronosticavano la vittoria del blocco “Nostra Ucraina”. Simonenko ha anche aggiunto che oggi in Ucraina operano circa 300 centri di ricerca, che vengono finanziati dagli USA. “Se la situazione non cambia, ciò potrebbe avere conseguenze rilevanti sul futuro dell’Ucraina”, – ha detto Simonenko.
Tolstouchov ha affermato che uno “strumento di pressione” in Ucraina è rappresentato dall’emittente radiofonica “Radio Liberty”, attraverso le cui trasmissioni gli americani hanno cercato di influenzare l’andamento della campagna elettorale. Il segretario del Ministero degli Affari esteri Jurij Serghejev ha stimato che l’influenza di altri stati sulla campagna elettorale è stata “sensibile”.

Nel Parlamento dell’Ucraina domineranno le forze amiche della Russia
di Nikolaj Uljanov
www.strana.ru 1 aprile 2002

I risultati delle elezioni ucraine, seppur parziali, si differenziano abbastanza dalle previsioni. Alla Rada suprema entrano “Nostra Ucraina”, il Partito Comunista, “Per l’Ucraina unita!”, il Partito Socialista, il Blocco di Julja Timoshenko e il Partito Socialdemocratico (unificato). Dal punto di vista della Russia il risultato può essere considerato positivo. Ma per l’Ucraina tale dislocazione delle forze desta qualche apprensione, dal momento che 4 dei 6 blocchi esercitano una dura opposizione al presidente Leonid Kuchma.
E’ difficile che l’andamento dello spoglio possa cambiare radicalmente: i nazionalisti di Iuschenko sono impegnati in un “testa a testa” con i comunisti di Simonenko, il blocco presidenziale “Per l’Ucraina unita!” segue a una distanza di 7-9 punti percentuali, mentre con un distacco significativo si piazzano i socialisti di Moroz, i seguaci della Timoshenko senza precisa appartenenza politica e i socialdemocratici uniti. Ad avviso del responsabile della Commissione elettorale nazionale, Michail Rabez, questi sei partiti e blocchi rappresenteranno i soggetti del processo elettorale che entreranno nel parlamento. Non ci saranno variazioni sensibili rispetto a questo dato – ha aggiunto Rabez.
Stabilizzandosi la situazione, con il procedere dello spoglio dei voti, si delinea la possibilità di definire chi ha vinto e chi ha perso in queste elezioni, e prevedere le prossime mosse dei vincitori.
Indubbiamente hanno perso quelle forze che non hanno superato lo sbarramento del 4% (Natalja Vitrenko, i “verdi”, ecc.), che non avranno la possibilità, nei prossimi anni, di partecipare attivamente alla formazione delle decisioni politiche ucraine.
Se si esaminano i risultati elettorali in Ucraina alla luce della competizione russo-americana per influenzare l’elite politica del paese, si può affermare che abbia vinto Mosca. Tra i raggruppamenti che hanno vinto possono essere definiti di orientamento chiaramente filoccidentale solamente i blocchi di Viktor Iuschenko e Julja Timoshenko, che insieme hanno ricevuto finora circa il 28% dei voti (al termine dello scrutinio poco più del 30%, che non è sufficiente a cambiare i rapporti di forza, nota del traduttore): è evidente a tutti che non saranno mai in grado di far passare qualsivoglia progetto di legge e risoluzione antirussi. Allo stesso tempo circa il 47% degli elettori (a spoglio concluso, oltre il 45%, nota del traduttore) ha votato per i comunisti, i centristi di Kuchma, i socialisti e i socialdemocratici uniti. Questi partiti e blocchi hanno un approccio amichevole nei confronti della Russia ed hanno vinto soprattutto grazie all’utilizzo di slogan che auspicano l’avvicinamento tra Ucraina e Russia.
Naturalmente il blocco “Per l’Ucraina unita!” non può essere definito unicamente di orientamento filorusso, poiché il partito del potere rappresenta Leonid Kuchma e la sua cerchia, che, a seconda degli interessi dei suoi componenti, si rivolge sia verso Occidente che in direzione di Mosca. Però, con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali e, di conseguenza, con l’uscita dalla scena di Leonid Kuchma, il blocco “Per l’Ucraina unita!” si trasformerà sempre più nel partito dell’attuale capo dell’amministrazione del presidente dell’Ucraina, Vladimir Litvin. E sembra proprio che Litvin cominci ad apprezzare una vita politica autonoma. Così oggi ha comunicato ai giornali: “ho dimostrato di poter essere non solo un’eminenza grigia, ma anche un politico popolare”. E sarà difficile non riconoscere che hanno contribuito alla popolarità della politica di Litvin i suoi interventi filorussi alla vigilia delle elezioni parlamentari.
Un altro conto è come si comporteranno i raggruppamenti vincitori alle elezioni rispetto a Leonid Kuchma e, di conseguenza, quali alleanze si formeranno nella nuova Rada suprema, dove potrebbero presentarsi scenari diversi. Ad esempio, se i comunisti e i socialisti, partendo da considerazioni strategiche e tattiche, vorranno accelerare l’uscita dalla scena di Leonid Kuchma e avviare le procedure di “impeachment” del presidente. Solo in questo caso, allora, potrebbero realizzare una poderosa alleanza con i nazionalisti di Iuschenko e gli uomini della Timoshenko.
Ma tale capovolgimento appare difficilmente probabile. Quando la febbre elettorale sarà scesa, sia Simonenko che Moroz capiranno che essi non sono preparati alle elezioni presidenziali, quanto lo è Iuschenko. Se si esaminano a fondo le prospettive presidenziali degli attuali politici, non si riesce ancora a trovare un’alternativa seria a Iuschenko: egli è giovane, ha esperienza di lavoro alla guida del potere esecutivo, utilizza abilmente l’immagine di riformatore in grado di rendere prospera l’Ucraina, gode di un grande prestigio tra i “media” e, soprattutto, è sostenuto da potenti clan dell’unica superpotenza del pianeta. Al momento, né i comunisti, né i socialisti, né i “kuchmo-livtinovzi” sono in grado di competere alla pari con Iuschenko.
Ma da ora alla scadenza prevista dalla legge sulle elezioni presidenziali, la situazione può cambiare: nel campo filorusso stanno emergendo nuove forti personalità che, con il loro lavoro parlamentare e il loro comportamento, potrebbero raccogliere l’elettorato indeciso e anche una parte di coloro che hanno votato per il blocco di Iuschenko, con l’intenzione di manifestare una forma di protesta e un desiderio di cambiamento. Tale prospettiva si presenta del tutto credibile, se Litvin e Medveciuk (capo dei socialdemocratici uniti, nota del traduttore), che dispongono di soldi, risorse amministrative e moderne tecnologie politiche, saranno capaci di formare una coalizione con i comunisti e i socialisti, che contano su un elettorato stabile e una grande esperienza di lavoro tra le masse.
E’ possibile anche una terza variante di dislocazione delle forze alla Rada suprema. Nel parlamento ucraino potrebbero sorgere tre poli in competizione tra loro. Così alla destra potrebbero riunificarsi Iuschenko e Timoshenko, al centro Litvin e Medveciuk, alla sinistra Simonenko e Moroz.

Dichiarazione di Piotr Simonenko, leader del Partito Comunista di Ucraina
www.kpu.kiev.ua 1 aprile 2002

Sono stati resi noti i risultati parziali delle elezioni parlamentari in Ucraina. Purtroppo si è costretti a constatare che l’attuale campagna elettorale è stata la più sporca, cinica e corrotta degli ultimi 10 anni. Nel parlamento, insieme ad autentici servitori del popolo, si sono insediati, o più precisamente, si sono imposti “ricchi sfondati” e personalità legate chiaramente alla criminalità, abituate a vivere non secondo la le legge e le norme di civiltà, ma in base alle regole della malavita. Naturalmente per queste persone il mandato parlamentare rappresenta, prima di tutto, la garanzia dell’impunità di fronte alla possibilità di dover rispondere per i propri crimini.
Si può anche dire che sono state confermate le previsioni dei comunisti e che la nuova composizione del parlamento, in rapporto al precedente, non rappresenta l’effettiva dislocazione delle forze politiche nella società ed è ancora più lontana dai reali problemi del popolo. Già ora è evidente che le danze saranno condotte dalle forze nazionaliste e reazionarie più di destra, che sono confluite nei blocchi di Iuschenko e Timoshenko. Nel breve periodo c’è da aspettarsi un’intensificazione delle loro azioni distruttive.
Da queste forze verranno imposte misure tese ad ottenere una drastica riconversione della politica estera, da un orientamento per così dire multidirezionale ad un modello di tipo euroatlantico americano. Cercheranno in ogni modo di isolare l’Ucraina dai suoi vicini e alleati della Russia, della Bielorussia e della Moldova. E’ comprensibile a chi e perché ciò conviene. E non conviene certo al popolo ucraino. Al centro della configurazione parlamentare si troveranno i rappresentanti del blocco “Per l’Ucraina unita!” e del Partito Socialdemocratico (unificato). La loro posizione oscillante, sarà determinata, nella maggior parte dei casi, da approcci congiunturali alle diverse questioni, e nella individuazione della scelta prevarranno i loro interessi politici e finanziari di clan.
Si capisce allora che, in questa situazione, parlare di una stabile maggioranza parlamentare di centro-destra è alquanto problematico. La maggioranza, come nella precedente legislatura, sarà formata o in conseguenza di pressioni presidenziali, o in base a determinati interessi “di famiglia”.
Se parliamo della posizione del PCU, si deve sapere che, nella nuova Rada suprema, il partito condurrà una opposizione irriducibile contro il regime oligarchico-criminale al potere. I deputati comunisti difenderanno con determinazione e coerenza gli interessi dei loro elettori. Adempiendo al nostro programma elettorale, faremo tutto che è nelle nostre forze per realizzare la sovranità politica, l’indipendenza economica e la giustizia sociale. In questo lavoro, siamo certi di contare sulla comprensione e sul sostegno degli altri deputati di sinistra. Nella convinzione di rappresentare l’unica speranza e difesa del popolo lavoratore.

Ljubov Sliska: “le elezioni in Ucraina testimoniano il fallimento dei tentativi di giocare la carta antirussa”
www.ukraine.ru 1 aprile 2002

I risultati parziali delle elezioni per la Rada suprema testimoniano il fallimento dei tentativi di giocare la carta antirussa. Tale parere è stato espresso oggi ai giornalisti dalla prima vice speaker della Duma di Stato Ljubov Sliska, appartenente al gruppo parlamentare di “Unità” (il partito di Putin, nota del traduttore).
Secondo Sliska, “la maggioranza nella nuova Rada si esprimerà per il rafforzamento dei rapporti ucraino-russi”. “E ciò è fondamentale dal nostro punto di vista – ha continuato la prima vice speaker -, sebbene una parte del Congresso americano abbia tentato di esercitare pressioni sull’andamento della campagna elettorale, ricevendone per la verità risultati scarsamente significativi”.
Sliska ha aggiunto che le elezioni si sono svolte in modo assolutamente corretto. “I risultati devono essere considerati legittimi, nonostante il verificarsi di alcune violazioni”. Allo stesso tempo, secondo quanto afferma RIA “Novosti”, Ljubov Sliska ha sottolineato che “hanno destato una certa apprensione alcuni episodi della campagna elettorale, in evidente contrasto con le norme universalmente accettate”.
Ad avviso della vice-speaker, “non può essere escluso che la campagna per le presidenziali possa svolgersi in un’atmosfera ancora più tesa”. “E’ chiaro che le forze costruttive dell’Ucraina, che puntano ad una collaborazione reciprocamente vantaggiosa con la Russia, devono unirsi e scegliere al più presto un leader in grado di assicurare la continuità della politica attuale e il mantenimento della stabilità e dell’integrità del paese”, – ha concluso Sliska.

Serghej Markov: “non dobbiamo permettere una variante jugoslava in Ucraina”
www.ukraine.ru 1 aprile 2002

Mosca. 1 aprile. Il direttore dell’Istituto di ricerche politiche Serghej Markov ha commentato per “Ukraine.ru” i risultati parziali delle elezioni in Ucraina, e in particolare il divario tra i risultati degli exit poll, dello spoglio alternativo effettuato da “Nostra Ucraina” e i risultati ufficiali delle elezioni resi noti al momento. Serghej Markov lo ha definito uno scandalo, dal momento che tre conteggi dei voti danno risultati che arrivano a divergere del 10% (30% per il conteggio alternativo di “Nostra Ucraina”, 25% per gli exit poll e poco più del 20% per lo spoglio ufficiale).
“Noi (il gruppo degli osservatori russi capeggiato da Markov, nota del traduttore) abbiamo visitato molti seggi elettorali. Certo, in Ucraina i sociologi sono bravi, ma gli exit poll non sono stati condotti in base a criteri rappresentativi, ma a caso. Chi hanno interrogato? Non sono state rispettate norme rigorose, quali l’osservanza della proporzione tra maschi e femmine, giovani e anziani, ecc. Gli anziani avevano paura a rispondere alle domande. Hanno risposto soprattutto i giovani. Per questo può esserci stato uno sbilanciamento a favore dei blocchi, che si indirizzano ai giovani”.
“La campagna elettorale si è sviluppata sullo sfondo di accuse di probabili brogli messi in atto dal potere. Per questa ragione, il numero degli osservatori è stato enorme. In 33 seggi elettorali di Kiev c’erano 165 osservatori: una media di circa 5 per uno. Sono arrivati più di 1.000 osservatori stranieri. Quando visitavamo i seggi elettorali, ci sedevamo su tre file, come al cinema. Il controllo sullo svolgimento delle elezioni è stato fortissimo”.
“Ci siamo sempre messi a disposizione delle forze di opposizione, più che di quelle al potere, per ogni questione. Abbiamo constatato che l’opposizione intendeva manipolare le cifre, utilizzare sondaggi falsi, per organizzare una forte pressione sul potere. Perciò sono arrivato alla conclusione che l’opposizione è sul punto di organizzare manifestazioni di massa nella variante jugoslava, per cercare di assestare un violento colpo al potere statale. E’ questo il principale pericolo. Non penso che riusciranno nel loro intento, ma è evidente che, stando anche ai risultati ufficiali, i nemici del presidente, a Kiev, dove potrebbero essere organizzate le dimostrazioni, hanno ottenuto più della metà dei consensi.
Ora la situazione in Ucraina è molto complicata. Il nostro compito primario è quello di difendere l’indipendenza dell’Ucraina, poiché l’opposizione, che si è avviata sulla strada della preparazione di uno scenario jugoslavo, potrà contare senza alcun dubbio sul sostegno dei più intransigenti nemici della Russia, a cominciare dal gruppo Brzezinski-Albraight”,- ha concluso Sergej Markov.

Iuschenko riceve meno voti di quanto pensava
www.ukraine.ru 1 aprile 2002

Il primo commento del sito governativo russo destinato all’Ucraina, alla comunicazione di dati elettorali parziali significativi, stigmatizza pesantemente l’ingerenza USA, che si è manifestata nel sostegno esplicito ai blocchi elettorali nazionalisti.

…Occorre rilevare l’evidente ingerenza negli affari interni dell’Ucraina da parte di parlamentari americani, alla vigilia delle elezioni. La dirigenza USA ha preteso di indicare coloro che, a suo avviso, avrebbero potuto attuare dei brogli. E’ evidente che, con tale ingerenza, si intendeva porre le premesse per poter in seguito definire truccate le elezioni e arrivare ad una revisione dei risultati, in caso di sconfitta di quelle forze, su cui fa affidamento Washington. E quali siano queste forze non è un segreto per nessuno: il blocco “Nostra Ucraina” di Viktor Iuschenko.
I “cattivi” sono stati chiaramente individuati dagli USA: sono non solo i comunisti guidati da Piotr Simonenko, ma anche i partiti di centro, che rappresentano gli interessi del capitale nazionale ucraino, prima di tutto i socialdemocratici (il cui leader è l’ex primo vice-speaker del parlamento ucraino Viktor Medveciuk) e il blocco “Per l’Ucraina unita!”, guidato dal capo dell’amministrazione presidenziale Vladimir Litvin. Pur tra molte differenze, tutte queste forze respingono le ingerenze occidentali negli affari ucraini, e si pronunciano per l’intensificazione della collaborazione con la Russia.
In sostanza, oggi in Ucraina si svolgono contemporaneamente due battaglie.
La prima è tutta ucraina. E’ la battaglia per il modello di rapporti tra Kiev e Mosca da un lato, e tra Kiev e Washington dall’altro, ed anche per la battaglia per l’affermazione di diversi modi di affrontare la questione nazionale. Per molti versi la contesa si è manifestata tra le regioni del paese. Mentre i poteri locali nella occidentale Ivanovo-Frankovsk riabilitavano gli ex SS della divisione “Galizia”, nella orientale Charkov si svolgeva un referendum sullo status della lingua russa.
La seconda battaglia è stata meno evidente, ma non per questo meno significativa. La battaglia tra Mosca e Washington per l’influenza su Kiev. Ed è ormai chiaro che Washington sta perdendo. Notiamo infatti che i primi risultati per “Nostra Ucraina” sono certamente inferiori alle cifre fornite da questo blocco elettorale fino a pochi giorni prima delle elezioni (29-33%)…Ma anche se, alla fine, il blocco di Viktor Iuschenko dovesse raccogliere più voti di ciascuno dei suoi avversari (comunisti, socialdemocratici e sostenitori del presidente), messi insieme questi tre partiti comunque prevarranno. E, tenendo conto delle elezioni nei collegi uninominali, il risultato di “Nostra Ucraina” risulterà ancora peggiore…
…Avverrà una contestazione dei risultati elettorali da parte di Iuschenko e dell’Occidente? Teoricamente si, ma in pratica sarà difficile che ciò avvenga. Anche perché, nonostante l’abbondanza di violazioni nel corso delle elezioni, esse, ad avviso degli osservatori, persino quelli che non simpatizzano per l’attuale potere, non potranno in alcun modo influenzare il risultato delle elezioni.
Lo stesso Iuschenko, probabilmente intuendo la precarietà della sua posizione, ha già affermato di ritenersi soddisfatto delle percentuali indicate dagli exit poll. Ora il leader di “Nostra Ucraina” e la sua cerchia si stanno preparando ( al di là delle loro affermazioni) a cercare di risolvere i compiti che si presenteranno loro nell’immediato futuro: come mantenere l’integrità della frazione e non trovarsi ai margini al momento dell’assegnazione dei portafogli nel parlamento.
La battaglia continua.

Konstantin Kosaciov: “Simonenko, Litvin, Medveciuk e Moroz devono sedersi al tavolo delle trattative”
www.strana.ru 1 aprile 2002

E’ essenziale non mettere in discussione la legalità e il corretto svolgimento delle elezioni parlamentari che si sono svolte in Ucraina. Tale opinione è stata espressa oggi ai giornalisti dal vice capogruppo parlamentare di “Patria-Tutta la Russia” Konstantin Kosaciov.
Egli ha chiarito che, stando ai risultati elettorali, “in Ucraina, come prima, non emerge un unico leader delle forze che si pronunciano per il rafforzamento delle relazioni, sebbene figure forti stiano profilandosi all’orizzonte dello spettro politico”.
Inoltre, ha detto Kosaciov, la situazione di “frazionamento” può comportare conseguenze ancora più negative nelle relazioni tra i due paesi nelle prossime elezioni presidenziali.
Il deputato propone di rivolgersi ai candidati potenziali fin da ora e di lavorare con loro attivamente e su basi sistematiche. “Dobbiamo operare sul più ampio arco di forze, da Simonenko a Medveciuk, da Litvin a Moroz”. “Essi sono arrivati al parlamento con un atteggiamento amichevole nei confronti della Russia, sebbene siano divisi tra loro. Se ognuno di questi blocchi si presentasse separatamente, certamente verrebbe sconfitto. Se si dovessero unire, senza ombra di dubbio, vincerebbero e vincerebbe anche la Russia”.
Come propone Kosaciov, Simonenko, Litvin, Medveciuk e Moroz devono sedersi al tavolo delle trattative. Kosaciov ha fatto notare che, nonostante il primo posto del blocco di Iuschenko e la sua possibile alleanza con il blocco della Timoshenko, gli oppositori politici di queste forze, sommando i voti dei loro elettori, di fatto riceveranno il doppio dei mandati.
“Il raggiungimento di tale prevalenza sarà possibile solo attraverso la creazione di un’ampia coalizione”, – ha sottolineato ancora una volta un parlamentare russo.

Kinach: “l’unità tra “Per l’Ucraina unita!” e il PCU in una maggioranza parlamentare non è reale”
www.korrespondent.net 2 aprile 2002

Una composizione della Rada suprema, in cui ufficialmente nella maggioranza entrino il blocco “Per l’Ucraina unita!” e il gruppo parlamentare del Partito comunista, è “non rispondente alla realtà e impossibile”, ha affermato il primo ministro Kinach. A suo avviso, un discorso andrebbe avviato “non riguardo all’unificazione nell’ambito di una maggioranza, ma della collaborazione attorno a questioni concrete” – informa “Interfax-Ukraina”.
Il premier ha sottolineato che ritiene possibile un lavoro comune con i comunisti per risolvere i più importanti problemi relativi allo sviluppo dell’economia e della società. Tra le principali direttrici di collaborazione egli ha indicato il miglioramento del lavoro della politica statale in difesa e a sostegno della produzione nazionale e del mercato interno, per ottenere la riduzione della povertà, tra gli obiettivi fondamentali del programma del PCU.
“Siamo pronti, su principi di professionalità, ad esaminare senza pregiudizi ideologici le loro proposte, quando rispondano agli interessi nazionali e a leggi obiettive di mercato, e a cercare di realizzarle insieme”, – ha detto Kinach.
Egli ha anche invitato all’unità degli sforzi dei deputati “che si ritengono patrioti” per la realizzazione di un efficace ed equilibrato bilancio, e per l’integrazione nella comunità europea e mondiale”.

Il PCU non farà blocco con nessuno
www.korrespondent.net 4 aprile 2002

I deputati comunisti non parteciperanno in alcuna forma alla formazione di una maggioranza parlamentare per considerazioni strategiche, ha affermato il membro del gruppo parlamentare del PCU Gheorghij Kriuchkov.
Egli ha detto che, per i comunisti, è inaccettabile la collaborazione con i blocchi “Per l’Ucraina unita!” e “Nostra Ucraina”. Secondo Kriuchkov, il blocco “Per l’Ucraina unita!” è filopresidenziale e conduce una politica nettamente capitalista”. “Noi siamo contro coalizioni senza principi”.
I comunisti, del resto, non possono neppure coalizzarsi con il blocco che è guidato dalla “creatura di Washington Viktor Iuschenko”, ha inoltre affermato.
Nel delineare le caratteristiche di una possibile maggioranza, creata sulla base dei blocchi esistenti, il deputato ha dichiarato che “ sarà certamente precaria” “se non dovesse intercorrere un accordo tra Iuschenko e Litvin”.
Kriuchkov non ha però escluso che i comunisti possano convergere con il blocco Timoshenko e il PSU, su una serie di questioni, in particolare su quella relativa all’impeachment del presidente e all’introduzione di alcuni cambiamenti alla Costituzione.
Rispondendo alla domanda sulla pretesa del PCU a posti dirigenti nel parlamento, Kriuchkov ha affermato che il gruppo finora non ha affrontato la questione delle commissioni parlamentari. Esprimendo il proprio personale parere, Kriuchkov ha detto che egli è sostenitore della ripartizione delle commissioni in misura proporzionale alla composizione della Rada suprema.

Risultati definitivi delle elezioni parlamentari in Ucraina
M.G.

Secondo i dati forniti dalla Commissione elettorale centrale ucraina, alle elezioni del 31 marzo hanno partecipato al voto oltre 24 milioni di elettori, pari al 69,66% degli aventi diritto. Dei 33 partiti e blocchi elettorali che hanno presentato proprie liste, solo sei hanno superato lo sbarramento del 4%, previsto dalla legislazione in vigore nel paese: il Blocco “Nostra Ucraina” ha ottenuto il 23,57%, il Partito Comunista di Ucraina il 20,01%, il blocco “Per l’Ucraina unita!” il 12,05%, il blocco di Julja Timoshenko il 7,21%, il Partito Socialista di Ucraina il 6,95%, il Partito Socialdemocratico di Ucraina (unificato) il 6,21%.
In particolare il Partito comunista ha registrato, come del resto era nelle previsioni (negli ultimi giorni una flessione ancora più pesante era data per certa da quasi tutti gli istituti di sondaggio ucraini, al servizio dei partiti nazionalisti filoccidentali), una flessione di circa il 4% rispetto al 1999 e di circa il 2% rispetto al risultato ottenuto dal candidato comunista alle ultime elezioni presidenziali. Nessun osservatore occidentale ha messo in rilievo come alla flessione abbia contribuito anche la presenza di numerose “liste di disturbo” che, non superando lo sbarramento, hanno ottenuto complessivamente più del 5% dei voti (il blocco di Natalja Vitrenko, leader del “più a sinistra” Partito progressista socialista ha ottenuto il 3,21%, il Partito comunista (rinnovato), creato pochi mesi prima delle elezioni e che ha goduto di un trattamento di favore da parte dei “media”, ha raccolto l’1,39%, il blocco “Per l’Ucraina, la Bielorussia e la Russia” lo 0,42%, il Partito comunista degli operai e dei contadini lo 0,41%, e il Partito contadino lo 0,38%).
Si è votato anche per il parlamento della Repubblica autonoma di Crimea (abitata da una maggioranza di russi): la consultazione, a carattere maggioritario uninominale, si è conclusa con la conquista della maggioranza assoluta del raggruppamento diretto dai comunisti locali, capeggiati dallo speaker dell’assemblea legislativa Leonid Grach (popolare personalità, che alcuni indicano tra i possibili pretendenti alla leadership del Partito Comunista di Ucraina, se non come candidato comunista alle prossime elezioni presidenziali).
A Charkov, città di un milione e mezzo di abitanti dell’Ucraina orientale, dove fortissima è la presenza di russi e russofoni, si è svolto anche un referendum, in cui l’83% dei partecipanti al voto si è espresso per l’elevamento della lingua russa al rango di “idioma ufficiale”.

Traduzione dal russo
di Mauro Gemma