Le donne in piazza per difendere la legge 194

Riparte la mobilitazione delle donne a difesa dell’autodeterminazione in tema di aborto. Oggi, in diverse città italiane, si terranno presidi e sit-in per protestare contro quanto avvenuto al policlinico napoletano Federico II dove una donna è stata interrogata dalla polizia subito dopo essersi sottoposta a un’interruzione volontaria di gravidanza. Interviene il Guardasigilli.
Una cosa è certa: è stata «una dichiarazione di guerra», uh «atto illegale», un «attacco alle donne e alla loro autodeterminazione». Una cosa è chiara: è necessario «alzare i toni», «rispondere», «saranno tempi bui». All’assemblea romana che si è tenuta alla Casa delle Donne c’è molta disciplina e decisione. Un intervento dietro l’altro, senzaperdere tempo, senza chiacchiere inutili, viene organizzata la risposta al “blitz” di Napoli. Su questo argomento tutto è stato detto, ora bisogna di nuovo farsi sentire.
E così, in modo veloce e spontaneo, è stato in diverse città dove oggi pomeriggio ci saranno mobilitazioni. Sono previsti presidi davanti agli ospedali, dalla Mangiagalli di Milano al Sant’Orsola di Bologna, sempre a Milano un appuntamento è in piazza San Babila, a Roma invece davanti al mini-stero della Salute, a Napoli in piazza Vanvitelli. È stata una reazione immediata, quella delle femministe e di molte donne, voci indignate e «furenti» si sono levate dalle assemblee, si è mosso quel movimento sommerso, quella rete di donne (dai partiti ai collettivi) che non sempre si vede ma esiste, non è un ritorno al passato, dicono, ma è di nuovo «qui e ora» intorno ad una questione strategica: la possibilità di scelta della donna.
La risposta sarà capillare ma questo, promettono le organizzatrici. èsolol’inizio. Barriranno anche iniziative legali e «sarà necessario affrontare di nuovo, dopo tanti anni, la questione dei medici obiettori, quei ginecologi che per fede ma spesso per carriera non praticano interruzioni di gravidanza e rendono difficile applicare la legge nelle strutture pubbliche». Dice una “veterana” delle lotte delle donne all’assemblea romana: «Quello che è accaduto a Napoli non è stato un caso, avevano iniziato già con la legge 40, ma tutti a dire “non oseranno toccare la 194”, invece vogliono farlo o meglio tenteranno di sabotarla. L’autodeterminazione delle donne», aggiunge rivolta alle più giovani, «ricoidatevelo: fa ancora paura».
A Milano la Rete delle donne ha deciso che da San Babila una delegazione andrà in prefettura. «Chiediamo al prefetto garanzie precise cheaMilanovengarispet-tatalalegge 194», dice Leila Brambilla. «Ci preoccupa che le forze dell’ordine a Napoli abbiano risposto ad una telefonata anònima, potrebbe esserel’inizio di una sequenza di iniziative per creare un clima di panico e intolleranza verso le donne che devono affrontare il calvario dell’aborto».
È quella di Napoli però la manifestazione più eterogenea e con
più adesioni. «Daremo voce a chi normalmente non ce l’ha. Per parlare di donne, per ribadire il nostro sdegno per quanto accaduto al Policlinico, ma anche per dire alla politica cosa le donne davvero si aspettano», dice Stefania Cantatóre, che a Napoli rappresenta l’Udi, Unione Donne in Italia. Ma a Napoli non ci saranno solo donne. Anche rappresentanti di associazioni, sindacati. E politici, dai Comunisti italiani a Rifondazione ai Verdi. Compresi ministri e sottosegretari. Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrerò, dà la sua «piena adesione contro un atto inqualificabile», partecipano anche le ministre Linda Lanzillotta (Affari regionali) e Barbara Pollastrini (Pari opportunità). «Invitiamo i politici a prendere una posizione chiara», hanno chiesto all’assemblea romana, «vogliamo sapere chi sono quelli che in parlamento difenderanno la legge 194 e chi no. Non è il momento di essere ambigui, come lo sono molti anche a sinistra, perché non ci sono solo i voti dei cattolici ma anche i nostri».