Le donne comuniste chiedono unità

La drammaticità della situazione mette in evidenza quanto il conflitto di genere sia paradigma del conflitto di classe: precarietà fa rima con donna da sempre, e oggi diventa modello di riferimento, processo di parità inverso, con il quale anche gli uomini sprofondano nell’incubo dell’incertezza del futuro.

La pratica della lettera di dimissioni in bianco pensata per noi donne, che questo governo ha immediatamente reso di nuovo lecita, comincia a riguardare giovani ragazze/i per dominarli con l‘incubo dell‘incertezza, come sono le donne straniere il simbolo di precarietà, schiave che legano il proprio destino alla vita dell’anziana/o.

La riforma del modello contrattuale, firmata da CISL, UIL e UGL, ci renderà povere ma anche poveri.

Con i tagli alla scuola si elimineranno posti di lavoro oggi occupati in prevalenza da donne, ma la riforma Gelmini renderà più ignoranti e precari culturalmente e socialmente bambine e bambine.

Precario è anche il nostro corpo: esibite come carne da macello in televisione o sulle pubblicità, oggetti da prendere anche con violenza, criminalizzate come prostitute per salvare i clienti, ci vogliono sempre più contenitori, delegittimando continuamente la 194 e decidendo con chi, se e quando accedere alla riproduzione assistita. Si arriva addirittura mettere in discussione la presidenza della Repubblica e la Costituzione stessa pur di lasciare che il Governo, questo governo, sia libero di scegliere della vita e della morte di ogni singola persona, come chiesa comanda (la chiesa, le donne e gli uomini che credono).

Noi donne comuniste vogliamo ritornare a decidere della nostra vita, a riprenderci i nostri diritti, essere protagoniste della difesa della libertà nostra e di tutti a cominciare da chi è sfruttata/o, da chi non ha speranza per il futuro. Siamo convinte che solo con una presenza comunista forte e autorevole nel paese ciò diventi possibile.

Per questo vogliamo l’unità dei comunisti, di tutti i comunisti organizzati nei partiti e no, soprattutto in questo momento, in cui si assiste ad un attacco spietato e senza esclusione di colpi alle forze comuniste, come dimostra la scelta concordata tra PD e PDL sullo sbarramento per le elezioni europee.

Chiediamo prima di tutto al PdCI e al PRC di tornare ad essere uniti nell’opposizione sociale, nelle lotte, nella costruzione di una moderna identità comunista, riflettendo sulle forme migliori di lotta e radicamento sociale. Quale lotta alla precarietà? Quale antifascismo oggi? Quale solidarietà internazionalista? Quale idea di scuola e lotta per l’istruzione? Insomma: come e dove si declina il nostro essere comunisti.

Riteniamo maturo il tempo per il superamento “sereno e laico” delle ragioni che portarono alla scissione del ’98, perciò lanciamo una proposta di lavoro comune in primo luogo a tutte/i le/i compagne/i del PDCI e del PRC, per superare le indecisioni e le deviazioni che al momento caratterizzano il movimento comunista, e andare decisi verso la ricostruzione del partito comunista.

La semplificazione del quadro politico italiano, tanto invocata dal Pd, porta inevitabilmente al modello americano: la nascita di due partiti/schieramenti, entrambi schiavi delle lobbies che li finanziano, non espressione e portatori di idee di società contrapposte, ma solo “due correnti di uno stesso partito”: quello della borghesia americana.

Veniamo da oltre un decennio di smantellamento delle conquiste dei lavoratori e delle loro rappresentanze politiche, la sinistra è stata sconfitta perché ha perso la battaglia di egemonia culturale nella società, ha abbandonato e smarrito il suo corpo sociale. Su questo va aperta la riflessione e quindi l’invito che rivolgiamo a tutti i compagni, in primis ai gruppi dirigenti del PRC e del PdCI, è di cominciare a porsi interrogativi e dare risposte sui temi di fondo, per cominciare a delineare il lavoro dei prossimi anni nel segno del radicamento nel sindacato e nei luoghi del lavoro e rispetto alle grandi battaglie per i diritti sociali e civili.

Siamo convinte che siano maturi i tempi per una nuova stagione dei comunisti in Italia, ci vuole, però, maggiore coraggio da parte del PRC e del PdCI in questa direzione, contro ogni tentennamento che va solo a scapito delle lavoratrici e dei lavoratori, dei giovani, degli anziani, degli immigrati e di tutta la nostra classe di riferimento, quella più debole e devastata dalla crisi economica.

Donne comuniste della Toscana, Assemblea Regionale delle donne P.d.C..I., Forum regionale delle donne del P.R.C.

Fonte : http://www.pdci-ibarruri.it/donnepolitica2.htm