Le disuguaglianze nell’Unione Europea si aggravano e dilaga la povertà

Traduzione di l’Ernesto online

Circa 116 milioni di persone, ossia circa un quarto della popolazione dell’UE, vivevano una situazione di esclusione sociale nel 2008, secondo l’ultimo studio di Eurostat, reso pubblico il 13 dicembre 2010.

Alla vigilia della chiusura dell’Anno Europeo della Lotta contro la Povertà, l’ufficio di statistica europeo, Eurostat, ha rivelato l’esistenza di una cifra record di cittadini colpiti dal flagello della povertà nei 27 paesi membri dell’UE.

Lo studio, che presenta dati del 2008, divide in tre categorie la popolazione in situazione di esclusione sociale. Nella prima, relativa agli individui a “rischio di povertà” si trovano 81 milioni di persone (il 17% della popolazione UE27). Ciò significa che il loro reddito, anche tenendo conto del sostegno sociale che ricevono, si colloca sotto il limite della povertà (meno del 60% del reddito medio in ogni paese).

In questa categoria i valori più elevati si sono registrati in Lettonia (26%), in Romania (23%) e in Bulgaria (21%). Ma il flagello ha pure una grave incidenza nei cosiddetti paesi ricchi, dove una percentuale crescente si trova a rischio di povertà: Francia (13,1%), Germania (15,2%), Italia (18,7%), Regno Unito (18,8%) e Spagna (19,6%). In Portogallo, il 18,5% della popolazione si trova sotto il limite di povertà.

Nella seconda categoria, “privazione materiale grave”, sono compresi 42 milioni di europei (8% della popolazione), le cui risorse non erano sufficienti a pagare le bollette dei servizi essenziali, ad acquistare un’automobile, un telefono, ecc.

La Bulgaria, con il 41% della popolazione in questa situazione, e la Romania (33%) sono i paesi che presentano i tassi più elevati. In Portogallo, la privazione materiale grave colpisce il 9,7%, vale a dire più di un milione di individui.

La terza categoria si riferisce a persone che vivevano in famiglie con “debole intensità di lavoro”, ossia i cui membri adulti hanno utilizzato meno del 20% del loro “potenziale di lavoro” nel 2008. Più di 34 milioni di europei (9% della popolazione fino ai 59 anni) erano in tal modo vittime dirette o indirette della disoccupazione di massa.

l’Irlanda guidava questo indicatore con il 14% della sua popolazione coinvolta, seguita dall’Ungheria, dal Belgio e dalla Germania (12%). In Portogallo, questa percentuale ha raggiunto il 6,3%, colpendo 517 mila persone.

In totale, si sono registrati 116 milioni di europei (23,6% della popolazione) colpiti da almeno una di queste tre forme di esclusione sociale. Ancora una volta la Bulgaria si è trovata in testa a questa lista nera (45%), seguita subito dalla Romania (44%), dalla Lettonia (34%) e dalla Polonia (31%).

Va notato che paesi come l’Olanda, la Svezia e la Repubblica Ceca, che presentano i tassi minori, hanno comunque una parte importante della popolazione (15% ciascuno) che è colpita da almeno una di queste tre forme di esclusione. In Portogallo, questo indicatore arriva al 26%, ossia più di due milioni e 750 mila individui.

Infine, lo studio rivela anche che c’erano sette milioni di individui (1,4% della popolazione) nelle condizioni della più completa indigenza, poiché erano investite contemporaneamente dai tre criteri di stima. Le situazioni più gravi si registravano in Bulgaria (4%) e in Ungheria (3%). In Portogallo la percentuale era del 2,4%, con 122 mila persone in questa situazione.