Le cariche non aprono il cpt

Pericolo scampato, per ora: il mega centro di permanenza di Gradisca d’Isonzo ieri non ha aperto le porte, come invece aveva assicurato il ministro dell’interno Giuseppe Pisanu, che sulla struttura blindata per espellere gli immigrati «clandestini» punta tutto in vista della tornata elettorale che qui, in Friuli Venezia Giulia, si gioca sul filo di lana almeno al senato. Ma impedire ai lavoratori della cooperativa Minerva – vincitrice dell’appalto del centro – di mettere piede nel cpt è costato qualche ferito, e uno di loro è un nome «eccellente»: si tratta del consigliere dei Verdi Alessandro Metz, ricoverato in ospedale con un trauma cranico. Tutto si è scatenato in pochi minuti, intorno alle nove: i manifestanti, accampati con tende e roulotte proprio di fronte ai cancelli del cpt, dalle prime ore della mattina hanno iniziato a distribuire volantini a tutti gli automobilisti di passaggio e a ostacolare l’ingresso nel centro delle macchine e dei furgoni della cooperativa. Operazione riuscita, in parte: un furgone è tornato indietro e due macchine con a bordo i lavoratori della coop hanno fatto retromarcia quando la Digos ha assicurato loro che il «capo» Adriano Ruchini aveva dato disposizione di non forzare il blocco («noi li chiamiamo contractors per dire che sono mercenari, ma questi sono contractors veri, militari. Noi a dirgli: spostatevi, che vi frega. E loro: non abbiamo ricevuto disposizioni», racconta Luca Casarini). Ma qualcuno ha voluto comunque passare: un’auto con a bordo una donna ha puntato dritto verso il cancello, dove un gruppo di Disobbedienti si era piazzato per vigilare che nessuno filtrasse il blocco. Ed è a questo punto che la polizia è intervenuta: da dietro si vedeva solo un turbinio di manganelli. Ma non è qui che Metz ha preso la botta più grave. Il bastone è piombato sulla nuca del consigliere quando il «contatto» tra manifestanti e polizia era finito.

Completamente diversa la versione della polizia, che invece parla di «un’operazione chirurgica» per impedire ai Disobbedienti di «rovesciare le macchine». Due gli agenti medicati alle mani («fuoco amico», replicano i manifestanti). Il faccia a faccia con i lavoratori della Minerva, poi, ha svelato l’ennesima peculiarità del cpt friulano: tra di loro c’erano anche immigrati, alcuni africani, altri dell’Europa dell’est. A parte le botte, la consapevolezza di aver rovinato la festa al ministero ha scaldato l’atmosfera del presidio, nonostante le temperature polari: «Dobbiamo essere contenti perché le persone cominciano a cambiare atteggiamento, non c’è più freddezza: non so quanti volantini abbiamo distribuito stamattina, e il 90% delle persone ci ha sorriso, qualcuno ci ha incoraggiato, ci ha detto di tenere duro», racconta Luca, uno dei ragazzi che anima il presidio.

Non si può certo dire che il paese di Gradisca stia partecipando alla protesta, ma di certo chi abita nei pressi del centro non sembra entusiasta dell’idea di vedersi aprire un simil-carcere sul proprio territorio: «Io non so neanche cosa sia, non è che possa parlare – dice un signore venuto a curiosare in bicicletta – mi piacerebbe vederlo dentro, ma ho l’impressione che questi soldi si potevano spendere meglio». «Non si capisce perché il Viminale abbia deciso di alzare la tensione a questo livello – dice l’assessore regionale all’immigrazione Adriano Antonaz (Prc) – E’ un atteggiamento irresponsabile, faccio appello affinché la decisione sia rimandata a dopo le elezioni». E’ lui ad essere stato delegato ad occuparsi della questione dal presidente regionale Riccardo Illy. Quest’ultimo è molto criticato, visto che sembra subire supinamente lo schiaffo del Viminale. Per questo i manifestanti rilanciano, e chiedono alla Regione di mettersi in mezzo intanto offrendo per sabato a Gorizia una sala per un’assemblea pubblica, mentre spunta anche l’idea di organizzare uno «sciopero sociale» con l’aiuto di Cobas, Rdb e Fiom, che appoggiano il presidio. L’appuntamento è per stamattina alle 7,30. Perché il pericolo è scampato, ma non del tutto.