Le braccia scoppiano. Scuotere materassi venti volte al minuto

Braccia. Lucia aveva 15 anni quando ha iniziato a lavorare come operaia in una piccola azienda tessile di Lecco. Aveva tanta voglia di fare, lavorare le piaceva, era cresciuta respirando «lavoro» e non le sembrava vero che adesso anche lei potesse finalmen-
te guadagnarsi da vivere con il famoso «sudore della fronte». Due anni dopo era già una veterana, il datore di lavoro aveva notato la sua alta produttività e allora le ha assegnato un compito più difficile: addetta al cosiddetto «incannaggio», cioè alla collocazione delle matasse di seta su una macchina. Lucia si è impegnata senza risparmio: perché a 17 anni non poteva certo immaginare che sarebbe stata la rovina della sua vita di lavoratrice.
LA CATENA Quel lavoro, infatti, ha trasformato le sue giornate in un’ossessiva ripetizione dei gesti, del tutto simile a una scena di «Tempi moderni» di Charlie Chaplin: la ragazzina doveva infatti prelevare le enormi matasse da uno scatolone, sorreggerle con le braccia sempre allargate e scuoterle orizzontalmente per almeno sei volte prima di applicarle alla macchina. Tutto qui? Sì, ma ripetuto per venti volte al minuto, per otto ore al giorno. Dopo due anni, infatti, Lucia non ce l’ha fatta più. Si è fatta coraggio e, sentendosi in colpa lei stessa, ha spiegato al suo datore di lavoro che le facevano male polsi e gomiti, che non riusciva più a tenere tesi gli avambracci. Quel rapporto di lavoro, quindi, si è “risolto”, come si usa dire, e anche se la giovane non ha avuto difficoltà a trovare una nuova occupazione e poi un’altra ancora, i dolori alle braccia l’hanno fermata ogni volta. I successivi accertamenti medici hanno riscontrato lesioni pesanti al nervo mediano del polso (il cosiddetto tunnel carpale) e hanno condotto all’intervento chirurgico a entrambi i nervi ulnari. Dopo una lunga battaglia, assistita dall’Inca Cgil della Lombardia, ha ottenuto circa 8 mila euro di indennizzo. Poi basta. Oggi ha 25 anni, non sa a quale lavoro candidarsi e continua a soffrire di forti dolori alle braccia.
FORMICOLIO Stessa sorte è toccata a un’addetta alle confezioni in pelle che a furia di premere sui capi in cucitura ha rimediato una neuropatia al nervo odiano di entrambi i polsi. Soffre di formicolii costanti e dolori intensi che a volte la svegliano di notte, le cadono gli oggetti dalle mani e non può lavorare. Ha rimediato soltanto un piccolo indennizzo.
SENZA PENSIONE E non è andata molto meglio all’aiuto-cuoca non ancora cinquantenne che a causa dei continui e rapidissimi movimenti imposti dal suo lavoro nelle cucine di grandi mense si è ritrovata con un nervo della mano rovinato e un dito immobile, rigido. Sette operazioni chirurgiche (complici grossolani errori medici) non le hanno restituito salute sufficiente per riprendere il lavoro: non si maneggiano enormi pile di piatti o chili di zucchine in quelle condizioni. Anche a lei l’Inail ha detto inizialmente no, soltanto il successivo ricorso le è valso il riconoscimento della malattia professionale.
La fatica del lavoro colpisce spesso le donne che svolgono mansioni non considerate “a rischio” e non previste dalle tabelle dell’Inail. E allora è dura ottenere il riconoscimento della malattia professionale. E una volta che una di loro tenta e fallisce lungo la strada dell’Inail allora anche le colleghe rinunciano. E lo stesso accade anche tra gli uomini. «Ecco perché sono in calo le denunce delle malattie professionali – spiega Vanni Galli, coordinatore dell’Inca Cgil della Lombardia – e del resto negli ultimi cinque anni solo il 29% dei casi denunciati sono stati riconosciuti dall’Inail e il 14% indennizzati». Eppure di lavoro ci si ammala ancora: anche 17 anni.