Le bombe amiche

Angela Merkel è tornata carica di allori dal suo primo viaggio da cancelliera a Washington. Un cordialissimo George W. Bush le ha srotolato davanti tappeti rossi, prodigandosi in elogi per una donna così «intelligente, pronta di spirito, amante della libertà» perché, da tedesca dell’est che ha patito sotto la dittatura tardobolscevica, «sa davvero cosa significhi la libertà». Forte di tanto credito, l’ospite si è potuta permettere di prendere di petto qualche questione controversa, come la prigione gestita dagli Usa a Guantanamo che, seconda la cancelliera, «non dovrebbe continuare a esistere alla lunga in questa forma». Ecco smentiti quanti l’avevano dipinta come una lacché dell’imperialismo: la cancelliera, «amica a casa di amici», non è serva di nessuno.

La democristiana può tanto più accreditarsi come dignitosa rappresentante dei «valori» europei, quanto più vacilla l’aureola pacifista del precedente governo rosso-verde di Gerhard Schröder (nella foto ap) e Joschka Fischer: pare proprio che il Bnd, l’intelligence tedesca, abbia dato una mano agli Usa durante la guerra irachena, fornendo informazioni sugli obiettivi da bombardare. In che misura ciò sia avvenuto, dovrà verosimilmente chiarirlo una indagine parlamentare: i tre partiti d’opposizione, liberali, socialisti, e buon’ultimi i verdi timorosi di ledere l’onorabilità del loro ex ministro degli esteri, sembrano decisi a chiederla la settimana prossima. Insieme hanno i numeri per ottenerla: una commissione d’inchiesta deve essere approvata almeno da un quarto dei membri del Bundestag.

A tirar fuori la storia dell’intelligence tedesca «a doppio servizio» sono stati l’attendibile giornalista televisivo John Goetz, con un servizio trasmesso la sera dell’11 gennaio dal programma Panorama (sulla prima rete pubblica Ard), e il decano del giornalismo investigativo Hans Leyendecker, sulla Suddeutsche Zeitung del 12 gennaio.

La fonte principale è un ex funzionario della Dia, il servizio segreto militare Defense Intelligence Agency, che nel 2003 si occupava della ricerca di obiettivi da bombardare. L’anonimo informatore è grato per il valido aiuto prestatogli da due agenti del Bnd, rimasti a Baghdad anche nelle prime settimane della guerra. E cita un episodio in particolare: il bombardamento del 7 aprile 2003 nel quartiere di Mansur.

Era giunta voce che Saddam Hussein fosse lì in un ristorante. L’agente del Bnd, Reiner M., si precipitò sul posto per un soppralluogo e confermò la presenza di auto «blu» che rendevano plausibili presenze «importanti». Un aereo americano sganciò quattro bombe da mille chili, distruggendo due isolati attorno al ristorante e uccidendo almeno dodici civili. O Saddam non c’era mai stato, o era andato via prima. Ma per questo buco nell’acqua, e verosimilmente per altre informazioni più utili fornite sulla dislocazione delle strutture militari irachene, Rene M. è stato premiato con un’onorificenza americana.

I due agenti tedeschi a Baghdad sono stati convocati mercoledì dalla commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti, che si riunisce a porte chiuse. I suoi membri sono tenuti al silenzio. Ma qualcosa potrebbe filtrare all’esterno, almeno sul quesito centrale: agivano «in proprio» o su mandato del governo tedesco, che ufficialmente da quella guerra si era dissociato?

Adesso ci si chiede che prezzo abbia pagato Schröder agli Usa per quella sua insubordinazione, in termini di aiuto fattuale sottobanco. E Frank-Walter Steinmaier, suo sottosegretario alla cancelleria e coordinatore dei servizi, ora ministro degli esteri nella Grande Coalizione, faticherà a spiegare il suo ruolo nella vicenda.