Le bombe al fosforo arma «umanitaria» dice il Pentagono

«Contrariamente alla presentazione offerta dal documentario, il fosforo bianco non è fuorilegge o illegale o bandito da alcuna convenzione quando viene usato in questo modo», ossia non «contro obiettivi umani» ma solo «come fumogeno o per segnare gli obiettivi»: così sosteneva l’Ambasciata Usa in Italia nella dichiarazione del 9 novembre sul documentario «Fallujah: la strage nascosta» trasmesso da RaiNews24. Il giorno dopo, però, lo stesso Usinfo (il programma governativo di informazione internazionale) ha dovuto prendere atto del rapporto pubblicato dalla rivista ufficiale dell’esercito Field Artillery (v. il manifesto del 12/11) e ammettere, smentendosi, che le forze Usa hanno impiegato proiettili al fosforo contro gli insorti in operazioni «scuoti e cuoci». Una di queste viene descritta in un altro resoconto pubblicato da Infantry Magazine, la rivista ufficiale della fanteria, nell’edizione gennaio-febbraio 2004: «Abbiamo sparato (con mortai pesanti durante l’operazione Iraqi Freedom, n.d.t) 20 colpi con munizioni ad alto esplosivo e spolette di prossimità, quindi 12 colpi con munizioni al fosforo bianco. Ciò ha prodotto un effetto catastrofico sul nemico: l’intera fanteria fu annientata». Un’altra operazione, effettuata dai marines a Fallujah nell’aprile 2004 (prima della battaglia di novembre), è stata descritta da D. Mortenson, inviato embedded in Iraq del North County Times di San Diego: i proiettili, esplodendo, «investono il gruppo di edifici, in cui sono stati individuati gli insorti, con un misto di fosforo bianco ardente e alti esplosivi chiamato “scuoti e cuoci”» (NCTimes, 10 aprile 2004).

Come può allora il governo Usa continuare a sostenere che l’uso del fosforo bianco non è illegale né bandito da alcuna convenzione? Nella Convenzione sulle armi chimiche (in vigore dal 1997), a cui aderiscono anche gli Usa, si proibiscono le munizioni specificamente progettate per causare la morte e altri danni attraverso le proprietà tossiche delle sostanze chimiche. Tra queste, però, non viene incluso il fosforo bianco. Eppure, nelle «Schede internazionali di sicurezza chimica» redatte dalle Nazioni unite, si mette in guardia contro la pericolosità del fosforo bianco, sostanza chimica che ustiona come un acido attaccando soprattutto le mucose, che può provocare la perdita della vista e uccidere se respirato. La stessa Agenzia Usa di protezione ambientale avverte che esso provoca «gravi effetti sulla riproduzione, danni al fegato, al cuore e ai reni e infine la morte».

Secondo la stessa agenzia, il suo «uso primario quale esplosivo chimico è quello incendiario»: altamente infiammabile in presenza di ossigeno, continua a bruciare finché non è privato dell’atmosfera di ossigeno e, se ne resta una parte, può riaccendersi da solo anche dopo l’incendio. Il fosforo bianco è dunque un’arma incendiaria che rientra nel Protocollo sulle armi incendiarie, annesso nel 1980 al Protocollo sulla proibizione o restrizione di certe armi convenzionali: esso proibisce l’uso di armi incendiarie contro obiettivi militari situati in zone in cui sono concentrati civili. A Fallujah e in altre zone le forze statunitensi le hanno invece impiegate.

Come possono allora gli Stati uniti dire di non aver violato il Protocollo sulle armi incendiarie? Semplice: perché non lo hanno sottoscritto negandone la validità. Come dichiara l’Ufficio del sottosegretario alla difesa per l’acquisizione, tecnologia e logistica, gli Stati uniti «si riservano il diritto di usare armi incendiarie contro obiettivi militari situati in zone dove sono concentrati civili quando si giudica che tale uso potrebbe causare meno vittime e meno danni collaterali di armi alternative». A Fallujuah, dunque, uomini, donne e bambini sono stati arsi vivi nell’operazione «scuoti e cuoci» con armi al fosforo e altre armi incendiarie per «causare meno vittime» di quelle che avrebbero prodotto «armi alternative» (quali, quelle nucleari?). Le bombe incendiarie divengono così strumenti umanitari.