Le atomiche di Tel Aviv partecipano alla marcia pluripartisan

Un Iran nucleare «costituirebbe una grave minaccia non solo per Israele ma per la comunità internazionale: da qui la nostra posizione che sia il Consiglio di sicurezza ad occuparsene al più presto» (Haaretz, 2 nov.): così ha dichiarato il ministro degli esteri Gianfranco Fini alla conferenza stampa tenuta a Gerusalemme col suo omologo israeliano Silvan Shalom. L’Iran è «molto vicino ad acquisire la conoscenza necessaria a costruire armi nucleari», ha aggiunto Shalom sottolineando che un Iran nucleare costituirebbe «un incubo». Queste dichiarazioni sono state riportate con grande risalto dai media. Nessuno però ha ricordato un semplice fatto: l’Iran, che ha aderito al Trattato di non-proliferazione (Tnp), non possiede armi nucleari ed è sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea); Israele, che non ha aderito al Tnp, possiede invece armi nucleari e rifiuta qualsiasi controllo dell’Aiea. Il «segreto di Pulcinella», come ha scritto ieri Farian Sabahi su il manifesto, riguarda l’accesso di Tehran al nucleare favorito dagli stessi Usa, i sistemi di armi atomiche sono un’altra cosa, e l’Iran ancora ne è sprovvisto. E’ lo stesso direttore della Aiea, Mohamed ElBaradei, ad affermare che «Israele ha armi nucleari» (Haaretz, 12-12-2003). Con l’aiuto soprattutto di Stati uniti e Francia, Israele è riuscito a costruire, senza mai ammetterne l’esistenza, un arsenale valutato in circa 400 armi nucleari con una potenza complessiva equivalente a quasi 4 mila bombe di Hiroshima. Si tratta di armi sia termonucleari, sia «tattiche» di minore potenza tra cui bombe al neutrone. Come vettori nucleari le forze israeliane usano una parte degli oltre 300 caccia F-16 e F-15 potenziati, forniti dagli Usa, armati anche di missili israelo-statunitensi Popeye a testata nucleare. Un’altra versione, il Popeye Turbo, è installata su tre sottomarini Dolphin, forniti dalla Germania, cui dovrebbero aggiungersene altri due come ha anticipato l’ammiraglio israeliano David Ben-Bashat (Jerusalem Post, 12-12-2004). Oltre a questi vettori nucleari Israele possiede circa 50 missili balistici Jericho II, su rampe di lancio mobili, e i razzi Shavit utilizzabili anche come missili balistici a lunga gittata. Tutte queste armi nucleari sono pronte al lancio, ventiquattr’ore su ventiquattro, puntate contro l’Iran e gli altri paesi della regione.

Nonostante il suo ruolo sempre più pericoloso e destabilizzante, l’arsenale nucleare israeliano – l’unico in Medio Oriente – continua a essere ignorato dai governi delle «grandi democrazie occidentali».

Vengono così ignorate le ripetute risoluzioni con cui l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha ribadito «la sua condanna del rifiuto di Israele di rinunciare al possesso delle armi nucleari» e ha chiesto al Consiglio di sicurezza di «porre gli impianti nucleari israeliani sotto la giurisdizione della Iaea» (Risoluzione 44/121, 15 dicembre 1989).

La situazione è resa ancora più pericolosa dal fatto che il governo israeliano cerca di conservare il monopolio delle armi nucleari, impedendo che altri paesi della regione sviluppino programmi nucleari, anche civili, con i quali un giorno potrebbero costruirsele. E’ sicuramente già pronto un piano di attacco, appoggiato dagli Stati uniti, agli impianti nucleari iraniani. L’Iran ha avvertito che, in tal caso, effettuerebbe una ritorsione contro l’impianto nucleare israeliano di Dimona. A quel punto, però, Ariel Sharon potrebbe usare le armi nucleari.

Come l’Italia e l’Europa dovrebbero muoversi per scongiurare tale catastrofe? Tenendo fede alla «Dichiarazione di Teheran» del 21 ottobre 2003: essa prevede da un lato l’impegno iraniano a sviluppare un nucleare esclusivamente civile sotto controllo della Iaea, dall’altro l’impegno dell’Europa a cooperare per «la costituzione di una zona libera da armi di distruzione di massa in Medio Oriente». Ma, per fare ciò, l’Europa dovrebbe prendere ufficialmente atto che Israele possiede armi nucleari e chiederne lo smantellamento.

L’Italia si è mossa invece in senso diametralmente opposto: ha infatti stipulato con Israele un memorandum d’intesa sulla cooperazione militare nel cui quadro alte tecnologie italiane potranno essere usate anche per potenziare le armi nucleari israeliane. L’accordo, approvato il 3 maggio 2005, è passato a schiacciante maggioranza grazie al fatto che, al senato, Democratici di sinistra-L’Ulivo e Margherita-DL-L’Ulivo hanno votato a favore insieme al centro-destra. Con lo stesso spirito bipartisan coloro che hanno fatto passare l’accordo militare si ritrovano nella fiaccolata per riaffermare «i valori della civiltà, della convivenza e della pace».