«Lavoro non protetto, lo stato dia un segnale»

Domani scioperano i precari della pubblica amministrazione (p.a.), che convergeranno a Roma per la manifestazione nazionale convocata dalla RdB-Cub. Si prevedono un corteo di oltre 15.000 persone. Ne parliamo con Umberto Fascetti, responsabile del coordinamento nazionale precariato.
Questo sciopero assume di fatto un sapore politico.
Nella campagna elettorale del centrosinistra, anche grazie ai forti movimenti contro la precarietà degli ultimi anni, si sono sentiti discorsi importanti a proposito di «lotta alla precarietà». Appena arrivati al governo, invece, si è avvertito un certo «raffreddamento» nei toni. Si è smesso di parlare di «abolizione della legge 30» e sono cominciate le proposte di semplice «modifica». La vertenza dei precari della p.a. sollecita da questo governo risposte coerenti con quanto promesso prima del voto.
Quali sono le dimensioni del precariato «pubblico»?
Difficile fare un calcolo esatto. Si stima che i precari siano il 20% dei lavoratori pubblici. Solo nella scuola sono 190.000; tra ministeri, enti locali e parastato sono almeno altrettanti. Cui bisogna aggiungere quasi 60.000 Lsu. Secondo le nostre stime, alla fine, si arriva quasi a 600.000.
C’è una vostra proposta di legge, in parlamento.
Mira a rifare le graduatorie in base ad anzianità e tipologia di lavoro dei precari e a varare un percorso di assorbimento, anche graduale. Ma occorre intanto bloccare le esternalizzazioni e garantire i diritti a chi sta lavorando. Gli Lsu, per esempio, non hanno versamenti contributivi. Non stiamo chiedendo una cosa insostenibile, dal punto di vista dei conti pubblici, perché tutte queste persone sono già ora pagati dalla p.a.
La finanziaria non va in questa direzione?
La finanziaria dimostra che il governo sta pensando al altro. Per esempio: nella scuola si prevede di assumere in tre anni 170.000 tra docenti e Ata. Ma si stima che da qui a tre anni, a causa della famosa «gobba», usciranno almeno 250.000 lavoratori. Le nuove assunzioni con copriranno insomma neppure il turnover.
E fuori dalla scuola?
Va anche peggio. La finanziaria prevede di utilizzare per nuove assunzioni il 20% di un fondo del 2004 e il «fondo Baccini». In totale poco più di 200 milioni di euro, che possono bastare forse per 8.000 persone. Ma 5.000 assunzioni erano già previste dalla finanziaria 2006. Non c’è alcuna coerenza con i temi della campagna elettorale.
Cosa vi attendete dopo lo sciopero?
Vanno «stanate» le posizioni vere. Vogliamo aprire un confronto con questo governo per chiedere conto del «cambio di tendenza» previsto dalla finanziaria rispetto alla precarietà. Per esempio si fa riferimento solo ai lavoratori con contratto « a tempo determinato da almeno tre anni». Così si escludono del tutto gli interinali e i co.co.co.
Sarete ricevuti da qualche ministro?
Hanno dato la loro disponibilità Nicolais (funzione pubblica, ndr), il ministro della giustizia e quello della sanità. Vogliamo un confronto, perché se si vuol dare un segnale diverso, la finanziaria va cambiata. Se non è il settore pubblico a «dare il buon esempio» sul superamento del precariato, come potrà farlo mai il «privato»? Basta vedere come ha reagito Atesia alla relazione degli ispettori del lavoro: «ok, noi assumiamo, ma solo se lo faranno tutti gli altri». Se nel pubblico si arriva invece a una soluzione positiva, questo è un buon segnale per tutti.