Lavoro, donne discriminate su sicurezza, salari e occupazione

Anche se è l’8 marzo, le lavoratrici italiane hanno poco da festeggiare. In concomitanza con la festa della donne sono state pubblicate varie statistiche a conferma che nel mondo del lavoro la discriminazione di genere è tutt’altro che un ricordo del passato. La ricerca più pesante è sicuramente quella dell’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro): le italiane vittime di un incidente sul lavoro con conseguenze gravi e permanenti sono 250mila, delle quali solo 129mila ricevono la pensione Inail. Nel 2004, in pratica, un lavoratore infortunato su quattro era una donna. Mentre poi il numero degli infortuni sul lavoro tra il 2001 e il 2004 è diminuito del 6%, per le lavoratrici la tendenza si è invertita (+2%). E oltre al danno fisico, le lavoratrici ne subiscono un altro morale perché nella maggioranza dei casi non ricevono neanche il riconoscimento del giusto grado di inabilità, visto che non poter più fare il lavoro da casalinga non viene considerato degno di risarcimento.
I dati Anmil seguono di 24 ore quelli dell’Eurostat che hanno sottolineato come nelle classifiche di occupazione e salari le donne europee si trovino ancora in una posizione molto svantaggiata rispetto ai colleghi maschi, anche se il divario è stato ridotto del 15, 2%. Ad avere un lavoro è infatti il 55, 7% delle donne, ma ci sono discrete differenze fra paese e paese: nei paesi scandinavi le donne hanno una migliore condizione occupazionale, mentre nell’area mediterranea, Italia compresa, il divario di genere resta elevato. A conferma di questo, l’Eurispes ha diffuso ieri una ricerca sulla situazione delle donne in Italia: occupazione al 45, 1%; solo l’1, 1% della spesa pubblica destinato a casa, famiglia e esclusione sociale (ultimo posto in Europa) e diffusa convinzione da parte di mariti e conviventi che la superiorità mascolina sia un diritto imprescindibile e che di conseguenza la donna debba rimanere relegata all’interno delle quattro mura domestiche. La conclusione del rapporto Eurispes è quindi perentoria: «Il ruolo e la condizione della donna oggi in Italia presenta il rischio di una pericolosa involuzione culturale, sociale ed economica» come ha detto Gian Maria Fara, presidente dell’istituto.

Discriminate in famiglia, discriminate sul lavoro, le donne hanno bisogno di far sentire la propria voce. Ci provano i sindacati europei che con una nota ufficiale hanno ieri reso noto il loro «pieno sostegno» alla proposta di un patto dell’Ue per l’uguaglianza tra uomini e donne nel mondo del lavoro. La Ces ha invitato i suoi affiliati a «fare pressioni sui governi nazionali perché appoggino il patto» anche perché «se vogliamo raggiungere gli obiettivi della strategia di Lisbona sulla crescita e l’occupazione, l’uguaglianza dei sessi deve essere presa in serie considerazione e tutte le barriere soppresse». Quando non ci arriva il sindacato, le donne decido di agire motu proprio. E’ quanto succederà oggi a Palermo dove le lavoratrici dello Slai Cobas e il movimento femminista proletario rivoluzionario daranno vita a uno sciopero provinciale per tutta la giornata di precarie, disoccupate e studentesse.