Lavori pubblici, affari neri

Uno dei motivi di orgoglio del governo Berlusconi – la legislazione sugli appalti pubblici, condensata poi nella legge-obiettivo – ha ricevuto ieri la bastonata dell’autorità antitrust, che con una «segnalazione» inviata ai ministri interessati e al parlamento, chiede di rivederla in due punti fondamentali. L’authority parla per difendere la libera concorrenza in un settore da sempre più che opaco, ma proprio per questo il suo intervento segnala indirettamente che qualcosa – di sporco – sta avvenendo da tempo. Sul punto abbiamo sentito Ivan Cicconi, direttore della Nuova Quasco, istituto che da anni indaga il mondo degli appalti.

Si tratta di un intervento importante?

E’ una comunicazione dell’autorità fatta insieme all’autorità sui lavori pubblici. Hanno fatto un’indagine e pongono due problemi: le modalità d’affidamento delle concessioni che, soprattutto nel settore autostradale, sono state date tutte a trattativa privata grazie a una legge sulla privatizzazione approvata ai tempi del centrosinistra. I concessionari pubblici sono stati prima privatizzati e poi prorogati a trattativa privata. L’altra questione è il conflitto di interessi. Anche qui, una legge del ’99 permette alle società autostradali di operare anche in altri settori, compreso quello delle costruzioni. Succede perciò che affidino i lavori alle proprie controllate. Esempio: nella società Autostrade c’è anche Mercellino Gavio, che fa tutti i lavori di manutenzione, gli appalti…

C’è però una conclusione operativa da parte dell’antitrust.

Dice al parlamento di intervenire su questi punti, richiamando anche una sentenza della corte di giustizia europea del 27 ottobre 2005, che prescrive la concorrenza nel settore delle concessioni. Le contestazioni più rilevanti riguardano quei due punti: il 78% delle concessioni sono state fatte a trattativa privata, senza gara. E, nel settore autostradale, il 37% degli affidamenti – che è un quantitativo enorme, sottratto alla concorrenza – è avvenuto a favore di società controllate dallo stesso concessionario. La conclusione dell’Antitrust è dunque importante.

In questi ultimi anni, in che direzione è andata la legislazione sulle gare d’appalto?

Hanno modificato radicalmente la legge quadro sui lavori pubblici. L’aspetto più rilevante è questo nuovo istituto contrattuale del «contraente generale». L’appalto è un contratto con cui affidi un’attività a qualcuno e paghi il 100% di quell’attività. La concessione viene definita dalla Ue come un contratto analogo all’appalto di lavori, ma la controprestazione offerta dal concedente non è un prezzo, ma «il diritto di gestire l’opera», attraverso cui recuperi l’investimento fatto.

Puoi fare un esempio?

Se io debbo fare uno stadio e recuperare i costi al 100%, cerco di scegliere la migliore impresa del mondo per il manto erboso; non faccio la gara al massimo ribasso, perché se debbo tener chiuso l’impianto per mesi, ci rimetto. Mentre nell’appalto il committente va a controllare lo stato dei lavori nel cantiere per vedere quello che succede: io ti pago il 100% e quindi ho il dovere di controllarti. Nella concessione no, perché sei tu che rischi, non io che ti ho dato il lavoro.

E il «contraente generale»?

E’ definito dalla legge-obiettivo come un «concessionario»; l’unica differenza è che c’è l’esclusione dalla gestione dell’opera. E’ una contraddizione in termini: ti affido tutti i poteri, enormi, del concessionario (come avviene per la Tav o lo Stretto), però tu non hai nessun interesse a fare presto e bene, perché non devi puntare al recupero dei soldi investiti. I malfunzionamenti li sopporterà il committente (Tav spa, Stretto spa, ecc), che è una scatola vuota, società ad hoc, priva di competenze, ma di proprietà pubblica. E’ il modello Tav.

E’ un modello che viene da lontano?

Dalla legge 80 del 1987, dal ministro Claudio Signorile, che consentiva questi affidamenti solo per tre anni. Ma parlava di «affidamento della sola costruzione», Venne anche prorogata per un anno con voto unanime del parlamento, dopo di che, nell’estate del ’91, furono firmati contratti con i «contraenti generali». Nel ’94, la legge Merloni ha cancellato questi affidamenti, anche come risposta a Tangentopoli, perché riconosciuti come causa fondamentale della corruzione.

Insomma, la Tav già dalla nascita…

Quella concessione fu fatta a trattativa privata, anche se la legge 80 prescriveva la gara pubblica, con una bugia: che Tav spa era a maggioranza privata e il finanziamento dell’opera era privato. Cosa che non si è mai verificata.

Il passaggio successivo quando si verifica?

Nel dicembre 2001, con la legge-obiettivo del governo Berlusconi, che definisce la figura del «contraente generale». I privati, nelle concessioni, non investono una lira e non rischiano assolutamente niente, perché c’è quella famosa «esclusione dalla gestione», ma hanno tutti i poteri del concessionario. Al massimo può prefinanziare il 20% dell’opera. Ma, a collaudo avvenuto, la società-veicolo, pubblica, procede al saldo completo delle spese. Tav spa è al 100% pubblica.

Una specie di assicurazione per «general contractors»…

Esatto. Le banche faranno la corsa a dare i finanziamenti, perché è un affare sicuro. Burlando nel ’97, ebbe il coraggio di ammetterlo. Ma poi, anziché sciogliere la Tav, la fece acquistare dalle Fs, garantendoli così ancora di più.